Da Reggio a Genova, Faber Quartet e il primo concerto nella città di De Andrè: «Un'emozione fortissima e un pubblico speciale. Torneremo»
“Non ci lasceremo mai, mai e poi mai”. Questo verso de “La Canzone dell’Amore perduto”, che Fabrizio De Andrè scrisse e interpretò nel 1966, pare essere stata vergata anche per suggellare il primo concerto in terra genovese della band Faber Quartet. Nata nel 2011 a Reggio Calabria per dare la sua voce al poeta degli adorabili perdenti, essa è composta da Marco Pinto (voce e basso), Peppe Zuccalà (chitarre), Bruno De Benedetto (tastiere e cori), Mimmo Condello (batteria).
Un amore a prima vista con la città che nutrì l’intensa ispirazione del grande Fabrizio De Andrè, l’indimenticato chansonniere libertario e anarchico dall’animo ribelle. A Genova, per ascoltare e scoprire la rinomata band dei Faber Quartet sono accorsi nel pubblico musicisti genovesi e tanti, tanti calabresi che ormai vivono a Genova e in Liguria.
Un abbraccio affettuoso nella suggestiva cornice del porto antico della città della Lanterna nel contesto della festa dei Saperi e dei Sapori. Promossa con l’obiettivo di generare contaminazioni tra la cultura del libro alla cultura del cibo in Calabria e Liguria, la manifestazione ha seguito la scia del passaggio di consegne della Capitale del Libro 2024 dal comune di Genova al comune calabrese di Taurianova in provincia di Reggio Calabria.
L’esordio nella “casa” di De Andrè
«La nostra emozione è stata davvero fortissima. Dopo aver suonato in tre quarti d’Italia, esserci trovati a nella casa di De Andrè è stato davvero speciale. C’era anche tensione prima di salire su quel palcoscenico. Dopo la prima, la seconda, e la terza canzone ci siamo sciolti in quell’atmosfera così intensa e speciale.
Ci siamo lasciati accogliere da un pubblico che ci aspettava con affetto. Per noi è stato un grande orgoglio aver cantato per i concittadini di Faber ma anche per i tanti calabresi che vivono lì e che hanno voluto esserci. In tanti si sono avvicinati, per stabilire dei contatti e invitarci per la prossima estate. E noi torneremo il Liguria e a Genova. In passato si era cercato di organizzare un concerto con il Fan Club di De Andrè, senza purtroppo riuscirci. Grazie all’agenzia NovaStar Italia di Mimmo Porcino quest’anno è stato possibile. A torneremo presto. Abbiamo, infatti, già ricevuto degli inviti da produttori del settore agroalimentare di origini calabresi che hanno in programma eventi estivi.
Siamo dunque davvero contentissimi di questa prima esperienza. Molto più che una tappa di grande crescita professionale, Un traguardo e un nuovo punto di partenza. Si è aperta la strada per tante entusiasmanti collaborazioni già dai prossimi mesi».
Così commenta l’inconfondibile voce della band, Marco Pinto che suona da 35 anni e canta da oltre 15. Con il suo trascorso da “metallaro”, approda a interpretare Fabrizio De Andrè, che da sempre ascoltava, quasi per gioco, mescolando talento e diletto con un gruppo di amici.
Al netto di qualche avvicendamento, in questi tredici anni di attività, la band Faber Quartet si è meritata la reputazione di cui oggi gode anche oltre i confini calabresi. Una della più rinomate e richieste tra le devote al grande Fabrizio De Andrè. È citata anche nella sezione “Dedicato a Fabrizio” del sito della fondazione dedicata al cantautore genovese scomparso a Milano l’11 gennaio di 25 anni fa.
Faber Quartet Cove band
L’esordio nel 2011 con lo spettacolo “De Andrè…Un viaggio” e il doppio cd “Antologia faberiana”. Con oltre 200 date live, la band è ormai oggi un riferimento nel panorama delle cover/tribute dedicate a Fabrizio De Andrè. Ricco il palmares: nel 2011 vincono il festival “Ricordando De Andrè” a Mileto, nel 2014 il premio “miglior arrangiamento” al “Festival dello stretto” a Reggio Calabria.
