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09/02/2026 ore 21.00
Società

Pellicole d'impegno al circolo Zavattini, in anteprima nazionale la storia dell’attivista israeliana Noam Shuster

VIDEO | Mentre in Italia la sua distribuzione sta tardando a partire, in riva allo Stretto con il circolo Zavattini arriva in sala “Coexistence, my ass!”, il documentario di Amber Fares che ha per protagonisti la comica e attivista e la sua coraggiosa denuncia del genocidio in atto, sul palcoscenico e per strada

di Anna Foti

L’assalto e la violenza della storia e la possibilità di una convivenza tra israeliani e palestinesi che, dopo quel 7 ottobre 2023, improvvisamente diventa inimmaginabile, deflagrando come una bomba. A sanguinare non sono solo i corpi ma anche le parole con cui l’attivista e comica israeliana Noam Shuster Eliassi aveva sempre, seppure con ironia, testimoniato la possibilità di quella convivenza perché nel villaggio biculturale Oasi di Pace in cui era cresciuta, l’aveva conosciuta, l’aveva sperimentata.

A un tratto però, l’unica parola che implacabilmente si impone è genocidio e l’unica voce da portare avanti, anche se lei è israeliana, è quella della resistenza del popolo palestinese. La sua storia è al centro del documentario “Coexistence, my ass!” della regista canadese di origine ebraica Amber Fares, approdato a Reggio Calabria in anteprima nazionale in sala al teatro Odeon, (mentre in Italia la distribuzione tarda a portarlo al cinema), in apertura della nuova rassegna del circolo del cinema Cesare Zavattini dal titolo “Un mondo imperfetto”.

«Siamo molto orgogliosi di aver proposto a Reggio questo documentario. Dopo l’anteprima mondiale al Sundance Film Festival 2025 e la presentazione in concorso al Torino Film Festival 2025, dove è stato insignito rispettivamente del Premio Speciale della Giuria nel concorso World Cinema Documentary è stato proiettato in anteprima nazionale a Reggio Calabria, per gentile concessione della Wanted Cinema.

Lo sguardo di Amber Fares, affermata regista canadese di origini ebraiche, e di Noam Shuster, pacifista e comica israeliana – sottolinea Lidia Liotta del circolo del cinema Cesare Zavattini – non hanno l’urgenza di offrire neutralità, alla quale preferiscono responsabilità e consapevolezza. Non hanno paura di parlare della crisi morale di un Paese che continua a dirsi democratico mentre perpetua l’oppressione dell’occupazione, di resistere alla violenza e aprire gli occhi sulla follia della politica, di rivedere un intero sistema di pensiero che sta avvelenando il mondo, per restituire la verità del dubbio e la possibilità di non smettere di guardare.

Noam – racconta Lidia Liotta del circolo del cinema Cesare Zavattini – ha vissuto la possibilità di un’utopia, ha incontrato Jane Fonda e il Dalai Lama, è diventata peace-maker presso l’Onu. Ma, avendola delusa il tradizionale attivismo pacifista infruttuoso e incapace di generare soluzioni concrete, sceglie la strada della satira e comincia a esibirsi con il suo spettacolo di stand-up comedy Coexistence, my ass!, da cui il film prende il titolo), nato nell’ambito del programma “Religion, Conflit and Peace” dell’Università di Harvard e recitato in ebraico, arabo e inglese. Nonostante le critiche, Noam continua a credere che l’umorismo possa colpire più di qualsiasi slogan e che dove non arriva il buon senso della politica può arrivare l’ironia. Tratta così temi complessi e dolorosi con leggerezza e ironia, trasformando la tragedia in un racconto satirico, ma mai banale. Apparentemente divertente e fragile, in realtà è un film potentissimo e coraggioso».


Noam nata da madre ebrea iraniana e padre ebreo rumeno, cresciuta nel villaggio biculturale Neve Shalom/Wahat al-Salam (Oasi di Pace), una comunità dove gli ebrei vivono in pace e in prosperità con i palestinesi. Dunque fin da giovane la sua chiave di lettura del suo paese è stata quella di una convivenza possibile che nella sua narrazione amaramente satirica la porta a definire come un’idea radicale per il mondo quella che per lei è stata vita vissuta. L’idea è quella dei pari diritti tra israeliani e palestinesi. Ma dopo quel 7 ottobre 2023 irrompono morte e violenza rispetto alle quali la sua chiamata di artista diventa rivoluzionaria: invece di unire nell’intrattenimento, prende parte alla storia e non può che essere la voce della Resistenza del popolo palestinese.

