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20/05/2025 ore 23.00
Società

Liberi di scegliere: il manifesto della legalità che parte da Reggio e abbraccia tutta Italia - FOTO

Alla Scuola Allievi Carabinieri la cerimonia del progetto che educa migliaia di studenti contro le mafie. Di Bella: «I ragazzi non scelgono, subiscono. Noi offriamo un’alternativa»
di Aldea Bellantonio

Una mattinata che è sembrata un fiume. Di parole, di emozioni, di storie che attraversano l’Italia e ne cambiano il volto. Alla Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria si è svolta la cerimonia conclusiva della sesta edizione delle borse di studio dedicate alle vittime innocenti delle mafie, nell’ambito del progetto Giustizia e Umanità – Liberi di Scegliere, promosso dall’associazione Biesse e ispirato alla rivoluzione culturale e giudiziaria di Roberto Di Bella, oggi Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania.

Un progetto nato nel 2019 e divenuto legge regionale nel 2023, che coinvolge ogni anno migliaia di studenti in tutta Italia in un percorso di educazione alla legalità, attraverso la visione del film Liberi di Scegliere, la lettura del libro omonimo e la produzione di elaborati – video, poesie, fumetti, canzoni, cortometraggi – capaci di raccontare il coraggio di scegliere una strada diversa.

«È un’avventura straordinaria – racconta ai nostri microfoni Bruna Siviglia, fondatrice di Biesse –. Solo quest’anno abbiamo incontrato oltre seimila studenti. Stamattina qui a Reggio ne sono arrivati più di mille, da tutta Italia: Piemonte, Campania, Sicilia, Lombardia. Sono numeri che parlano da soli. Ma quello che conta è la qualità del cambiamento. Noi educhiamo alla libertà di scelta, allontanarsi da modelli sbagliati non significa rinnegare la propria famiglia, ma prendere posizione per la propria vita».

Il progetto – ideato da Siviglia insieme a Di Bella – ha saputo toccare corde profonde. A confermarlo è proprio il magistrato che ha cambiato per sempre la giustizia minorile in Italia:
«Spesso i ragazzi non scelgono: subiscono. Crescono in famiglie dove il crimine è la norma. La nostra è una battaglia per offrire alternative, per prevenire prima di dover punire. Questo progetto è un modello educativo che funziona, perché si nutre di storie vere, concrete. E perché restituisce dignità a chi ha voglia di cambiare».

Sul palco anche Samuele Carrino, attore protagonista del film Liberi di Scegliere, che a soli sette anni ha interpretato il ruolo di un ragazzo intrappolato nei legami di sangue mafiosi:
«A volte pensi che la strada più facile sia quella giusta. Magari segui gli amici sbagliati, o i genitori ti indicano un cammino che in realtà è distruttivo. La mafia non è mai una scelta. Questo progetto serve a farlo capire. È stata la mia prima esperienza cinematografica, e me la porterò dentro per sempre».

La cerimonia, che ha visto l’arrivo a Reggio di studenti e delegazioni scolastiche da tutta Italia, è stata anche un momento di riconoscimento istituzionale: presenti il colonnello Vittorio Carrara, comandante della Scuola Allievi Carabinieri, il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, il prefetto Clara Vaccaro, il procuratore capo di Palmi Emanuele Cresenti, il questore Salvatore La Rosa, il comandante provinciale della Guardia di Finanza Agostino Tortora, il maggiore Giacomo Mazzei, l’assessora regionale all’Istruzione Maria Stefania Caracciolo, l’europarlamentare Giusi Princi e il vicepresidente della Regione Filippo Pietropaolo, entrambi intervenuti in videomessaggio. Presenti anche il regista Giacomo Campiotti e numerosi dirigenti scolastici.

Intenso il videomessaggio del collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura, ex “bambino soldato” della ‘ndrangheta:
«Studiate per essere liberi di scegliere. E per essere liberi di amare. Siate voi a decidere chi volete essere, non chi vi impongono di diventare».

L’eco del progetto ha raggiunto anche il dibattito europeo. Lo testimonia Cécile Debarge, giornalista francese che ha raccontato in patria le storie del protocollo Di Bella:
«In Francia, quando ho trasmesso queste testimonianze, c’è stato stupore. Sembravano storie d’altri tempi, e invece accadono a un’ora di volo da Parigi. Il parallelo con i ragazzi indottrinati in Siria è forte: anche lì si discute se possano essere recuperati. E qui, grazie a questo progetto, abbiamo la prova che sì, è possibile».
Debarge ha poi evidenziato un elemento chiave: «Le mafie sono patriarcato allo stato puro. Un’eredità che passa da padre in figlio. Ma a cambiare tutto sono spesso le madri, le donne che scelgono di proteggere i propri figli, di portarli lontano. È lì che l’organizzazione criminale si sgretola».

L’evento di oggi ha confermato che Liberi di Scegliere è più di un progetto. È un messaggio che si fa strada tra le aule, i giovani, le istituzioni. E che oggi, Reggio rilancia la sfida: educare alla libertà significa cambiare il destino di un’intera generazione.