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08/03/2026 ore 06.30
Società

La mimosa e il gelsomino, il coraggio di una coscienza nuova e la fatica dell'emancipazione delle Donne

Una giornata non per celebrare ma per rinnovare il monitoraggio di libertà e pari diritti. Dopo settant'anni esso non è superato perchè ancora esistono discriminazioni e violenze e ancora esistono storie marginalizzate come quella delle raccoglitrici di Gelsomini tra Villa san Giovanni e Monasterace

di Anna Foti

Fu distribuita, su iniziativa delle tre madri costituenti, la militante comunista Rita Montagnana e delle partigiane Teresa Noce e Teresa Mattei , nella prima festa della Donna che precedette il primo voto delle donne in Italia (10 marzo 1946), di cui quest'anno ricorre il settantesimo anniversario. 

La mimosa, fiore tenace e dal colore vivace , è oggi come ieri, non il segno di una banale celebrazione ma il simbolo di un fermo impegno ancora necessario.

Perché l' Otto marzo è questo: un monito di libertà e pari diritti, che dopo settant'anni ancora non può considerarsi esaurito e superato. Un monito che reclama ancora voce come tante storie di donne ingiustamente sconosciute e colpevolmente taciute e dimenticate . Una di queste storie racchiude la sua essenza in un altro fiore, quello del Gelsomino che cresceva copioso lungo la costa ionica di Reggio Calabria.

La storia dimenticata

La dignità, il coraggio e le lotte per i diritti. I canti, la sorellanza, la fatica, il sacrificio. A legare tutto c'è, dunque, anche lo stelo sottilissimo ma resistente di un fiore bianco . Un colore e un profumo delicato per una storia di lavoro duro sprofondata nell'oblio. Un candore e una fragranza che, pervadendo la lunga riviera dei Gelsomini sulla costa ionica della provincia di Reggio Calabria, hanno contraddistinto questa storia dimenticata.

Una storia poco conosciuta. Perché è la storia delle Donne, perché è la storia delle donne del Sud. È la storia della Gelsominaie di Reggio Calabria che insieme alle sorelle siciliane arrivano ad assicurare il 50% della cosiddetta "concreta" da esportare oltralpi, in Francia per la produzione di profumi. Una concreta preziosa e destinata a fragranze pregiate e frutto della lavorazione dei fiori raccolti, puliti e poi portati alla pesatura dalle donne.

Lo sfruttamento delle donne e l'economia florida

Una paga grama - nel secondo Dopoguerra 25 lire per un chilo di fiori pari a circa 8000 fiori, arrivate a poco più di mille soltanto negli anni Settanta - per un' economia invece florida fondata pertanto sullo sfruttamento delle donne . Un'economia florida per sostenere la quale negli anni Trenta una distilleria di Stato fu costruita a Brancaleone. Di essa, oggi è ancora presente lo scheletro abitato da vegetazione incolta.

L'atto della raccolta doveva essere, dunque, veloce per arrivare alla pesata con più fiori e così incrementare la paga. Occorreva anche porre attenzione a isolare il fiore da tutto il resto, a meno di non vedersi respingere il cesto di vimini con dentro i fiori al momento della pesata per poi rimettersi fila dopo averli puliti.

Do po la guerra, quando la fame e la povertà spingevano i mariti a emigrare all'estero per lavorare , le donne furono poste di fronte alla necessità di lavorare anche fuori casa e di portare i figli, anche molto piccoli, con loro alle raccolte. Non solo lo fecero con dignità ma rappresentarono una forza produttiva che reggeva l'economia del territorio . Un contributo che non fu loro mai riconosciuto. Fu silenziato e taciuto nonostante fosse stato essenziale e insostituibile.

La voce di quelle gelsominaie, interpreti coraggiose e indomite di una Costituzione già in vigore, richiama l'attenzione sui fenomeni di sfruttamento del lavoro che imperversano anche oggi.