La scelta di campo, l’impegno artistico e quello “politico”

«L’umorismo di Noam è una forma di resistenza e disobbedienza linguistica. Decostruisce la retorica della pace e il linguaggio delle Ong delle istituzioni internazionali, non salva né la sinistra israeliana che parla di diritti mentre legittima l’occupazione, tanto meno la furia reazionaria del regime israeliano, utilizzando il privilegio di poter criticare dall’interno, da ebrea ciò che accade.
Mentre la sua popolarità cresce – racconta ancora Lidia Liotta – e i suoi video diventano virali, il mondo intorno a lei sembra sgretolarsi. Dopo il tragico e devastante 7 ottobre 2023 crolla anche il suo mondo interiore: aveva tanti amici nel kibbutz di Be’eri decimato da Hamas.
La risata si incrina, la parola “pace” diventa impronunciabile. Una doppia esistenza: da un lato, la risata che diventa atto politico e un modo di sopravvivere, dall’altro la realtà quotidiana di una donna che tenta di restare lucida in un mondo che crolla. Amber Fares alterna questi due registri».

Il film non si risparmia e racconta anche l’impatto devastante di quel 7 ottobre 2023 sulla vita personale e professionale di Noam Shuster Eliassi.

E, così, dopo essere stata un manifesto della coesistenza, capisce non può essere ignorato l’elefante nella stanza e che il genocidio in atto nega ogni coesistenza, fino a quando non vi saranno pari diritti tra israeliani e palestinesi. E dice: “La coesistenza è possibile solo tra pari, non è una cosa complicata, non è complessa. È dolorosamente semplice”.

La violenza e il difetto di democrazia

Un esordio forte e di stringente attualità per la nuova rassegna del circolo del cinema Cesare Zavattini.

«Crediamo – spiega Tonino De Pace del circolo del cinema Cesare Zavattini di Reggio Calabria – che la nuova rassegna dal titolo “Un mondo imperfetto” avesse bisogno di un impatto come quello del film di Amber Fares, una storia vera, un diario drammatico di cinque anni in cui si intrecciano anche video girati dalla stessa Noam e da suoi amici. Un diario a volte anche ironico, a volte anche divertente, ma che poi vira verso il drammatico, quando i fatti della storia diventano tragici.

Il film di si propone di delineare un volto dell'imperfezione del mondo in cui viviamo. Vogliamo mettere in evidenza, in questo nostro mondo imperfetto, il difetto della democrazia che esiste solo per alcuni, che esiste nello Stato d'Israele che non riesce a fare pace con il passato aggredendo il popolo palestinese. Una violenza inaudita e inconcepibile che denunciamo da due anni anche con l’iniziativa Natale a Gaza. E Noam Shuster si oppone a questa drammatica imperfezione con le sue armi che sono l'ironia ma anche il suo corpo con la sua persona», sottolinea Tonino De Pace del circolo del cinema Cesare Zavattini di Reggio Calabria.

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La rassegna si protrarrà fino al prossimo 7 aprile, suddivisa in tre cicli: l’età Inquieta, l’amore probabilmente e Fai la cosa giusta.

«Affidandoci alle nostre passioni cinematografiche, i tre cicli hanno tutti titoli di film, compreso quello della rassegna che richiama “Un mondo Perfetto” di Clint Eastwood quel mondo perfetto che sogniamo ma che così non è. Il primo ciclo guarda agli adolescenti e ai giovani nel loro rapporto con la società e i genitori. Il secondo ciclo invece si affida a due storie d'amore molto belle ma abbastanza difficili. Il terzo ciclo apre in qualche modo alla speranza di potercela fare ma solo tutti insieme. Film che speriamo possano coinvolgere il pubblico, sguardi su paesi diversi con la speranza di poterlo cambiare questo mondo così imperfetto», conclude Lidia Liotta del circolo del cinema Cesare Zavattini di Reggio Calabria.