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17/08/2026 ore 15.00
Società

Caldo rovente, Allegri (Antigone) in visita nel carcere Panzera di Reggio: «Criticità nella sezione femminile. In una stanza sovraffollata, plexiglass impedisce il ricambio d’aria»

Nonostante il piano anti-caldo messo in atto dal provveditorato regionale, la situazione resta difficile. Ad aggravare il quadro generale, solo un ventilatore all'interno di ogni camera di pernottamento in tutto l’istituto e poche ore trascorse fuori dalla stanza, per attività trattamentali e lavorative

di Anna Foti

Aerazione da potenziare nelle camere di pernottamento e una forte carenza di attività trattamentale e lavorative. Attività questo che, soprattutto in questo frangente dell’anno, non assolvono soltanto alla funzione essenziale di rieducazione della pena ma si pongono anche come alternativa alla prolungata permanenza in stanza. Al di là delle ore d’aria, per via delle alte temperature esterne non efficacemente attutite dal solo ventilatore ammesso in stanza, tale permanenza si rivela oltremodo difficile.

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Nonostante il piano anti-caldo messo in atto dal provveditorato regionale, la situazione poi peggiora in caso di sovraffollamento. Nel carcere Panzera di Reggio Calabria, plesso di San Pietro, a essere sovraffollata in questo momento è la sezione femminile, dove fortunatamente in questo frangente non si registra la presenza di bambini ma dove particolari criticità si rilevano con riferimento alle detenzioni a regime chiuso.

Questo solo un quadro sintetico, che tuttavia già pone sul tavolo questioni fondamentali, relativo alla visita, eseguita la scorsa settimana presso il carcere Panzera di Reggio Calabria, da Perla Allegri, presidente di Antigone Calabria e osservatrice delle condizioni detentive nelle carceri.

«Nei giorni scorsi siamo stati in visita presso la casa circondariale di Palmi e la casa circondariale Panzera di Reggio Calabria. Il caldo estremo continua a rendere particolarmente difficoltose le condizioni di detenzione. Nel Panzera di Reggio Calabria, abbiamo rilevato la presenza di un solo ventilatore all'interno delle camere detentive, circostanza che incide negativamente sulle condizioni di vivibilità quotidiana delle persone detenute.

L'istituto penitenziario Giuseppe Panzera di Reggio Calabria ospita attualmente 136 persone detenute, di cui 37 donne, 93 uomini sono assegnati al circuito di Alta Sicurezza 3 mentre 6 sono collocati nel circuito di media sicurezza intra moenia. La capienza regolamentare complessiva è pari a 180 posti, capienza in questo momento ridotta per la chiusura della sezione di Alta Sicurezza "Scilla”, per lavori di ristrutturazione dei solai.

Nella sezione femminile, presente solo qui e nel carcere di Castrovillari, in particolare a fronte di 26 posti regolamentari sono presenti 37 donne. Al primo piano, dedicato alla reclusione a regime chiuso, risultano presenti 29 donne delle 37 totali. In particolare in due stanze, dotate di otto posti letto a castello e ospitanti al momento della visita circa sei persone ciascuna, gli spazi disponibili nelle camere detentive sono ridotti e non è rispettata la soglia minima di 3 mq di superficie calpestabile per ogni persona detenuta, come da standard internazionali dei diritti umani. In una delle due camere, in particolare, le finestre sono schermate da pannelli in plexiglass collocati a pochi centimetri dalle sbarre e dalle grate. Tale configurazione limita sensibilmente il ricambio d'aria e ostacola la visuale verso l'esterno, impedendo di fatto alle persone ristrette di vedere il cielo. La situazione risulta ulteriormente aggravata dalla presenza di un solo ventilatore all'interno della camera», spiega ancora Perla Allegri.

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Preoccupante è anche la carenza di attività trattamentali e non solo.

«Particolarmente critica appare, inoltre, la pressoché totale assenza di attività trattamentali e di percorsi di formazione professionale, tanto per la popolazione detenuta maschile quanto per quella femminile.

Sono garantitele le ore d'aria e fuori vi sono i nebulizzatori posti dall'amministrazione penitenziaria proprio per contrastare quest'emergenza a caldo. Ma abbiamo rilevato poche attività, formative e ricreative, sicuramente anche per via del fisiologico allentamento estivo. In generale, la popolazione detenuta ha segnalato una carenza di attività e poco lavoro.

L'aumento della presenza dei giovani adulti, quindi quelle persone tra i 18 i 25 anni, in esito dell’applicazione del decreto Caivano e provenienti dalla libertà o da altri da altri istituti, impone una ulteriore e seria riflessione sulla necessità sempre più stringente di investire in attività rieducative ed educative.

Sul fronte delle attività trattamentali va meglio a Palmi dove sono attivi diversi progetti tra i quali quello denominato "Green Care", dedicato all'orticoltura, un corso di teatro e un laboratorio di lettura e scrittura creativa. A queste attività si affiancano anche alcuni percorsi di formazione professionale. A Palmi una delle principali criticità segnalate sia dalla Direzione dell'Istituto sia dalla dirigenza sanitaria riguarda la grave carenza di personale medico, e in particolare di medici di guardia. Si tratta di una difficoltà che non interessa esclusivamente l'Istituto penitenziario, ma più in generale il territorio. Nel mese di agosto, secondo quanto riferito, anche le ambulanze disponibili sul territorio risultano prive di personale medico a bordo. Tale situazione rende particolarmente complesso garantire continuità e tempestività nell'assistenza sanitaria e pone rilevanti criticità rispetto all'effettiva tutela del diritto alla salute delle persone detenute».

La questione delle lacune sul fronte della sanità penitenziaria è presente anche nelle due carceri di Reggio città e questo, unitamente al fronte lavorativo, resta un ambito sul quale intensificare l’impegno per garantire gli standard che ancora sono lontani e che, soprattutto d’estate, rendono ancora più pesante la condizione detentiva. Prefettura e Asp, di concerto con i garanti per le persone private della Libertà personale, si stanno mobilitando. 

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Da qui anche gli auspici formulati da Antigone.

«Auspichiamo – sottolinea Perla Allegri – che aumentino le persone impegnate a lavorare all'interno e fuori dagli istituti. Il sovraffollamento è tanto soprattutto nei circuiti di media sicurezza come, per esempio nel reggino, nel carcere Arghillà. Ci sono molte persone straniere, molte persone che arrivano dalla marginalità sociale e dunque, davvero auspichiamo che possa aumentare il numero di persone impegnate in attività lavorative. Auspichiamo altresì che vi sia l’adeguata attenzione alla questione del caldo, perché gli istituti sono ovviamente chiusi e l’areazione è sempre un po' più contenuta. Quando è il caldo estremo di questi giorni a dovere essere fronteggiato, la vita dentro gli istituti penitenziari richiede attenzione e impegni massimi per le persone detenute», conclude Perla Allegri, presidente di Antigone Calabria e osservatrice delle condizioni detentive nelle carceri.