Nel 2015 si esibiscono al castello del Maschio Angioino di Napoli. L’occasione è la tre giorni dedicata alla cittadinanza onoraria a Faber, come lo aveva battezzato l’amico di sempre Paolo Villaggio. Lo scorso dicembre hanno impreziosito l’incontro di presentazione del libro “Fantozzi dietro le quinte. Oltre la maschera la vita (vera) di Paolo Villaggio” della figlia Elisabetta Villaggio, su iniziativa della fondazione Giuseppe Marino di Reggio Calabria.
Via del Campo 29 Rosso
Soprannominato la “casa dei cantautori genovesi”, anche il museo nel centro storico di Genova, il cui nome si ispira alla via e al numero civico del negozio di dischi e strumenti musicali Musica Gianni Tassio caro a De André, è tra le tappe della band reggina.
«Non eravamo mai stati a Genova ed è stato davvero emozionante percorrere Via del Campo, entrare al numero 29 Rosso, visitare il museo e conoscere la direttrice Laura Monferdini. Tutto davvero bellissimo». Così prosegue Marco Pinto.
Allo speciale pubblico di Genova, offerto il repertorio classico di De Andrè impreziosito da Il Testamento, Un Matto, Disamistade e una vibrante versione genovese di Crueza de ma. Immancabili Bocca di Rosa, Via del Campo, Andrea, La Guerra di Piero, Geordie. E anche La Canzone di Marinella che custodisce un legame con la Calabria, in particolare proprio con Taurianova.
Pare, infatti, che la giovane donna, Maria Boccuzzi, in arte May Pirimpò, originaria di Radicena, frazione di Taurianova nel territorio metropolitano di Reggio Calabria, fosse la Marinella cantata da de
Andrè. Nata nel 1920, lasciò presto la Calabria per realizzare il suo sogno di diventare una ballerina. Sogno che naufragò con lei prima sui marciapiedi e poi nel fiume Olona. Accadde in una fredda notte d’inverno del 1953 che De Andrè trasformò in una tiepida giornata di primavera.
Marinella, la calabrese Maria Boccuzzi in arte Mary Pirimpò
«(…) Questa è la tua canzone Marinella che sei volata in cielo su una stella e come tutte le più belle cose, vivesti solo un giorno, come le rose». Tra leggenda e verità fluttua in un fiume milanese, come il corpo di una giovane donna calabrese tradita da tutti e tutto che nessuno avrebbe neppure mai cercato, l’ispirazione primordiale del cantautore genovese per la celebre “Canzone di Marinella”.
Naufraga come i sogni infranti e il corpo ferito a morte della ragazza venuta da lontano che Fabrizio De Andrè, il cantore degli ultimi, riscattò con la sua canzone.
Quei versi offrono ancora luce nella storia a una donna abbandonata, rimasta senza identità e senza neppure un brandello di futuro. Una donna, tuttavia rimpianta e cercata ancora da un re senza corona e senza scorta che sarebbe tornato a bussare alla sua porta. Una donna non giacente sola sul marmo freddo dell’obitorio ma condotta sopra una stella. «(…) Questa di Marinella è la storia vera che scivolò nel fiume a primavera, ma il vento che la vide così bella, dal fiume la portò sopra a una stella (…) dicono poi che mentre ritornavi nel fiume chissà come scivolavi e lui che non ti volle creder morta bussò cent’anni ancora alla tua porta (…)».
Il libro di Roberto Argenta (2012 Neos Edizioni) dal titolo “Storia di Marinella… quella vera” ricostruisce questo legame con la Calabria, nel segno di Maria Boccuzzi. Presentato a Reggio Calabria negli anni scorsi su iniziativa del circolo culturale Guglielmo Calarco, esso è stato poi al centro dell’incontro conclusivo della prima edizione della manifestazione Taurianova Legge nel 2017, proprio nella città pianigiana oggi capitale del Libro 2024.
Dal letame nascono i fior
L’umanità vibrante palpita costantemente nel cuore di Faber e in questa canzone che resta una delle liriche portanti della sua poetica musicale. Un’ispirazione appassionata e dissacratoria, che nutrendosi di quel dolore e di quell’amaro disincanto, rivela ancora oggi una straordinaria forza anticipatrice di mutamenti sociali di un’epoca ancora contemporanea. Ancora oggi incarna l’urgenza di denunciare le ingiustizie.
«Ama e ridi se amor risponde, piangi forte se non ti sente, dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». Così cantava Faber in Via del campo. Ed è questa l’essenza di quella goccia di splendore che è la sua musica che ancora scava nel nostro tempo e nel nostro animo.