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12/04/2026 ore 20.30
Società

L'etica della politica e la lungimiranza della scienza: Maria Calvarano ancora ispira e unisce le donne dell'Udi di Reggio

Nel decennale della scomparsa, il ricordo di Anna Di Lorenzo e Titti Federico, due attiviste dell'Unione Donne in Italia che la conobbero e con lei condivisero il cammino femminista e il forte impegno sociale in riva allo Stretto. «In suo nome rifondammo l'associazione nel 2016». La nipote Antonella: «Resterà sempre la parte migliore di me»

di Anna Foti

«Non potevano disperdere la sua eredità e la sua memoria. Rifondare a Reggio l'Udi che lei aveva sempre fervidamente animato, ci era sembrato il modo più coerente e rispettoso. Subito dopo la sua morte è ripartito un percorso che ha portato alla costituzione del gruppo Udi le orme, poi diventato a tutti gli effetti la ricostituita Udi di Reggio Calabria». Nel decennale della scomparsa di Maria Calvarano, morta all’età di 87 appena compiuti nel 2016, questo è il pensiero che accomuna Anna De Lorenzo, Titti Federico e le donne dell’Udi che con lei hanno percorso un tratto importante del loro cammino di impegno femminista a Reggio Calabria.

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Con Enza Marchi recentemente scomparsa, con Silvana Costantino e Silvana Croce, preziosa memoria storica e figlia dell'indimenticata Rita Maglio, Maria Calvarano, anche lei nata sotto il fascismo, fu tra le leve più energiche e illuminate del femminismo a Reggio Calabria, tra le attiviste più fervide impegnate per l'affermazione dei diritti delle donne, e tra le più operose militanti nel partito comunista.

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Misura e fermezza

«Autorevole. Lei, componente del direttivo del partito comunista di Reggio, dialogava con tutti senza mai recedere dalle sue convinzioni ma sempre rispettando i punti di vista diversi. Aveva la straordinaria capacità di confrontarsi sempre con rigore e equilibrio. Era una donna di grande misura – racconta Anna Di Lorenzo – che, tuttavia, tanto nel partito quanto sul luogo di lavoro, rilevava quanto ancora logiche maschilistiche prevalessero sul merito.

Tesseva relazioni ed era pronta a dialogare e ad ascoltare tutte le donne del suo tempo, anche provenienti da ambienti politici diversi, finanche opposti. Lavorare insieme per i diritti delle donne era necessario, allora come oggi. Era lei a curare i rapporti con le altre associazioni femminili - Cif, Soroptimist e Fidapa - della città.

Ricordo il prolifero gruppo di lavoro che nel 1976 era stato costituito per elaborare la proposta, che poi il Consiglio regionale della Calabria tramutò in legge, per l'istituzione dei consultori familiari. Ancora l'aborto non era legale ed era per le ragazze e per le donne indifferibile un intervento che desse supporto concreto a chi viveva una gravidanza indesiderata. Era altrettanto necessario che fossero avviati anche un'opera di prevenzione e l'istituzione di strutture sociali atte a promuovere una maternità responsabile e consapevole».

La prevenzione e la legge 194

«Il punto di vista che con Maria Calvarano portammo avanti con forza fu quello di un consultorio capace di offrire un servizio che oggi definiremmo integrato. Dunque non solo un centro in cui erogare prestazioni di carattere esclusivamente sanitario ma un presidio in cui articolare un servizio a forte connotazione sociale, dunque con un’equipe di professionalità non solo specificatamente mediche. Lavorammo molto anche in vista del referendum del 1981 per difendere la legge 194.

Ricordo – racconta ancora Anna Di Lorenzo - ancora una manifestazione con oltre 1000 donne che organizzammo a Reggio e per la quale tante altre scesero anche dall'Emilia Romagna per darci supporto. Accanto a questa dimensione politica e sociale che Maria ha vissuto con grande dedizione e passione, vi era anche quella di scienziata». 

Sapienza e discrezione

«Maria era stata una grande chimica e ricercatrice. Le sue attività ebbero anche rilievo internazionale e furono dedicate pure alla valorizzazione del bergamotto negli Stati Uniti.

Eppure lei mai si vantava. Grandi scienza e sapienza e altrettanto grandi modestia, discrezione e umiltà.

Nata, cresciuta e vissuta a Reggio, dove sono anche nati i suoi adorati nipoti, luce dei suoi occhi, Andrea e Antonella, figli del suo gemello Ignazio, scomparso solo alcuni mesi fa, qui e non solo ha lasciato una grande eredità di impegno e valori che ancora oggi ci guida e ci unisce», ha sottolineato ancora Anna Di Lorenzo del’Udi di Reggio Calabria.

