Chiaravalloti: «La giustizia lenta e inefficiente genera un clima di insicurezza reputazionale ed economico»
Il presidente della Corte d’Appello reggina mette in guardia dal pericoloso "effetto combinato". Sotto la lente del procuratore generale Dominijanni «la dimensione globale della ‘ndrangheta e l'aumento degli sbarchi»
«Il funzionamento lento e inefficiente della giustizia genera un clima di insicurezza, anche per gli effetti potenzialmente devastanti dal punto di vista reputazionale ed economico. In questo senso, giustizia civile e giustizia penale rappresentano due facce della stessa medaglia». Così il presidente della Corte d’Appello di Reggio Calabria Caterina Chiaravalloti nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
«Da un lato, la lentezza nel trattare le controversie economiche disincentiva la pianificazione di lungo periodo, dall’altro, la possibilità di subire processi ingiusti o errori giudiziari mina la fiducia stessa nell’ordinamento. Il risultato è un effetto combinato che scoraggia gli investimenti esteri, indebolisce la competitività e riduce la crescita».
«Sebbene non sia agevole effettuare comparazioni tra i vari paesi europei, anche a causa della non totale identità dei parametri di valutazione – sia in ambito civile che penale – studi economici mostrano che elementi come la certezza del diritto, l’indipendenza giudiziaria e l’assenza di corruzione sono i principali driver positivi per gli investimenti».
«In questo senso, l’efficienza della giustizia non è un capitolo secondario delle politiche economiche, ma una priorità assoluta. Solo un sistema giudiziario rapido, competente e affidabile può garantire un ambiente di certezza del diritto, premessa essenziale per qualsiasi sviluppo economico sostenibile. L’aumento della produttività e la riduzione dei tempi dei procedimenti sono obiettivi raggiungibili non solo grazie a un impegno significativo e a una programmazione razionale, ma presuppongono risorse umane e strumentali costantemente adeguate e sufficienti».
«Procedendo all’analisi dell’attività giurisdizionale del distretto – rinviando, per quanto riguarda i dati statistici, alla relazione ufficiale – emerge per l’anno in corso l’impegno notevole profuso dai magistrati, che hanno fatto fronte a sopravvenienze rilevanti non solo dal punto di vista numerico, ma anche per la complessità dei procedimenti».
«Uguale apprezzamento va rivolto alle capacità organizzative dei presidenti dei tribunali e dei presidenti delle sezioni penali e civili degli uffici di primo e secondo grado, che hanno collaborato con sollecitudine e professionalità nella predisposizione della relazione finale sull’attività giurisdizionale, con adeguata e approfondita rendicontazione di tutte le attività svolte. Problemi rilevanti di scopertura dell’organico hanno interessato tutti gli uffici giudiziari di primo grado, circostanza aggravata dalle difficoltà derivanti dagli obiettivi fissati dal PNRR, per il raggiungimento dei quali gli strumenti previsti dalla normativa primaria e secondaria non si sono rivelati sufficienti o adeguati».
«In tal senso, è stato altamente proficuo l’apporto fornito dagli addetti dell’ufficio di pubblica amministrazione e dalla magistratura onoraria, così come l’incidenza positiva della trattazione dei processi in via telematica. Particolarmente lodevole è il risultato raggiunto dalla sezione civile della Corte, con una gestione degli affari pendenti per anno di iscrizione che ha permesso di definire l’arretrato più risalente. Alla data del 30 giugno 2025, le sezioni civili avevano registrato: 736 nuove iscrizioni e un totale di 1.245 definizioni, di cui 1.090 con sentenza; complessivamente, le sezioni civili hanno lavorato su 2.582 definizioni a fronte di 2.000 sopravvenienze, di cui 1.784 definite con sentenza».
«Il miglioramento dei tempi del giudizio civile, anche in appello, è diventato ormai un impegno urgente e irrinunciabile, per la sua incidenza diretta sull’economia e per scongiurare l’entità delle liquidazioni per equa riparazione. Nonostante l’encomiabile impegno della sezione lavoro, i ricorsi scritti nell’anno continuano a rappresentare un numero rilevante, effetto ancora dell’arretrato accumulato nel passato».
Per il procuratore generale Gerardo Dominijanni oltre alla ‘ndrangheta da evidenziare il dato sull’aumento degli sbarchi di migranti. «Un lavoro svolto dalle squadre investigative comuni composte da magistrati e forze di polizia di diversi paesi – ha detto il magistrato – impegnati in un procedimento collegato a carico di 117 imputati, di cui 83 in abbreviato e 34 in ordinario con ampia istruttoria dibattimentale dinanzi al tribunale di Locri in un’indagine che ha documentato l’importazione di cocaina dalla Colombia e da Panama verso l’Italia con trasferimento di 22 milioni di euro tramite rete finanziarie clandestine. Parte di questi proventi stati impiegato dalle attività commerciali in Francia, Germania, per essere riciclati. Sono state individuate tre associazioni operanti tra San Luca e Bovalino legate a potenti famiglie di ndrangheta con ramificazioni in Belgio, Germani e Australia».
«Le risultanze investigative confermano la dimensione globale della ‘ndrangheta nei suoi rapporti nel Sudamerica, grazie alle relazioni con operatori portuali corrotti i gruppi criminali recuperavano ingenti quantità di droga provenienti dal Sudamerica. Sull’attività internazionale la procura ha in atto 46 rogatorie, 30 ordini europee di indagini. La procura è stata continuamente coinvolta in altre indagini di altre procure partecipando a 56 riunioni di coordinamento organizzate dalla direzione anti terrorismo. Esemplare la collaborazione della Procura di Locri con la distrettuale di Reggio. Su Palmi dalle verifiche si ricava il dato dei procedimenti è stabile e corrispondente al periodo precedente. Qui si afferma la tendenza ad un incremento delle richieste di archiviazione nei procedimenti».
«Passando alla procura di Locri ha mantenuto un buon livello di efficienza, nonostante la carenza di personale e i rallentamenti delle procedure. Qui si evidenziano reati commessi in danno delle cosiddette fasce legate alla violenza di genere in virtù di una ancora diffusa preminenza maschile di supremazia e di controllo sulla moglie e tutto il nucleo familiare. In aumento ancheil fenomeno di sbarchi dei clandestini che attualmente è aumentato a 33 sbarchi con 2428 persone censite».