Canile di Mortara, la voce dei volontari: «Chiediamo solo di poter entrare nella legalità»
La giornata di tensione raccontata dai volontari dell'associazione "Dacci una zampa ets" dopo la riconsegna delle chiavi. Sullo sfondo una gestione improvvisata del Comune che ha lasciato per ore la struttura senza riferimenti operativi, tra richieste di autorizzazione, accessi incerti e criticità nella cura degli animali
Una giornata di attesa davanti ai cancelli del canile di Mortara, con oltre trecento cani da accudire e una domanda rimasta sospesa per ore: chi può entrare, con quale titolo e sotto quale responsabilità? A raccontare quanto accaduto è Candida Naccarato, volontaria dell’associazione Dacci una zampa Ets, da anni presente nella struttura comunale.
Tutto sarebbe iniziato con una Pec inviata dal responsabile temporaneo della struttura, nella quale venivano comunicate le dimissioni e richiesta la riconsegna delle chiavi del canile. «Quelle chiavi ci erano state consegnate durante la fase della custodia giudiziaria, per uno stato di necessità, in modo da poter entrare liberamente e continuare a fare tutto quello che facevamo per i cani», spiega Naccarato.
Le chiavi, racconta, sono state riconsegnate formalmente. Da lì, però, sarebbe nato il problema: «Ci siamo ritrovati senza un responsabile della struttura e con una comunicazione del Comune nella quale venivamo definiti senza titolo. A quel punto la domanda era semplice: come entriamo al canile? Chi si assume la responsabilità?».
La mattina successiva, i volontari si sono presentati davanti alla struttura. «Eravamo lì dalle otto – racconta – e chiedevamo solo una cosa: un’autorizzazione scritta per poter accedere. Non potevamo entrare senza titolo, somministrare farmaci, gestire cani malati o occuparci della struttura senza una copertura formale. Noi amiamo gli animali, ma dobbiamo anche tutelarci. Abbiamo un lavoro, famiglie, responsabilità».
Il nodo, per Dacci una zampa, non sarebbe dunque l’accesso materiale alla struttura, ma il riconoscimento del ruolo svolto negli anni. «Non abbiamo mai chiesto di avere il canile. Abbiamo chiesto di poter svolgere il nostro volontariato come prevede la legge. Convenzione non significa dominare la struttura. Significa essere autorizzati a fare attività associative all’interno di un canile comunale».
Naccarato insiste su un punto: «Il nostro unico interesse sono i cani. Non abbiamo interessi economici. Il nostro sogno è sempre stato vedere Mortara diventare una struttura funzionante, con un sanitario, con regole chiare e con un vero benessere animale».
Durante le ore di incertezza, secondo la volontaria, sarebbero state chiamate anche altre associazioni e persone esterne. Una scelta che Naccarato contesta duramente: «È stata una situazione improvvisata. In un canile non può entrare chiunque. I volontari devono essere assicurati, le associazioni devono avere requisiti, essere iscritte, avere una convenzione con l’ente. Non basta amare i cani per sapere gestire una struttura con centinaia di animali, molti dei quali malati, fobici o con terapie specifiche».
L'associazione rivendica il lavoro svolto negli anni: «Abbiamo mandato avanti una struttura per dieci anni. Ogni cane ha la sua alimentazione, le sue terapie, le sue esigenze. Abbiamo lasciato le liste con le terapie, con la firma della veterinaria, le indicazioni su cosa mangiano i cani, chi ha bisogno di un’alimentazione diversa, chi deve mangiare meno perché ha avuto problemi di torsione. Abbiamo lasciato i magazzini pieni con il cibo che compriamo noi».
Nella giornata successiva, spiega ancora, i volontari sarebbero stati autorizzati a rientrare per occuparsi della pulizia e dell’alimentazione degli animali. «Abbiamo comunicato tutto via Pec, perché per noi deve essere tutto scritto. Stamattina i volontari di Dacci una zampa erano dentro a pulire, poi le ragazze sono tornate per dare da mangiare ai cani. Ma la nostra posizione resta la stessa: vogliamo essere riconosciuti, autorizzati, messi nelle condizioni di operare nella legalità».
Sul tavolo convocato con il Comune e le altre realtà coinvolte, Naccarato chiarisce: «Il nostro scopo non è parlare all’infinito. Il nostro scopo è avere un’autorizzazione. Noi continueremo a dare il contributo che abbiamo sempre dato, ma chiediamo che tutto venga disciplinato secondo le normative. I cani non possono dipendere dall’improvvisazione».
Al centro resta il futuro del canile di Mortara e degli animali ospitati. «Noi non vogliamo passare dalla parte del torto – conclude Naccarato – perché stiamo chiedendo legalità. Fateci fare i volontari, ma riconosciuti. Esistiamo. E soprattutto esistono i cani, che devono essere curati ogni giorno, non solo quando esplode un’emergenza».
Si resta in attesa quindi di un tavolo tecnico tra il Comune, l'associazione "Dacci una Zampa" ed altre eventuali associazioni, il nodo centrale resta uno: un canile comunale e il benessere di oltre 300 cani non può essere affidato a una gestione improvvisata. È inaccettabile che gli animali, totalmente dipendenti dall’uomo, diventino vittime di disorganizzazione amministrativa e decisioni non conformi alle leggi già presenti riguardo il benessere animale.