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23/03/2026 ore 08.14
Società

Gli studenti del Polo liceale di Locri incontrano Simona Lo Iacono autrice di “Virdimura”

Al Palazzo della Cultura un incontro tra storia, medicina e parità di genere: il coraggio di una donna che sfida il suo tempo

di Redazione

Uno straordinario momento, all’insegna della cultura e della formazione culturale, quello vissuto dagli studenti delle classi seconde, terze e quarte del Polo Liceale di Locri “Zaleuco – Oliveti – Panetta – Zanotti”, guidato dalla Dirigente Carmela Rita Serafino, che, venerdì 20 Marzo, al Palazzo della Cultura, hanno incontrato la scrittrice Simona Lo Iacono, autrice di “Virdimura”, nonché magistrato presso la Corte d’Appello di Catania. Presenti sul palco con la Lo Iacono, la moderatrice dell’incontro, la prof.ssa Anna Maria Mittica e la Dirigente Serafino che, insieme all’Assessore alla Pubblica Istruzione Domenica Bumbaca, hanno aperto l’evento con i saluti istituzionali. Il romanzo “Vidimura”, che ha vinto il Premio Vittorini e il Premio Asti d’Appello, è un vero e proprio balsamo per l’anima.

Nelle vicende di Vidimura, prima donna medico della storia, c’è la consapevolezza della bellezza del mondo, la contemplazione dell’invisibile, la misericordia che non conosce appartenenze. Vidimura, realmente esistita nel XIV secolo in Sicilia, era colei che “non poteva diventare dutturissa”, quando la medicina e la scienza erano cose da maschi. Invece il padre, maestro Urìa, medico ebreo, educa la figlia alla conoscenza delle erbe e delle sue proprietà, del corpo umano e dei suoi organi, ma anche al valore della poesia, del silenzio, della forza terapeutica del sorriso.

Il padre, refrattario alle convenzioni e alle regole, curava tutti, anche i poveri, anche i miscredenti. Tutti uguali davanti alla sua compassione, abituato a non separare l’anima dal corpo. Vidimura, quindi, non poteva che crescere speciale. Forte come le mura di Catania, verde come il muschio, Vidimura è destinata da subito ad una vita sorprendente ma appartata, degna di una creatura misteriosa, viandante in mezzo alle rose. Virdimura è guardata con sospetto e, incurante di chi la addita come strega, diavola e impura, crea un ospedale che è una vera e propria casa dove sani e malati collaborano insieme. Vidimura guarisce e istruisce, anche quando viene accusata di prostituzione, anche quando il suo ospedale viene considerato un luogo empio. Non si è stranieri a nessuno, è l’insegnamento del padre Urìa, che Vidimura fa suo per tutta la vita, e che Simona

Lo Iacono restituisce in una storia di indipendenza e di fede nell’umano, con una prosa vivace, commossa, scandita dalla poesia della lingua vera, fortemente legata alla sua terra, capace di donare alla sua protagonista una voce possente. Una giornata intensa e profonda, in cui i ragazzi si sono potuti confrontare con un esempio forte di donna, che ha saputo scardinare gli stereotipi del suo tempo con intelligenza, sensibilità e perseveranza, attraverso la cura medica. Un tema toccante, perché, ancora oggi, la parità di genere è causa di scontri ideologici. Forse è proprio dal passato che dobbiamo attingere, per essere migliori nel presente e proiettarci in un futuro in cui nessuno sarà sconosciuto e incompreso, perché ogni diversità è una ricchezza, è quella opportunità di poter abbracciare la bellezza dell’essere umano con le sue infinite sfumature, che sono quelle che lo rendono unico e irripetibile. “L’ho fatto per sapere che la cura nasce continuamente dalla nostra storia. E che nessuno può medicarci se non forza il limite del nostro passato. L’ho fatto perché sappiamo che siamo – noi tutti – figli di un racconto” (da “Virdimura” – Simona Lo Iacono)