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13/04/2026 ore 08.15
Società

Gallico Marina rende omaggio a Giuseppe Malara: una via intitolata allo scrittore

Cerimonia partecipata per ricordare il giornalista e autore reggino, voce libera e anticonformista della cultura del Novecento

di Redazione

Con una semplice cerimonia e alla presenza del consigliere Giuseppe Giordano, in rappresentanza del sindaco facente funzione, Domenico Battaglia, del presidente della commissione toponomastica comunale, dott. Domenico Cappellano e di numerosi cittadini, ieri 12 aprile, una via di Gallico Marina e’ stata intitolata allo scrittore e giornalista Giuseppe Malara, nato a Sambatello (RC) il 12 febbraio 1888 da Sebastiano e da Giuseppa Laface. Egli trascorse parte dell’infanzia e dell’adolescenza a Polistena dove la famiglia si era trasferita e il padre, iniziato dal cognato all’attività di commerciante di stoffe, aveva aperto un negozio di tessuti. “ Amavo la solitudine, ero sempre pensoso, e mi sentivo veramente vivere, girovagando per le campagne….”. Non essendo portato a fare il commerciante di tessuti, si dedicò all’attivita’ di imbianchino (pittore-decoratore), divenuta, con il passare del tempo, una fiorente impresa. G. Malara era anche appassionato di letteratura e trascorreva parte del suo tempo libero a leggere e scrivere sul suo “Diario” fatti di vita quotidiana ai quali assisteva di persona che riportava con spirito di attento osservatore, nei suoi numerosi racconti che scrisse e pubblicò nel corso della sua vita.

Nel 1915 G. Malara sposò a Sambatello, una sua cugina, Teresa Laface. Nel novembre 1917 partì per la guerra, dalla quale fece ritorno, nel 1919, dal 1921 al 1922, trascorse circa un anno a Palermo, alunno dell’Accademia di belle arti di quella città, ebbe come maestro lo scultore Michele Guerrisi originario di Cittanova, frequentò anche lo studio del celebre scultore Antonio Ugo, anch’esso docente all’accademia di belle arti di Palermo. Ritornato a Sambatello, decise di stabilirsi a Gallico Marina, dopo aver abitato alcuni anni a Gallico Superiore, prima in Via Strozzi e poi in via Vespia. Sollecitato da familiari e amici, si decise a dedicarsi all’insegnamento di materie artistiche negli istituti superiori : “…..non essendo comodo alla nuova vita cui intendevo avviarmi, decisi di stabilirmi in pianura, in una casetta sulla riva del mare poco lontano dalla città…..dal balcone spalancato si vedevano le stelle; qualche lampara errava sulle acque; di là, sull’altra sponda dello Stretto, i lumi di Messina”..…”Io non ero punto nato per fare il professore e le dirò che pur essendo abilitato, per ben tredici anni non ho voluto mai inoltrare domanda, preferendo il duro pane del piccolo imprenditore-operaio tra gli operai- in lavori di pitturazione”.

Nel 1931 fondò il giornale “Il Periscopio”, “Polemico- Antiletterario - Anticonformista”. Caduto il fascismo tornò la libertà di stampa ma non fu consentito, alle vecchie testate, di usare il medesimo titolo, inoltre la scarsità della carta, i cui prezzi era diventati proibitivi, costrinsero Malara a ridurre a metà il formato del giornale che nel 1948, dopo diciassette anni dal primo numero del “Perisocopio”, riprese la sua pubblicazione con il nuovo titolo de “IL PICCOLISSIMO”. A questo nuovo giornale, “voce comunque viva dell’addormentata provincia italiana”, collaborarono scrittori, giornalisti e poeti di fama nazionale.

Opere pubblicate da G. Malara: “Soldati e palloncini” 1931. “La Covata” 1951. “Sfilatori di portafogli” 1952. “Una culla di poveri” 1954. “Natale di zingari” 1964. “Sentimento” 1967. “Serata in tribunale” 1967. “Molti medici e un malato” 1974. “Trenta ritagli” 1978. “ Vecchi racconti” 1979. Rimane inedito e in possesso di una pronipote, il manoscritto dal titolo: “Stasera l’amico non c’è”, un diario palermitano di circa trecento pagine, nelle quali affiora la strana vicenda di un’amicizia durata un anno, con fasi liete e burrascose e un finale per il diarista drammatico”.