La scelta Partigiana e la concretezza dell'azione Politica, nel romanzo biografico di Chiarastella Campanelli rivive Tina Anselmi
VIDEO | La "Ragazza della Repubblica" che da liceale scelse e fece la Resistenza e che poi divenne la prima donna nel Governo della storia d'Italia, al centro della nuova puntata del format negli studi del Reggino.it grazie al racconto dell'autrice del libro ispirato alla sua vita
«Qualcuno, nell'ultimo istante di vita, aveva gridato Viva la libertà. A ognuno veniva attaccato un cartello con la scritta Bandito . Quel giorno erano al pubblico ludibrio, affinché tutti potessero vedere la fine che facevano gli anti-fascisti.
Guardando quell'orrore, in un attimo di folgorante luci-dità, Tina sentì la bassezza bestiale a cui può giungere ogni essere umano, accecato da un'ideologia. Ricomporre mentalmente tutte le ingiustizie che, per anni, aveva intuito e percepito propagarsi intorno a lei. Scossa da rabbia e compassione, in un'alternanza vorticosa di stati d'animo gridò forte dentro di sè: “Non lo voglio più permettere”. Un grido forte, ma sordo che le rimbombava nel cuore, attraversando ogni singola membrana del corpo, accelerando la pressione del sangue e arrivando fino alla testa, dove le sbatteva contro le tempie».
Ci sono istanti in cui la scelta si impone, indifferibile come quello scatto di coscienza che nelle persone di valore non conosce rifugio o scappatoia. Questo narrato da Chiarastella Campanelli, autrice del romanzo biografico "Tina Anselmi: la ragazza della Repubblica" (Garphofeel, 2023) è stato "quel" momento per la giovane liceale nata e cresciuta a Castelfranco Veneto in pieno Ventennio, la cui adolescenza immersa nella bellezza natura e nella freschezza della sua indole, fu inquietato dal camice nero e da quei soldati con la «lingua dura e tagliente» per strada, durante l'occupazione nazionale e la repubblica sociale italiana, nota anche come repubblica di Salò.
Fu quello l'istante in cui la giovane Tina capì che avrebbe dovuto e voluto decidere da che parte stare. E scelse. Scelse la Resistenza.
Liberazione d’Italia, storie di partigiani calabresi che fecero la Resistenza sui campi di battaglia del NordLa figura di Tina Anselmi, staffetta partigiana poi divenuta prima ministra della storia dell'Italia, nel frattempo trasformatasi in Repubblica democratica, è stata al centro di una delle giornate del ciclo "Verso il 25 aprile" promosse a Reggio Calabria dalla sezione Nilde Iotti dell'Anpi, svoltasi al circolo Arci Samarcanda, con sede in un bene confiscato.
L'occasione per ricordare la grandezza e la straordinaria attualità di Tina Anselmi è stata data dalla presenza a in riva allo Stretto, di Chiarastella Campanelli che, per la prima volta in Calabria, ha incontrato prima alcune delegazioni di scuole cittadine e poi cittadinanza, presentando il suo lavoro di ricostruzione della vita e del grande impegno politico e sociale di Tina Anselmi.
A Chiarastella Campanelli, ospite del nostro format A tu per tu negli studi del Reggino.it, e al suo lavoro di ascolto dei familiari e di visita dei luoghi in cui Tina crescendo maturò la sua coscienza politica , scegliendo il coraggio per la libertà , dobbiamo la scoperta di aspetti inediti e poco conosciuti dell'immensa Tina.
La Famiglia, l'Amore, la Resistenza
I giochi da bambina con il fratello Piero, perduto troppo presto e le sorelline Maria Teresa e Gianna. Il verde delle campagne che si rincorrono nonostante il nero minaccioso per le strade. Le preghiere ei momenti di gioia con la «buffa nonna Maria» , quel tempo con papà Ferruccio, anche lui perso presto, e mamma Norma, quell'angolo dell'osteria di famiglia dove soleva studiare, le avventure anche con il cugino Mario, che con lei era entrato nella Resistenza, l'amore (il suo unico amore) per Nino anche lui con lei nella brigata partigiana Cesare Battisti. Anche lui strappatole troppo presto. Nella ricostruzione di Chiarastella Campanelli è lui a dire a Tina che la «Resistenza senza le donne non sarebbe stata possibile».
Addio alla staffetta partigiana Anna Condò: «La Resistenza sarà stata vana se sarà valsa solo per noi che l'abbiamo fatta e vissuta»Un ritratto profondamente umano della bambina allegra e curiosa e dell'adolescente indipendente e coraggiosa che fu Tina prima di essere staffetta partigiana con il nome di battaglia Gabriella, sindacalista, insegnante e poi deputata e ministra della Repubblica. Fu anche zia affettuosa e solido punto di riferimento per la famiglia. Un cammino di impegno iniziato con determinazione e tenacia, nonostante i terribili lutti che l'avevano segnata in giovinezza.