Emancipazione e diritti

Con il loro coraggio, le donne seppero trasformare quella condizione di sfruttamento in un viatico accidentato, difficile e rischioso di emancipazione e conquista di diritti. La questione dei figli, portata in Parlamento dall'indimenticato poeta e sindaco di Taurianova, senatore Emilio Argiroffi, aprì la strada ai primi provvedimenti di tutela della maternità e dell'infanzia e all'istituzione degli asili nido .

Non sono le donne chine per cogliere fiori sulle sterminate distese di gelsominidella cossta ionica, ma anche le donne chine per raccogliere le olive sull'altro versante del territorio reggino, quello della Piana di Gioia Tauro. Questa con l'avvento della meccanizzazione sopravvisse. Non lo stesso può dirsi per la raccolta dei gelsomini che invece con l'avvento del sintetico fu completamente superata.

Ma fu una vita di fatica per intere generazioni di donne che si alzavano al buio per raccogliere quei fiori prima che il sole fosse alto . Il fiore sarebbe stato meno spendibile ai fini della lavorazione della concreta, se fosse stato raccolto con il sole già alto.

La rugiada, quelle goccioline in cui si condensa il vapore tra la fine della notte e gli albori del nuovo giorno , segnavano la fine della raccolta, l'inizio della giornata che per le donne continuava con il lavoro in casa.

La Rugiada e il Sole

"La rugiada e il sole" è proprio il titolo del documentario realizzato dall'Unione Donne in Italia di Reggio Calabria, con la musica originale della cantastorie Francesca Prestia . Testimonianze di raccoglitrici di Gelsomini sulla costa Ionica di Reggio Calabria tessute insieme per raccontare un'epoca in cui anche in Calabria, anche le donne hanno fatto e scritto la Storia con il loro contributo alla vita produttiva del territorio. Un contributo poco conosciuto, poco raccontato, e segnato da battaglie e fatica. Un contributo mai riconosciuto a pieno e traccia profonda di un percorso di emancipazione ancora non pienamente compiuto.

«Abbiamo avvertito il dovere di colmare un vuoto di cui ci siamo accorte avvicinandoci a questo tema davvero poco raccontato e approfondito. Non lo abbiamo fatto con la presunzione di riempire quel vuoto. Non siamo storici ma contribuiscono ad alimentare la memoria attraverso le raccoglitrici che siamo riuscite a raggiungere. Auspichiamo di poter sollecitare approfondimenti da studiosi e università», ha spiegato Titti Federico.

Disarmare le guerre e tessere la Pace: l'atto politico collettivo delle donne dell'Udi di Reggio

Le testimonianze

La fatica ei sacrifici sono stati raccontati delle raccoglitrici Le voci di Candelora Condemi, Angela Rodà, Silvana Scaramozzino da San Pantaleo, le sorelle Maria Teresa e Angela Ieriti di Brancaleone sono state le voci delle migliaia di gelsominaie che non possono più raccontare. Il documentario si arricchisce anche di interventi dal mondo dei sindacati, come la colonna e memoria storica dell'Udi, Silvana Croce, sindacalista e responsabile Udi Reggio Calabria dal 1960 al 1968 e dal 1975 al 1982 e Maria Cristina Larizza, conosciuta come Chicca , con la sorella Teresa ci aveva accolto nella sua casa a Bova Marina. Purtroppo ci ha lasciato prima di poter vedere il documentario finito. Alla sua memoria è stato quindi dedicato.

«Ho sempre pensato che la storia delle Gelsominaie fosse tra quelle rimaste fuori dalle narrazioni ufficiali. Dunque da recuperare come quelle memorie non scritte che altrimenti andrebbero disperse. Quando poi un amico mi parlò di Chicca siamo andati subito a conoscerla per ascoltare e raccogliere la sua testimonianza », racconta Lucia Cara, alla quale si sviluppa l'idea del documentario.

