Il memorial Peppe Stillitano ci ricorda che "Così è la vita", tra dialetto identitario e tradizioni proiettate al futuro
Tra emozioni sincere, sorrisi spontanei e lunghi applausi, si è conclusa nella serata di ieri la quarta edizione del Premio “Così è la vita” – Memorial Peppe Stellittano, un evento che è un vero e proprio abbraccio della città di Reggio Calabria ai suoi valori più autentici. L’iniziativa, promossa dal musicista e leader dei Kalavrià, Nino Stellittano, figlio dello storico paroliere del gruppo, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Cassiodoro-Don Bosco” di Pellaro e il Kiwanis Club Reggio Calabria, ha trasformato ancora una volta il cortile della scuola media in un teatro di cultura e memoria, intensamente vissuto da studenti, famiglie, insegnanti e cittadini.
A guidare la serata, la voce calda e coinvolgente di Gigi Miseferi, attore e reggino di cuore, che ha condotto la manifestazione con ritmo e sensibilità. Protagonisti assoluti sono stati gli studenti vincitori delle borse di studio, frutto di un concorso che li ha visti cimentarsi con la poesia dialettale, sfida tanto affascinante quanto profonda. Ancora una volta, la giuria tecnica ha avuto non poche difficoltà nell’individuare i migliori componimenti: segno della qualità crescente dei testi presentati e dell’entusiasmo con cui i ragazzi si sono immersi in questa esperienza.
«Un grande sforzo, un grande sacrificio anche quest’anno, ma necessario. Mio padre diceva sempre di non chiudere mai la cultura in un cassetto. Bisogna portarla fuori, viverla, difenderla», ha spiegato con trasporto Nino Stellittano. «Per noi il dialetto non è solo lingua, è identità. Ed è fondamentale insegnarlo ai più giovani, perché un popolo che perde il suo dialetto è destinato a smarrire sé stesso. Il nostro intento è questo: restituire ai ragazzi la consapevolezza delle proprie radici».
Una visione condivisa con forza dalla dirigente scolastica Eva Nicolò, che ha ribadito quanto il memorial sia diventato un appuntamento imprescindibile per la scuola e per l’intera comunità pellarese. «Siamo onorati di ospitare ancora una volta questa manifestazione, che offre agli studenti la possibilità di esprimere il proprio mondo interiore attraverso la poesia e la lingua delle origini. È un’occasione per costruire un’alleanza educativa forte tra scuola, famiglie e territorio. E questa sinergia è fondamentale per formare cittadini consapevoli, radicati ma aperti al futuro».
Un futuro che passa dalla riscoperta delle tradizioni popolari, dalla lingua che racconta non solo le emozioni, ma anche le storie di nonni, di comunità, di stagioni. Lo conferma con entusiasmo Franco Arcidiaco, editore di Città del Sole Edizioni, che ha annunciato una pubblicazione importante: «Stiamo raccogliendo tutti i testi dei ragazzi delle prime quattro edizioni in un volume che uscirà prossimamente. Quando Nino ci propose l’idea, accettammo subito: far scrivere i ragazzi in dialetto è una forma di resistenza culturale. E oggi posso dire che il dialetto non è scomparso. Vive nelle loro parole, nei loro versi, e questo è un segnale meraviglioso per il futuro».
L’evento è stato anche l’occasione per assegnare premi speciali, pensati per valorizzare il legame tra scrittura, memoria e cultura. Il Premio “Pasquino Crupi” per la cultura popolare è stato conferito a Domenico Giordano e Luigi Marino, mentre il Premio alla memoria “Tina Ventura e Nuccia Stellittano”, dedicato a due donne scomparse prematuramente, è andato a Elisabetta Chinnì. Premi che raccontano la forza delle relazioni, il valore del ricordo, la passione per la cultura che non muore mai.
I giovani vincitori del concorso sono stati: Sofia Cogliandro con Pedduru, terra du me cori, Federica Malara con Tarantella calabrisi, Giulia Cardile con Social…ma pirchì?, Arianna Perri con U bergamottu pu’ calabrisi, Sofia Pansera con Cusì esti a vita.
Le menzioni speciali sono andate a Matilde Procopio (I nonni i Riggiu), Antonino Zumbo (Esti tempu mi si’ randi) e Alida Marateia (A memoria i na’ guerra). I testi premiati, alcuni dei quali hanno emozionato il pubblico fino alle lacrime, affrontano temi come la famiglia, la natura, la tecnologia, la saggezza popolare, con linguaggio semplice ma intenso, dove ogni parola è scelta con il cuore.
A emozionare la platea, anche il ricordo personale di Miseferi: «Peppe Stellittano era un uomo colto, innamorato della sua terra. I suoi scritti parlavano di Reggio con verità e poesia. Lottate per questa città, amatela. È la città di tutti noi».
Il progetto non si ferma qui: «Stiamo già lavorando alla quinta edizione, che sarà un’edizione speciale, celebrativa, e raccoglierà l’intero percorso fatto finora», ha annunciato Nino Stellittano. «Pubblicheremo il libro con Città del Sole e continueremo con la musica dei Kalavrià a tenere viva la voce di mio padre, che è anche la voce di questa terra».