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04/05/2026 ore 18.00
Società

Carcere, sicurezza e dignità: tra criticità e nuove narrazioni che raccontino le voci dietro le mura

Un confronto diretto con la garante regionale Giovanna Russo accende i riflettori sulle sfide del sistema penitenziario: dalla sicurezza interna alla pervasività delle mafie, fino alla necessità di un cambiamento culturale. Dall’intervista emerge anche un nuovo progetto editoriale che punta a raccontare il carcere “da dentro”, restituendo umanità, complessità e speranza.

di Elisa Barresi

Il carcere non può più essere percepito come un mondo separato dalla società, ma come una sua estensione, con tutte le contraddizioni e le responsabilità che ne derivano. È da questa consapevolezza che prende forma il dialogo con la garante regionale dei diritti delle persone detenute, Giovanna Russo, al centro di un’intervista che chiude un ciclo di approfondimenti dedicati al sistema penitenziario.

Al centro del confronto, il tema della sicurezza: una questione complessa che, secondo Russo, rappresenta la condizione imprescindibile per garantire diritti e percorsi di reinserimento. «Non si può parlare di trattamento rieducativo se prima non si ristabilisce una quotidianità regolare e serena all’interno degli istituti», sottolinea. La presenza di cellulari, droga e dinamiche di sopraffazione altera infatti profondamente gli equilibri interni, compromettendo non solo la qualità della vita dei detenuti, ma anche il lavoro degli operatori.

Un punto particolarmente delicato riguarda la pervasività della criminalità organizzata anche dentro le mura carcerarie. Le pressioni esterne e i traffici illegali continuano a influenzare la vita detentiva, creando gerarchie e disuguaglianze tra i detenuti stessi. In questo contesto, emerge con forza la necessità di tutelare i più fragili, spesso vittime di dinamiche di potere interne.

Tra le possibili soluzioni, Russo richiama l’importanza di interventi mirati e differenziati, soprattutto per categorie vulnerabili come i detenuti tossicodipendenti o con disturbi psichiatrici. «Non basta la gestione ordinaria: serve un accompagnamento reale, che tenga conto delle fragilità e delle storie individuali», spiega, evidenziando come l’attuale sistema normativo necessiti di aggiornamenti per rispondere alle nuove complessità.

Non si tratta però di un problema circoscritto a un territorio. Le criticità del sistema penitenziario, infatti, attraversano l’intero Paese, pur assumendo caratteristiche specifiche in contesti come quello calabrese, dove la presenza della criminalità organizzata incide in modo più marcato. Da qui l’urgenza di costruire una rete istituzionale solida e coordinata, capace di intervenire non solo sull’emergenza, ma anche sulle cause strutturali.

Accanto alla sicurezza, emerge con forza il tema della narrazione. Per Russo, è fondamentale superare quella che definisce “narrazione del male”, spesso dominante quando si parla di carcere, per restituire invece una visione più completa, che includa anche percorsi di riscatto, esperienze positive e buone pratiche.

In questa direzione nasce un nuovo progetto editoriale: una rubrica – o meglio, un format – che racconterà il carcere dall’interno. L’obiettivo è dare voce a chi vive quotidianamente questa realtà: detenuti, operatori, volontari. Un racconto autentico, capace di mostrare non solo le difficoltà, ma anche le possibilità di cambiamento e le storie di rinascita.

«Il garante è un ponte tra istituzioni e persone», afferma Russo, ribadendo il senso di una missione che non si pone contro qualcuno, ma a favore dei diritti. Ed è proprio questo spirito che anima il nuovo progetto: costruire una narrazione diversa, più umana e consapevole, capace di avvicinare la società a una realtà troppo spesso ignorata o semplificata.
Una sfida culturale, prima ancora che istituzionale, che punta a trasformare il modo in cui guardiamo al carcere: non più margine, ma parte integrante della comunità.