L'ascolto, l'impegno sindacale e politico
Laureata in lettere all'Università Cattolica di Milano , fu insegnante nella scuola elementare e dal 1945 al 1948, dirigente del sindacato Tessili e dal 1948 al 1955 del sindacato Maestre. Declinò la vocazione al servizio nell'ascolto delle donne che aveva visto combattere nella Resistenza, arrivò la voto nel 1946 e che ritrovava operaie nelle fabbriche. Con i mariti emigrati nel dopoguerra, furono le donne, ma in uno stato di totale sfruttamento, perno dei bilanci familiari e contributo integrante all'economia del Paese.
Un ascolto che si tradusse in azione concreta per migliorare quella condizione e intervenire su innumerevoli ingiustizie sociali di cui erano vittime . Ascoltò anche i minatori rientrati in Italia e ammalati di Silicosi, mentre fervida era anche la sua attività nel movimento femminile dell'Azione cattolica e della Democrazia Cristiana. Un impegno che tracciò la via verso il Parlamento.
La democrazia e il cammino delle donne
«Tina era convinta che il cammino della democrazia in Italia fosse inscindibile dal cammino delle donne in marcia per conquistare una posizione paritaria sul piano dei diritti. “Per cambiare le cose ci vorrebbero più donne in Parla-mento”, rimarcò Tina con un sorriso. Iniziava a farsi strada dentro di lei la volontà a candidarsi alle elezioni per diventare deputata», scrive Chiarastella Campanelli.
Nel 1968 Tina Anselmi venne eletta Deputata alla Camera; per tre volte nominata sottosegretaria e nel 1976 la prima donna ministro della Repubblica nel dicastero del Lavoro e della Previdenza sociale. È sua la proposta di legge (la numero 903 del 1977) approvata dal Parlamento che equiparò uomini e donne in materia di lavoro. Nel 1978 il secondo ministero della Sanità e un altro traguardo con l'approvazione della legge 833, che istituì il Sistema Sanitario Nazionale. Nel 1981 dalla (prima) presidente della Camera dei Deputati, Nilde Iotti, il gravoso e scomodo incarico di presiedere la Commissione di Inchiesta sulla Loggia massonica P2, approvata ma alla quale non fece seguito alcun provvedimento, alcun intervento. Nel 1989 fu presidente della commissione nazionale per la Parità Uomo-Donna. Pur terminando il suo impegno parlamentare nel 1992, dal 1999 al 2001 fu chiamata a presiedere la commissione nazionale sulle conseguenze delle leggi razziali emanate nel 1938 contro le comunità ebraiche italiane.
Tra Castelfranco Veneto 1936 e il 1992
Il racconto di Chiarastella Campanelli è lineare dal punto di vista cronologico e dunque immerge il lettore nella vita di Tina che parte dall'infanzia, dunque da Castelfranco Veneto 1936, e arriva fino al 1992. «Ho voluto chiudere rimarcando un altro momento cruciale del suo percorso dopo quello del secondo Ministero e dell'omicidio Moro, ossia l'epilogo del suo impegno a Roma seguito al coraggioso, faticoso e lucido lavoro in qualità di presidente della Commissione di Inchiesta sulla Loggia massonica P2 - ha spiegato Chiarastella Campanelli - e che precede per Tina una sorta di marginalizzazione. A un certo punto torna nella sua Castelfranco Veneto, dove poi sarebbe morta nel 2016 ancora attendendo da Roma quella telefonata con quale le fosse comunicata un'azione dopo quella relazione».
La ragazza della Repubblica
Tina Anselmi continuò fino alla morte nel suo impegno civile parlando ai giovani di ciò per cui aveva rischiato tutto, ritenendoli beni da tutelare più di tutti gli altri, la Resistenza, la Libertà e la Democrazia.
La ragazza della Repubblica come la chiamava il presidente partigiano Sandro Pertini, in sella alla sua bicicletta aveva contribuito alla Liberazione dell'Italia. Non aveva mai preso la patente, spostandosi con i mezzi pubblici e con il treno, aveva attraversato la Storia di una giovane Italia democratica e repubblicana che ancora oggi attende le sue stesse risposte e che ancora oggi guarda alla sua figura, quale esempio luminoso, di concretezza, coerenza e integrità come fonte di una ispirazione oggi sempre più attuale, personalità politica di sempre più rara credibilità e autorevolezza.