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23/03/2026 ore 06.30
Società

La Garante Russo: «Antimafia penitenziaria, più controlli e strategia condivisa contro le infiltrazioni criminali intramurarie»

La Garante regionale rilancia la necessità di una “antimafia penitenziaria” strutturata in Calabria: più controlli, coordinamento tra istituzioni e tutela dei diritti dei detenuti per contrastare efficacemente le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle carceri.

di Elisa Barresi

È stata la prima Garante a introdurre il tema dell’“antimafia penitenziaria”, ponendo al centro del dibattito istituzionale la necessità di una cultura antimafia anche dentro gli istituti di pena.

L’avvocato Giovanna Francesca Russo, Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale e Coordinatore nazionale del Forum dei Garanti regionali, rilancia oggi con forza un modello strutturato di contrasto serrato alla criminalità organizzata intramuraria, fondato su prevenzione, controllo e cooperazione tra tutte le istituzioni dello Stato.

Per Russo, infatti, «rafforzare la rete tra amministrazione, forze dello Stato e territorio è essenziale per sostenere l’operato quotidiano della Polizia Penitenziaria e ristabilire piena tutela dei più fragili negli istituti».

La presenza della criminalità organizzata all’interno delle carceri continua a rappresentare una delle principali criticità che alterano il sistema penitenziario calabrese. Un fenomeno che la Garante conosce a fondo e che da tempo affronta con una visione chiara: costruire un’autentica antimafia penitenziaria.

Russo ne parla con determinazione e consapevolezza, nel rispetto della dignità di tutte le persone, ma con la lucidità di chi conosce il peso del potere criminale anche dentro le mura degli istituti. La ’ndrangheta, infatti, non solo altera gli equilibri interni, ma incide profondamente sulla qualità della vita quotidiana di detenuti e operatori, imponendo un carico sempre più gravoso sul Corpo di Polizia Penitenziaria.

In questo scenario complesso, la posizione della Garante è netta:
«Non bastano più interventi isolati: serve una strategia regionale antimafia strutturata, capace di unire controllo, prevenzione e coordinamento operativo».

«È necessario fare quadrato attorno all’Amministrazione penitenziaria – sottolinea – sostenendo con determinazione il lavoro della Polizia Penitenziaria e rafforzando gli strumenti di contrasto alle infiltrazioni criminali nonché alle pressioni che i vari clan operano nei territori in cui si trovano gli istituti di pena».

Tra le priorità indicate emerge con forza il potenziamento dei controlli, attraverso un piano sistematico e incisivo di perquisizioni straordinarie, coordinate e ripetute, finalizzate a intercettare e neutralizzare traffici illeciti, introduzione di telefoni cellulari, sostanze stupefacenti e altri strumenti di comunicazione con l’esterno.

Ma il punto centrale per Russo resta uno: fare rete. «Se vogliamo – afferma Russo – in Calabria abbiamo l’opportunità di sviluppare una rete operativa tra Amministrazione penitenziaria, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria/PRAP, forze dell’ordine, magistratura e istituzioni territoriali. Una vera squadra/Stato capace di condividere informazioni, strategie e interventi mirati».

«Solo un’azione sinergica – prosegue – può garantire risultati concreti. Le perquisizioni straordinarie devono diventare parte di un sistema coordinato, non episodi isolati che, in una terra come la Calabria, espongono pericolosamente la Polizia Penitenziaria. Serve un sistema di controlli costanti, inseriti in una visione più ampia di contrasto alla criminalità organizzata anche dentro le carceri».

Accanto alla sicurezza, resta imprescindibile la tutela dei diritti. La legalità, infatti, per quanto mi riguarda continua la Garante «non può prescindere dal rispetto della dignità delle persone detenute e dalla promozione di percorsi rieducativi efficaci. Percorsi che diventano realmente possibili solo “ripulendo” il sistema da tutte quelle incrostazioni che negli anni hanno ostacolato trasparenza e giustizia».

«Non mi stancherò mai di ribadire – aggiunge la Garante – che difendere i diritti e garantire la sicurezza non sono obiettivi in contrasto, ma due pilastri dello stesso sistema. Solo rafforzando entrambi si può costruire una legalità autentica».

L’appello finale è chiaro e deciso: più controlli, contrasto serrato alla criminalità organizzata, maggiore coordinamento e una strategia condivisa tra tutte le istituzioni per tutelare i più fragili e sostenere il lavoro quotidiano negli istituti penitenziari.

«Noi, istituzioni – conclude Russo – dobbiamo dimostrare che proprio in questi luoghi difficili siamo presenti con più fermezza, più unità e capacità di azione comune. Il terreno delle mafie dentro gli istituti deve arretrare. Il nostro obiettivo è restituire alla collettività cittadini liberi e consapevoli. Questo è garantire dignità della persona». Ha chiosato la Garante.