Crisi in Medio Oriente, rincari e timori per l’economia: l’analisi di Tramontana e Quattrone
Nel format di LaC Tv condotto da Salvatore Bruno il confronto sulle ricadute della crisi internazionale sull’economia calabrese. Dall’aumento dei carburanti alle difficoltà dell’export verso i mercati arabi, fino alla richiesta di strumenti di monitoraggio e di sostegno alle piccole e medie imprese.
L’aumento dei costi energetici, i rincari dei carburanti e le possibili conseguenze sull’export calabrese sono stati al centro del confronto andato in onda a «Dentro la Notizia», il programma di approfondimento di LaC Tv. Dalla redazione del Reggino.it sono intervenuti Ninni Tramontana, vicepresidente di Unioncamere Calabria e presidente della Camera di commercio di Reggio Calabria, e Susanna Quattrone, responsabile Confapi per l’area metropolitana di Reggio Calabria.
Nel corso della trasmissione il focus si è concentrato sulle ricadute economiche della crisi internazionale e sugli effetti che potrebbero interessare anche il tessuto produttivo calabrese.
Ad aprire il confronto è stata Susanna Quattrone, che ha evidenziato come l’impatto della situazione geopolitica si stia già manifestando soprattutto sul piano economico e logistico. «La Calabria – ha spiegato – si trova nel cuore del Mediterraneo ed è inevitabilmente interconnessa con le dinamiche economiche che interessano il Medio Oriente».
I primi segnali sono già visibili sul fronte dei carburanti. «Abbiamo visto già questa mattina – ha osservato – un aumento del prezzo del diesel, con incrementi significativi nel giro di pochi giorni». Un dato che, secondo Quattrone, anticipa possibili ripercussioni più ampie nel medio e lungo periodo.
Secondo la rappresentante di Confapi, lo scenario internazionale lascia presagire una fase complessa che richiederà strumenti di coordinamento tra istituzioni. «È necessario istituire un tavolo di ascolto che coinvolga la Regione, il Governo nazionale e l’Unione europea per monitorare tutti i passaggi di questa escalation».
Particolare attenzione è stata rivolta al ruolo delle piccole e medie imprese, che rappresentano una parte fondamentale del tessuto produttivo regionale. «Le PMI – ha sottolineato Quattrone – costituiscono un importante indotto economico e occupazionale. È un momento di difficoltà, ma l’auspicio è che si possano mettere in campo azioni concrete per sostenere le aziende e i lavoratori».
Nel corso del dibattito è emersa anche la questione dei possibili fenomeni speculativi legati agli aumenti dei prezzi. A questo proposito Quattrone ha evidenziato l’opportunità di rafforzare gli strumenti di monitoraggio. «Si potrebbe istituire un osservatorio sull’andamento economico per controllare l’evoluzione dei prezzi e verificare che gli aumenti siano effettivamente legati alle dinamiche internazionali e non a fenomeni di speculazione».
A seguire è intervenuto Ninni Tramontana, che ha analizzato l’impatto della crisi sui rapporti commerciali con i mercati esteri. Negli ultimi anni molte imprese calabresi avevano guardato ai Paesi arabi come a un’importante alternativa commerciale, soprattutto dopo l’introduzione dei dazi statunitensi su diversi prodotti.
Secondo Tramontana, i dati più recenti indicano che l’export della Calabria verso il Medio Oriente resta significativo, con circa 37 milioni di euro registrati nel terzo trimestre del 2025 e una previsione di circa 50 milioni di euro a fine anno, pari a circa il 5% delle esportazioni regionali.
Una quota rilevante che riguarda soprattutto i comparti dell’agroalimentare e delle essenze, settori che però risultano tra i più esposti all’aumento dei costi energetici e logistici.
Il confronto ha messo in evidenza come le tensioni internazionali possano produrre effetti immediati anche sull’economia locale, incidendo sui costi di trasporto, sull’energia e sulle strategie commerciali delle imprese. In particolare per l’agroalimentare, tra i settori più orientati all’export, l’aumento dei costi logistici e dei carburanti rischia di tradursi in un ulteriore aumento dei prezzi lungo tutta la filiera.
Da qui la richiesta, emersa nel corso del dibattito, di strumenti di monitoraggio e di un confronto costante tra imprese e istituzioni per affrontare una fase che, secondo gli operatori economici, potrebbe avere ripercussioni concrete sull’intero sistema produttivo regionale.