Diminniti omaggia un suo eccellente "figlio" -mons. Alessandro Tommasini- con l’intitolazione di un’importante piazza
Battaglia: «La memoria di Tommasini divenga patrimonio vivo della comunità: tra identità storica e futuro dei territori»
Si è svolta nella mattinata odierna la cerimonia di intitolazione di una piazza della frazione di Diminniti alla figura di mons. Alessandro Tommasini: arcivescovo nativo del luogo- nel 1756- e personalità di assoluta rilevanza culturale, sociale e religiosa per la storia di Reggio Calabria e dell’intero territorio metropolitano.
La consueta scopertura della targa si è svolta alla presenza di alcuni discendenti della famiglia Tommasini, giunti da Crotone; di una delegazione proveniente da Oppido Mamertina composta da don Letterio Festa, direttore dell’Archivio diocesano; don Benedetto Rustico, vicario episcopale e parroco di Tresilico; don Giuseppe Papalia, parroco della Cattedrale; dal dottore Lando, in rappresentanza del Comune con delega assessorile; nonché dall’associazione “Amici della Cattedrale”, impegnata nella gestione e nella cura del culto della Cattedrale; dell’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova Mons. Fortunato Morrone; dell’architetto Renato Laganà -Commissione Diocesana per l’Arte Sacra e i Beni Culturali; del sindaco facente funzioni del Comune, Domenico Battaglia e del sindaco facente funzioni della Città Metropolitana, Carmelo Versace.
L’intitolazione ha inteso rendere omaggio a una figura che, tra la seconda metà del ‘700 e i primi decenni dell’800, seppe coniugare l’alto profilo spirituale e teologico con un impegno concreto nella ricostruzione civile, urbana e identitaria della nostra città e di altre comunità calabresi profondamente segnate dagli eventi sismici e dalle complesse vicende storiche dell’epoca.
Nato a Diminniti nel 1756, Alessandro Tommasini si distinse fin da giovane per la solidità della formazione umanistica e filosofica e per il precoce coinvolgimento nell’insegnamento e nella vita ecclesiastica. Sacerdote, teologo e docente, fu protagonista attivo della riedificazione di Reggio Calabria dopo il terremoto del 1783, partecipando ai processi di rinascita materiale e spirituale della città e contribuendo alla definizione di un rinnovato assetto identitario e culturale del territorio.
Al suo episcopato si devono importanti interventi di restauro della Cattedrale di Reggio Calabria, la creazione della Biblioteca Civica, l’istituzione della provincia reggina e la promozione di opere d’arte sacra di grande valore: nella convinzione che la bellezza e la cura del patrimonio culturale rappresentassero strumenti fondamentali di crescita civile e comunitaria.
Nominato vescovo di Oppido Mamertina nel 1791 e successivamente arcivescovo di Reggio Calabria nel 1818, attraversò una delle stagioni più complesse della storia calabrese, segnata da terremoti, occupazioni e mutamenti politici, mantenendo sempre saldo il legame con la propria terra anche durante i lunghi anni di esilio forzato.
Nel suo intervento il sindaco ff Battaglia ha sottolineato come la memoria di Alessandro Tommasini rappresenti un patrimonio vivo per la comunità, capace di parlare al presente e di orientare il futuro dei territori. È stato evidenziato il valore simbolico dell’intitolazione; intesa non solo come riconoscimento storico ma come strumento di coesione, di responsabilità istituzionale e di attenzione verso le nuove generazioni, chiamate a raccogliere e rinnovare l’eredità culturale e civile del passato.
Battaglia ha voluto specificare che, a maggior ragione, dobbiamo smettere di identificare le frazioni della nostra area collinare come “periferie” a dispetto della più dignitosa ed ordinaria qualifica di centri della grande città di Reggio.
L’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova ha richiamato il significato autentico della memoria, distinguendola dal semplice ricordo e indicandola come forza generativa capace di produrre futuro.
Nel suo intervento è stata sottolineata la figura di Tommasini come esempio di fede incarnata nella storia; capace di incidere nella società, nella cultura e nella configurazione identitaria delle comunità, soprattutto nei momenti di crisi e di ricostruzione. Un richiamo forte alla necessità di rendere la memoria operante, creativa e responsabile, affinché non resti confinata alla celebrazione ma diventi impegno concreto nel presente.
La cerimonia si è così configurata come un momento di forte valore simbolico e istituzionale, capace di coniugare memoria storica, identità dei luoghi e responsabilità verso il futuro, restituendo centralità a una figura che ha inciso in modo determinante nella storia religiosa, culturale e sociale della città e delle sue frazioni.