Dalla tradizione al futuro, alla ricerca di «una ragione in più per restare, per tornare, per costruire qui il domani»
Dalle periferie alla legalità, il primo discorso di Cannizzaro, da sindaco, al cospetto della Patrona, mira all’unità di intenti e di azione perché nessuno resti indietro. Il riferimento ad Arghillà e l’annuncio della visita di Piantedosi. Le preghiere per Anthea e Giovanni
Il martedì della festa è sempre così, ti attraversa con filo di nostalgica tristezza. Si apre al mattino con la solenne celebrazione del cero votivo, che l’amministrazione offre alla patrona della città, e si chiude con i fuochi d’artificio di mezzanotte. L’acquazzone di ieri sera ha rinfrescato l’aria, la Basilica Cattedrale Metropolitana di Maria Santissima Assunta in Cielo, per tutti il Duomo, si riempie in ogni ordine di posto. Bambini in braccio alle mamme, giovani di ogni estrazione, turisti curiosi, nonne e nonni con ventaglio alla mano, volti solcati dal tempo, che restano speranzosi e non rinunciano a far visita alla loro adorata avvocata. Non c’è un palco. Non ci sono claque, o appartenenze politiche. Maria Madre della Consolazione è di tutti i reggini, di chi crede e di chi non crede ma a lei si affida per tradizione.
L’anno scorso fu l’ultimo cero votivo per Giuseppe Falcomatà che non riuscì a trattenere le lacrime durante il suo ultimo discorso da sindaco davanti alla Sacra Effigie, quest’anno è stata la prima per il neo primo cittadino, Francesco Cannizzaro, dichiaratosi più volte devoto al Quadro. L’emozione è palpabile, anche per i tanti nuovi volti del Consiglio comunale. C’è il prefetto i massimi rappresentanti delle Forze dell’Ordine, la giunta al completo, il presidente della Camera di Commercio e il Rettore dell’Università. La città è ai piedi di Maria.
Ed è questa l’immagine che Cannizzaro ha voluto rimanesse impressa nel suo discorso: l’unità nella speranza e nella fede, «con il cuore profondamente ferito» in una festa segnata dal terribile lutto per la morte di Anthea Ranieri e l’apprensione per Giovanni che sta lottando da leone in un letto di ospedale. «Davanti a un dolore così – ha detto Cannizzaro - non ci sono parole che bastino. La comunità si raccoglie attorno ad un unico pensiero e si affida al silenzio, alla preghiera, al rispetto e alla vicinanza nei confronti della famiglia e degli amici più cari. Giunga a loro, oggi, da questa Cattedrale, l'abbraccio di tutta Reggio Calabria. E il nostro pensiero e la nostra preghiera in questo momento vanno anche a Giovanni, che lotta in un letto di ospedale. Chiediamo alla nostra Patrona di essere ciò che il suo nome dice: Consolatrice; consapevoli che la consolazione non cancella il dolore, però impedisce che il dolore vinca sulla speranza».
Un concetto che il sindaco aveva già espresso alla Consegna del quadro di sabato scorso - «la città deve essere unita nella gioia, ma anche in questo dolore» aveva detto - che richiama ad una maggiore coesione non soltanto sociale ma anche politica, quando il “servizio pubblico” viene paragonato alla fiamma del cero, definendolo come "una luce che si consuma per illuminare", richiamando così i rappresentanti politici al dovere di spendersi interamente per il bene collettivo. Il tema della squadra, delle persone, del tutt’uno per un bene superiore, torna quando svestiti i panni della leadership Cannizzaro considera tutti alla stregua di un piccolo tassello di un'unica entità. «Davanti alla nostra Patrona non c’è un singolo uomo, non c’è una singola parte: ci siamo tutti, l’Amministrazione, le istituzioni, le forze sociali, le associazioni, le tante realtà che compongono la nostra comunità».
Una comunità ancora incompleta, e che deve crescere con l’aiuto di tutti. Il riferimento, esplicito, è ad Arghillà che rappresenta un po' il termometro della salute sociale della città.
«Ho fatto riferimento ad Argillà – ha detto al termine delle celebrazioni Cannizzaro - perché credo che sia il luogo simbolo del riscatto di questa città e noi ce la dobbiamo fare. Ma lo possiamo farci soltanto con le forze istituzionali, le sinergie, con le autorità competenti, con le forze di polizia, con la Chiesa, che ha un ruolo e continua ad avere un ruolo strategico».
Poi spunta la “solita” coincidenza. Cannizzaro riesce a fare un annuncio anche in questo caso. E la coincidenza vuole che proprio domani la nostra città registrerà la visita del Ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, con il quale è stato già attivato un percorso per il recupero di Arghillà.
Coincidenza condivisa anche con l’arcivescovo Metropolita Fortunato Morrone che “sfrutta” la presenza di monsignor Edgar Peña Parra, nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, per lanciare l’invito a Papa Leone per il centenario della ricostruzione della Basilica Cattedrale. Insomma, uno strategico lavorio ai fianchi per un obiettivo condiviso.
Come quello della legalità, base indispensabile per la convivenza civile, che deve trasformarsi in «cultura quotidiana» supportata dall'esempio di trasparenza che devono fornire le istituzioni. Al concetto il sindaco associa le figure di due giganti della chiesa reggina. Citando le figure storiche di Mons. Ferro e don Italo Calabrò, il primo cittadino definisce la legalità come l'atto di «liberare le persone dal ricatto» e creare opportunità sane, affinché nessuno sia costretto a rivolgersi alla criminalità per ottenere ciò che lo Stato dovrebbe garantire.
La ricostruzione della città, insomma, deve essere continua, deve trarre spunto dal suo travagliato passato e trovare linfa nel presente. L'obiettivo finale delle scelte amministrative, d’altra parte, per dirla con Cannizzaro, deve essere quello di dare ai giovani «una ragione in più per restare, per tornare, per costruire qui il domani».