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16/07/2026 ore 07.49
Società

Le nuove leve della ‘ndrangheta, Mattia: «Il vero rito è scegliere la libertà»

L’ex Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della Città Metropolitana di Reggio Calabria commenta il recente blitz antimafia: «Quando il fascino del potere mafioso incontra il coraggio dei giovani che dicono no»

di Redazione

*«Esiste un fascino che non nasce dalla forza, ma dall'illusione della forza. È il fascino dei simboli, dei riti, dell'appartenenza, di quel linguaggio che la 'ndrangheta, nel corso dei decenni, ha saputo costruire per alimentare il mito del potere e trasformare la violenza in identità, il timore in rispetto, l'omertà in appartenenza.

È un fascino pericoloso, soprattutto quando incontra gli occhi di un adolescente in cerca di un posto nel mondo. Per un giovane che cresce in un contesto privo di opportunità, dove lo Stato appare distante e le occasioni sembrano riservate ad altri, quel richiamo può assumere le sembianze di una scorciatoia, prestigio, denaro, riconoscimento sociale. Ma è un'illusione. Dietro quel rito non c'è alcun onore. C'è soltanto la negazione della libertà, della dignità della persona e del futuro.

'Ndrangheta, il "marketing" del rito e l’illusione del potere: se il fascino del male rapisce i nostri giovani

La vera domanda che dovremmo porci non è perché alcuni ragazzi rimangano affascinati da quel mondo. La domanda è un'altra.

Cosa stiamo facendo noi, come istituzioni, affinché il fascino della legalità diventi più forte del fascino della criminalità?

Per troppo tempo abbiamo pensato che la lotta alla mafia fosse esclusivamente materia per magistrati e forze dell'ordine. Il loro lavoro resta insostituibile e rappresenta il presidio fondamentale dello Stato. Ma accanto alla repressione serve un investimento culturale, educativo e sociale di straordinaria intensità.

La prevenzione non si costruisce con gli slogan. Si costruisce aprendo scuole nel pomeriggio, realizzando centri sportivi, finanziando associazioni educative, sostenendo il volontariato, creando spazi culturali, offrendo orientamento al lavoro, investendo nelle periferie e nei piccoli comuni. Si costruisce facendo sentire ogni ragazzo importante prima che qualcun altro gli faccia credere di esserlo attraverso l'illegalità.

Nel corso della mia esperienza da Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza ho incontrato migliaia di giovani. Ho conosciuto ragazzi straordinari che, pur vivendo in contesti complessi, hanno scelto di studiare, di fare sport, di impegnarsi nel sociale, di costruire il proprio futuro con sacrificio. Sono loro il volto autentico della Calabria.

Sono loro la risposta più forte alla cultura mafiosa.

Ogni giovane che decide di dire "no" rappresenta una vittoria dello Stato, anche quando nessuno la racconta. Eppure questi ragazzi hanno bisogno di una cosa fondamentale, non sentirsi soli.

Le istituzioni devono essere presenti non soltanto quando accade un fatto di cronaca, ma ogni giorno. Devono programmare, investire e accompagnare. Perché ogni euro destinato all'infanzia, all'adolescenza, alla scuola, allo sport e alla cultura non è una spesa, è il più efficace investimento antimafia che una comunità possa compiere.

La 'ndrangheta cerca consenso attraverso il mito dell'appartenenza. Lo Stato deve conquistare fiducia attraverso la forza delle opportunità. Il primo offre un'identità costruita sulla paura. Il secondo deve offrire un'identità fondata sulla libertà.

La vera sfida del nostro tempo non è soltanto togliere consenso alla criminalità organizzata. È rendere la legalità desiderabile.

È fare in modo che un ragazzo trovi più prestigioso indossare una toga, una divisa, un camice, una maglia sportiva o aprire un'impresa, piuttosto che lasciarsi sedurre da simboli che promettono potere e consegnano soltanto schiavitù.

Il vero rito che dobbiamo consegnare alle nuove generazioni è quello della conoscenza, dell'impegno, del merito e della responsabilità. Perché il coraggio più grande non è entrare in un'organizzazione criminale. Il coraggio più grande è uscirne, rifiutarla o non entrarci mai. Ed è proprio accanto a questi giovani che lo Stato deve scegliere di camminare. Non domani. Oggi».

*di Emanuele Mattia
Già Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della Città Metropolitana di Reggio Calabria