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04/08/2025 ore 22.30
Società

Festicini (Istituto Nazionale Azzurro): «L’uso strumentale della religione da parte dei politici è un abuso del simbolico a fini personali»

Il presidente richiama l’autenticità della fede: «Non basta sventolare un crocifisso per essere giusti, la religione è ponte di pace, non arma di consenso»
di Redazione

Secondo Lorenzo Festicini, Presidente dell’Istituto Nazionale Azzurro, «l’uso strumentale della religione da parte di alcuni politici è una questione che interroga profondamente non solo le coscienze individuali, ma anche l’integrità delle istituzioni democratiche e dei luoghi sacri».

«La religione, che nella sua essenza più alta è un dialogo fra l’umano e il trascendente, non dovrebbe mai essere piegata alle logiche contingenti del consenso elettorale». Quando viene ridotta a mero utensile retorico o bandiera opportunistica, osserva Festicini, «non solo ne viene svilita la sacralità, ma si corre il rischio di pervertirne il messaggio».

Richiamando il Vangelo di Matteo (23,25), Festicini osserva: «Nelle Scritture troviamo ammonimenti rivolti agli ipocriti e ai farisei, ai quali Gesù stesso rinfaccia di “lavare l’esterno della coppa” trascurando l’interno. Non viene forse da riflettere sul fatto che molti politici oggi cadano in questa stessa trappola?»

«Ostentare simboli religiosi, citare passi sacri o mostrarsi devoti può diventare un rito vuoto, finalizzato più alla conquista dell’elettorato che alla testimonianza di una fede autentica». Un comportamento che, secondo il Presidente dell’Istituto, «rappresenta un abuso del simbolico per il vantaggio personale».

Dal punto di vista teologico, la politicizzazione della religione comporta il rischio di smarrirne la natura universale e profetica, alienandola dalla sua vocazione a costruire ponti di pace e giustizia. Festicini ribadisce: «Essa non è un’arma con cui brandire consenso, ma un santuario che abbraccia ogni uomo e lo invita all’incontro con Dio».

Con fermezza, richiama l’insegnamento dei Padri della Chiesa: «Deus non irridetur (Gal 6,7) – Dio non si lascia deridere – e ogni sfruttamento sacrilego, anche se coperto da apparenze di pietà, avrà conseguenze sia nel giudizio umano che in quello divino».

Per questo, conclude, la società e i credenti sono chiamati a vigilare: «Non basta che il politico sventoli un crocifisso o partecipi a celebrazioni liturgiche per giustificare la sua moralità; egli dev’essere giudicato sulle sue opere di giustizia, solidarietà e coerente servizio ai più deboli. Il vero cuore della religione non riposa nell’apparenza, ma nella sostanza. E su questo terreno, ogni maschera cade».