Da Melito al dramma dell'alluvione in Emilia Romagna, il racconto di Fortunato Tripodi
Le immagini della devastazione portata dall’alluvione in Emilia Romagna ha colpito tutti. Aiuti e soccorsi sono partiti da tutta Italia, anche dalla Calabria e dall’Area Grecanica. Chi sono i volontari della Misericordia di Melito Porto Salvo. Sono partiti in tre come volontari del nucleo tec, ossia di supporto ai volontari già presenti sul luogo operanti con attrezzature specifiche del nucleo logistico, quindi volontari specializzati nell’utilizzo di mezzi logistici come gruppi elettrogeni, idrovore, scavatori.
Tra loro anche Fortunato Tripodi, giovane di S.Elia impegnato come volontario in Romagna, per qualche minuto e solo la sera tardi. Pochi minuti che bastano, però, a rendere questa testimonianza molto preziosa.
«Siamo stati attivati dalla sala operativa regionale delle misericordie della Calabria, che ha organizzato il contingente calabrese – racconta Fortunato Tripodi – e noi siamo stati destinati a Faenza, una delle zone più colpite, dove l’acqua ha raggiunto addirittura il secondo piano delle case».
Davanti agli occhi dei volontari una situazione devastante, un territorio completamente sfigurato. «Anche se l’emergenza vera e propria è passata – continua il volontario – purtroppo è un evento che ha lasciato dietro di sé distruzione e strascichi devastanti. C’è gente che ha perso letteralmente tutto. Gente che dorme con noi qui in campo base a cui non è rimasto veramente niente. Niente».
Uno scenario che non può non far pensare alla propria casa, in un territorio parimenti fragile e difficile. «Guardando tutto questo disastro – racconta Fortunato – mi viene da pensare solo che siamo ospiti della natura, e non padroni di questa terra. La mia generazione in Calabria è fortunata a non aver vissuto una simile tragedia, e per questo è un dovere anche solo stare qui, oltre a dare una mano, ad ascoltare e parlare con queste persone portando loro una parola di conforto».
Sì perché, se alla nostra generazione appaiono lontani – quasi impossibili – questi pericoli, per la generazione precedente alla nostra tutto questo è stato una terribile realtà. Basta guardare gli occhi di alcuni dei nostri nonni dell’area grecanica, per vedere ancora vive le immagini dell’alluvione e delle frane che nei primi anni 70 costrinsero gli abitanti di un paese intero, Roghudi, abbandonare per sempre il proprio paese abitato da più di un millennio, per trovare speranza e una nuova partenza vicino al mare tra Melito e Bova Marina.