La pagina delle lotte, di cui non sopravvivono più testimonianze dirette , è stata raccontata da Francesco Catanzariti , sindacalista e deputato della Repubblica dal 1972 al 1976. Prezioso il contributo degli scrittori Vincenzo De Angelis e Gioacchino Criaco che così scrive ne "Le Maligredi", dedicato anche alle Mamme di Gelsomino: «Si alzava e si usciva col buio. Le donne salivano sul camion scoperto, ognuna portandosi dietro la sedia su cui si sarebbe seduta sopra il cassone. Il camion partiva con un rombo che cacciava una nuvola puzzolente che si sentiva per un pezzo, si sarebbe fermato in uno dei tanti giardini dentro cui, adesso, c'erano cespugli interminabili di gelsomini - rettilinei verdi ricoperti da una miriade di fiori bianchi che le femmine smangiucchiavano come pane lasciandone cadere le mollichine dentro i sacchi di lino legati in vita.

Otto, nove ore di lavoro durante la notte a schiena piegata e poche lire pagate a chilo di fiori raccolti , con tante grazie al guardiano del giardino e all'autista del camion, entrambi malandrini, che decidevano chi mangiava e chi no. E poi, quando la luce del sole chiudeva i gelsomini delicati, le donne tornavano per riprendere le forze a casa, e al pomeriggio riattaccavano con gli ortaggi ».

Il documentario viene proiettato su invito e viene accompagnato dall'Udi che ne spiega il senso . Due sono i prossimi appuntamenti: oggi alle ore17:30 nella sala san Sebastiano di Cardeto, nell'ambito dell'incontro Donne della Vallata: radici e futuro, promosso dalla Pro loco . Il prossimo 17 marzo la storia delle Gelsominaie di Reggio approderà a Roma per la quarta edizione del premio Mimosa dell'Udi.

L'Otto marzo non celebra la mia rivendicazione

A cavallo tra la storia e la leggenda, questa giornata non celebra ma rivendica. Forse l'incendio nell'industria tessile Cotton di New York dell'8 marzo 1908 in cui avrebbero perso la vita operaie segregate dai proprietari come ritorsivo per lo sciopero indetto per chiedere condizioni di lavoro e salari adeguati, fu solo immaginato . Restavano comunque le lotte che invece stavano avendo luogo e le donne che si stavano sacrificando.

Lotte avanti portate dalle lavoratrici per rivendicare il diritto ad un'uguale dignità anche professionale e retributiva. Restavano le oltre cento lavoratrici, soprattutto immigrate, che il 25 marzo 1911, negli stabilimenti della TriangleShirtwaistFactory di New York, davvero morirono in un incendio. Erano state rinchiuse per impedire che scioperassero . Restava l'urgenza, che ancora non si è esaurita, di una giornata internazionale della Donna che rilanciasse le tante battaglie ancora da portare avanti . Essa nacque per evidenziare, in un mondo patriarcale e maschilista, che i diritti delle donne sono diritti umani fondamentali insopprimibili.

Il 16 dicembre 1977 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite propone a ogni paese di istituire la Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale . Molti paesi scelsero l'8 marzo che in Italia, e non solo, aveva già la sua storia legata alle donne.

Universale l'aspirazione delle donne alla libertà

In America un Woman's day fece capolino già dal 1909. Seppure in date diverse, nel 1910 in Europa si fecero largo proposte per dedicare una giornata alle donne . La prima grande rivendicazione femminile in questa data risale al 1914 in Germania, per il diritto al voto. Seguì, nel 1917, quella organizzata dalle operaie di San Pietroburgo per chiedere il ritorno degli uomini dalla guerra e il pane. In Italia a proporla furono le donne comuniste nel 1921.

Nel v entennio fascista, tuttavia, essa fu bandita e poi ripresa nel 1945 su impulso dell'Udi, associazione nata durante la resistenza che pure fu fatta dalle Donne partigiane, combattenti e staffette . Anche questo riconoscimento fu tardivo rispetto alla Storia.