Fondazione Alvaro, i tempi si allungano per il reinsediamento del CdA sciolto
La Prefettura di Reggio Calabria invia una comunicazione al presidente della Fondazione Alvaro per avviare l’esecuzione della recente sentenza del TAR che ha annullato lo scioglimento dell’ente. Annullato il CdA del 19 giugno previsto per la formalizzazione del reinsediamento del vecchio CdA sciolto. I tempi si allungano.
Nuovo episodio in quella che, senza volontà di deminutio, potrebbe ormai essere considerata la telenovela della Fondazione Alvaro: il CdA programmato per le ore 17.30 del 19 giugno 2026 giugno è stato annullato.
E questo perché, preventivamente, nella giornata del 18 giugno la Prefettura di Reggio Calabria ha scritto all’attuale Presidente in carica, Franco Arcidiaco, insediatosi dopo la gestione commissariale di Luciano Gerardis, invitandolo a convocare un apposito (e preventivo) CdA. Con diversi punti all’ordine del giorno: il primo, prendere atto della sentenza del TAR che ha dato ragione agli ex Presidente e vice-Presidente Morace e Perna, oppostisi allo scioglimento dello storico CdA della Fondazione Alvaro decretato dalla Prefettura lo scorso aprile. E a cascata una deliberazione sullo Statuto, sulla composizione del CdA e una conferma o meno dell’attuale Presidenza.
Questo perché – argomenta la Prefettura – non solo il TAR le ha attribuito l’esecuzione del suo ordine, ma ha dichiarato inammissibile per difetto giurisdizionale il ricorso contro le modifiche statutarie apportate da Gerardis. Elemento che rende il nuovo statuto ancora in essere, ma privo di efficacia.
In realtà il TAR dichiara sì l’inammissibilità di quel ricorso, ma data dal fatto che i ricorrenti avrebbero dovuto rivolgersi ai giudici ordinari. Mentre l’approvazione delle modifiche statutarie e perfino la loro iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche della Provincia di Reggio Calabria vengono annullate e l’esecuzione della sentenza viene assegnata all'autorità amministrativa, in questo caso rappresentata dalla stessa Prefettura. Un impianto che non lascia grandi margini di interpretazione.
Tutto come prima? Si torna alla casella di partenza? Non proprio, non esattamente e non come molti attendevano. Se il reinsediamento del vecchio CdA pare solo rimandato, la Prefettura, caldeggiando l’ordine del giorno del prossimo Consiglio di amministrazione della Fondazione pur nell’esercizio delle funzioni attribuitele dai giudici amministrativi, pare volere accompagnare con un vigore che qualcuno definisce eccessivo il nuovo corso di una Fondazione che non trova pace.
Una postura che confliggerebbe con chi intepreta le sentenze del TAR come auto-esecutive. E a proposito di sentenze, il secondo ricorso presentato al Consiglio di Stato da Giuseppe Strangio, presidente dell’associazione “Il Nostro Tempo è la Speranza” e componente del CdA sciolto, che avrebbe dovuto camminare parallelamente a quello al TAR, non è andato avanti. A chiarirlo è lo stesso Strangio: «Il Consiglio di Stato sul mio ricorso ha espresso parere di improcedibilità: la Prefettura aveva eccepito che fosse già pendente davanti al TAR il ricorso di Morace e Perna. Trattandosi dell'impugnazione dello stesso decreto di scioglimento vi era una sovrapposizione».
Su tutta la vicenda da parte della Prefettura c’è un atteggiamento di massima discrezione: nessun commento e nessuna dichiarazione. La comunicazione inviata al Presidente della Fondazione potrebbe essere un passaggio obbligato. Ma in clima così sospettoso c’è chi guarda alla missiva come un atto debordante che non facilita una transizione composta. In attesa degli sviluppi, il caso San Luca continua a far parlare di sé.