La rabbia dei disabili reggini in piazza: «Non siamo figli di un Dio minore, ci siano garantiti in nostri diritti»
«Noi non siamo figli di un Dio minore. Non dobbiamo elemosinare i nostri diritti». Questo l’urlo dei disabili reggini che questa mattina sono scesi in piazza, di fronte alla Prefettura, con familiari ed educatori ad affiancarli pronti a battagliare per rivendicare quelli che sono i loro diritti.
«Sono anni che sentiamo promesse – dice Sabbina Beretta – ma quello che abbiamo ottenuto sono solo parole. Noi vogliamo certezze per i nostri figli perchè sono adulti e i genitori anziani non possono essere lasciati soli. Questo è solo il primo passo. Non è solo il centro la nostra battaglia. Manca tutto, servizi, assistenza, trasporto. Siamo abbandonati».
Oggi il primo impegno è stato strappato, infatti, l’assessore Demetrio Delfino , come ci aveva anticipato, ha confermato anche al Prefetto che ha ricevuto una delegazione, che il 25 ottobre il centro riaprirà e porte. Verrà cnsegnata solo una parte della struttura per consentire l’immediata ripresa delle attività, mentre continueranno i lavori di riqualificazione.
Ma questa goccia nell’oceano non può e non deve bastare perchè quella che è stata costretta a ascendere in piazza a protestare e la parte più straordinaria, ma allo stesso tempo fragile, di questa società. La disabilità non può ridursi a questo, la disabilità non dovrebbe mai essere costretta a scendere in piazza perchè ci sono diritti che vanno garantiti, in primisi a chi non ha voce. Oggi in piazza è sceso il cuore di Reggio e chi si volta dall’altra parte non viola solo la Costituzione, ma dimostra di aver fallito come cittadino. La comunità intera dovrebbe fare da scudo a tutti questi giovani e adulti disabili e la politica, per prima, dovrebbe difenderli e tutelarli e per farlo basterebbe garantire quello che a loro spetta per legge. I finanziamenti ci sono, quello che tutti si domandano è se a mancare non sia la volontà.