Giuseppe Borrelli: «A Reggio Calabria magistrati qualificati e anticorpi contro la ’ndrangheta»
Il procuratore della Repubblica traccia un bilancio dei primi mesi in riva allo Stretto: organici motivati, fiducia nel nuovo Palazzo di Giustizia e un appello ai giovani contro l’indifferenza e il potere della 'Ndrangheta
Non un referendum, ma una riflessione più ampia sullo stato del sistema giudiziario e sulle sfide che attendono il territorio reggino. È questo il cuore dell’intervista al procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli, che nei mesi trascorsi alla guida dell’ufficio inquirente ha potuto approfondire dinamiche e criticità di una delle realtà più complesse del Paese.
«Qui professionalità e forte senso delle istituzioni»
Borrelli respinge una narrazione esclusivamente negativa. «Gli uffici giudiziari di Reggio Calabria — sottolinea — sono caratterizzati da una popolazione estremamente qualificata, sia dal punto di vista dell’avvocatura sia della magistratura». Professionalità, motivazione, dedizione al lavoro e senso etico: sono questi gli elementi che, secondo il procuratore, rendono l’esperienza reggina «interessante e stimolante».
Un patrimonio umano che convive però con una criticità strutturale: la Calabria, osserva, è spesso “terra di passaggio”. I magistrati più brillanti arrivano, si formano, dimostrano il proprio valore e poi vanno via. Un turnover continuo che impone di ricostruire competenze e assetti organizzativi. Accanto a questo fenomeno, tuttavia, Borrelli evidenzia la presenza di «un nucleo forte di magistrati calabresi» radicati sul territorio, garanzia di continuità e conoscenza profonda del contesto.
Le prospettive? «Non sono affatto buie», assicura, pur riconoscendo che i problemi non si risolvono in pochi mesi e che servirà tempo per incidere in modo strutturale.
Il nodo delle strutture: «Il nuovo Palazzo sarà completato»
Tra le questioni più sentite c’è quella del nuovo Palazzo di Giustizia, atteso da oltre un decennio. Una “grande incompiuta” che pesa sull’efficienza del lavoro quotidiano.
Borrelli si dice fiducioso: «Sono convinto che verrà completato durante il mio mandato». Non solo ottimismo, ma anche interlocuzioni concrete con i soggetti competenti e segnalazioni tecniche per migliorare il progetto. L’esperienza passata — il passaggio da una sede fatiscente a una struttura moderna — gli ha insegnato che gli spazi incidono direttamente sull’organizzazione e sull’efficienza del sistema giudiziario. «Impatta sul lavoro quotidiano e sull’efficienza complessiva», ribadisce.
’Ndrangheta e società civile: «Esistono anticorpi»
Il tema centrale resta però la pressione della criminalità organizzata. La presenza pervasiva della ’ndrangheta rappresenta «un problema serio» e un freno allo sviluppo del territorio.
Eppure, accanto alla cappa mafiosa, il procuratore individua segnali di reazione. «Una parte sana della società esiste ovunque», afferma. Anzi, nei contesti più difficili si sviluppano spesso “anticorpi” più forti. Crescono le denunce da parte degli imprenditori e si registrano primi segnali di associazionismo, elementi che indicano una volontà di cambiamento.
Resta però una zona grigia fatta di indifferenza e paura. «C’è una parte della società che non è impegnata ma non è neppure criminale. Dovrebbe capire che stare dalla parte delle istituzioni conviene prima di tutto a sé stessa», osserva Borrelli.
L’appello ai giovani: «Credere nello Stato per farlo funzionare meglio»
Il messaggio finale è rivolto soprattutto alle nuove generazioni. La pretesa di cambiamento, sostiene il procuratore, «deve nascere necessariamente dai giovani», chiamati a essere meno ripiegati sull’interesse individuale e più attenti alla dimensione collettiva. «Se lo Stato funziona, perché non capire che credendo nello Stato può funzionare ancora meglio?», è la domanda che lascia come provocazione positiva.
In una terra segnata dalla forza della ’ndrangheta, la sfida non è solo repressiva ma culturale. E passa dalla fiducia nelle istituzioni, dal coraggio delle denunce e da una scelta quotidiana: decidere da che parte stare.