Maestra di vita e di pensiero

«Donna di scienza, passione politica vera pura e coinvolgente, maestra di vita e di pensiero, zia resterà sempre la parte migliore di me, il faro che continuerà a illuminare la mia strada soprattutto quando sembrava buia e impenetrabile.

Il suo è un codice genetico che custodiamo con orgoglio e timore e con la certezza di non esserne mai davvero all'altezza», racconta con affetto la nipote Antonella.

Un ricordo quello di Maria Calvarano, appassionata donna di scienza prestata alla politica e responsabile storica dell'Udi reggina, che continua a legare Anna, Titti e tutte le donne che l'hanno conosciuta e che continuano a ispirarsi alla sua straordinaria profondità unita a grandi integrità, lungimiranza e concretezza.

Una intellettuale, una chimica e una ricercatrice, con la rara e preziosa abitudine a ragionare e maturare idee e posizioni proprie, indipendenti e coraggiose al di là di logiche di appartenenza e ideologie. 

Nel 1992, su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, le era stata conferita l’Onorificenza di Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

L’autonomia di pensiero

«Gigante. Posso qualificare solo così la sua personalità quando penso – racconta Titti Federico dell’Udi di Reggio Calabria – alla sua correttezza e alla scuola di etica che è stato sempre per me il suo agire politico e sociale, nel partito, dove io l'avevo conosciuta, e nell'associazione Udi dove al suo seguito sono approdata. Mai un atteggiamento prevaricatore. Sempre un autentico spirito di servizio. Di lei ho sempre ammirato l'autonomia di pensiero che l'ha sempre contraddistinta. D'altronde era un'intellettuale avvezza a soffermarsi, ad approfondire prima di assumere un punto di vista e di metterlo a confronto con quello degli altri.

Un approccio profondamente diverso che l'ha sempre resa una donna libera e illuminata. La sua attività all’interno dell’Unione Donne Italiane si è sempre caratterizza per la lucida analisi dei rapporti tra movimento delle donne e politica e nello sviluppo del pensiero della differenza».

Una presenza critica, una donna libera

«Per via della nostra doppia militanza nel partito e nell'Udi – racconta ancora Titti Federico dell’Udi di Reggio Calabria – la nostra nel Pci è stata sempre una presenza antagonista, critica. Il femminismo dell'Udi non era solo un'istanza che il partito, governato da uomini, avrebbe dovuto accogliere e promuovere, ma era il nostro spazio politico di azione, pensiero, espressione e libertà. E infatti fu lo spazio che anche, dopo avere lasciato il Pci, abbiamo abitato, vissuto, condiviso e animato, con passione e soprattutto sempre unite, sempre insieme», ha sottolineato ancora Titti Federico dell'Udi di Reggio, che presto rilancerà la proposta di intitolare a Maria una strada della città di Reggio.

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«Con la riattivazione dell’associazione nel 2016 è iniziata anche un’attività di ricerca di carte e documenti, condivisa con la Sede Nazionale, per costituire il prezioso archivio storico dell’Udidi Reggio. Documenti che testimoniano l’attività di Udi Reggio Calabria già nel 1945, in concomitanza a quella nazionale, e ancora le lotte sindacali delle raccoglitrici di ulivo, l’organizzazione dei treni dei bambini delle zone alluvionate, le campagne politiche e referendarie degli anni '70 e '80 per gli asili nido,  per la legge 194. A questo archivio ha contribuito anche la cognata di Maria, Natina, che pure era iscritta all’Udi di Reggio», ha raccontato ancora Titti Federico dell'Udi di Reggio.

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La passione per gli agrumi, il bergamotto e le essenze floreali

Grandi capacità e spiccate creatività e lungimiranza hanno contraddistinto tanto la sua attività politica e associativa tanto quella scientifica.

Negli anni Cinquanta aveva iniziato la sua attività lavorativa nell’industria agrumaria Arenella e dal 1956 era stata ricercatrice Cnr nella Stazione Sperimentale per le Essenze e i Derivati degli Agrumi, Ssea, poi anche docente.

Pioniera nell’ambito delle tecniche analitiche e selettive per la produzione di aromi ed essenze floreali, riutilizzava scarti, miglioramento e innovazione tecnologica della produzione, normativa e certificazione. Si spese per la valorizzazione del bergamotto, con il Cnr lavorò a processi produttivi e innovativi, in ambito nazionale e comunitario e a impianti pilota per la deamarizzazione del succo di bergamotto e di pompelmo e per la utilizzazione degli scarti dell'industria agrumaria.

Aveva al suo attivo 92 pubblicazioni e tre monografie, ed era stata coautrice di un lavoro sugli “Oli essenziali agrumari in Italia”.

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