L’arcivescovo Reggio-Bova Morrone: «Nella cura degli altri, esprimiamo e riceviamo l’umano che, dentro, ci abita tutti»
Un messaggio e un ringraziamento a quanti operano al fianco di chi soffre: «Accompagnare chi è ferito nel corpo e nello spirito restituisce respiro e speranza»
«La sofferenza non si può chiamare diversamente e l’esperienza di Lourdes e delle apparizioni riconosciute dalla Chiesa e tutto quello che si è attivato in quel luogo attorno ad essa, testimonia che accompagnare chi soffre nel corpo e nello spirito è esperienza di grande umanità». Ecco il messaggio di monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, in occasione della 34esima Giornata Mondiale del Malato, che rievoca la prima apparizione della Madonna alla giovane Bernadette avvenuta in quella grotta di Lourdes l'11 febbraio 1858.
«L’invito che si è diffuso nel mondo cattolico è, dunque, quello a stare vicino a coloro che vivono nella sofferenza fisica e psichica, nella solitudine e nella marginalizzazione.
Nell’attenzione a chi porta ferite nel corpo e nella carne, all’esistenza di chi è malato e di chi sta intorno consiste la testimonianza dei nostri volontari che dedicano parte della loro vita a queste persone ferite nel corpo e dunque nello spirito, le accompagnano. C’è la cura professionale, assolutamente necessaria, e c’è la cura dello spirito che diventa un autentico scambio.
Le persone sofferenti che non vengono abbandonate e che si sentono accudite, hanno un respiro, una capacità di interazione generano ancora più umanità. Dunque tra chi aiuta e chi è aiutato l’esperienza è vicendevole. Si pensa di aiutare qualcuno e si finisce per essere aiutati e arricchiti, per ricevere più di quanto si immaginava. È lo scambio di quell’umano che ci abita dentro e che per noi ha un riferimento insuperabile in Gesù.
Dunque ringrazio tutti coloro che operano, a tutti i titoli, accanto alle persone che soffrono, gli operatori sanitari, l’Unitalsi e le tante associazioni attive nel reggino.
Gesù diceva: “Io sono stato ferito, malato e tu mi hai custodito”. È questo il senso dell’azione del buon samaritano che non cura soltanto il corpo ma la persona nel suo complesso. Custodire l’umano che è in noi e negli altri equivale a custodire Dio stesso in noi», sottolinea monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria – Bova.
Numerose le iniziative che hanno scandito la mattinata al Santuario Madonna delle Grazie di Gallico. Alle ore 16:30 di oggi, il Santo Rosario e la Santa Messa presieduta dall’arcivescovo Fortunato Morrone, con i cori parrocchiali della Zona Vicariale di Gallico – Catona ad animare la celebrazione. Iniziative promosse dall’Ufficio Pastorale della Salute, dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria e dalla Vicaria di Gallico-Catona.