Licenza media 2025 a Reggio, la carica dei 5mila tra novità, voti e diseguaglianze
Le scuole chiudono, ma per molti studenti non è ancora tempo di vacanze. A Reggio e provincia, oltre 72.500 alunni hanno salutato sabato 7 giugno la fine dell’anno scolastico. Per i più piccoli della scuola dell’infanzia, le attività educative proseguiranno fino al 30 giugno. I ragazzi delle superiori torneranno sui banchi il 16 settembre, ma per i circa 5.000 alunni delle terze medie è arrivato il momento della cosiddetta «minimaturità».
Un esame di Stato che rappresenta il primo vero spartiacque nel percorso scolastico, e che quest’anno introduce un cambiamento sostanziale: la condotta sarà valutata in decimi, e chi riporterà un voto inferiore a sei decimi non potrà essere ammesso all’esame. Una regola introdotta dalla Legge n. 50 del 1° ottobre 2024, che accende i riflettori su un aspetto spesso trascurato ma fondamentale: il comportamento come parte integrante del rendimento complessivo.
Le prove restano tre: italiano, matematica e lingue, seguite da un colloquio orale. Il voto finale sarà la media tra l’ammissione e le singole prove, con possibilità di lode per i più meritevoli. Ma oltre le griglie ministeriali e le commissioni d’esame, a preoccupare è il quadro generale dell’apprendimento.
Secondo gli ultimi dati ISTAT e INVALSI, il 35% degli studenti italiani che concludono la terza media non raggiunge la sufficienza nelle competenze alfabetiche, mostrando gravi difficoltà nella comprensione dei testi. Va anche peggio con la matematica, dove il 40,1% degli alunni registra lacune importanti, soprattutto nel calcolo e nella risoluzione di problemi. In Calabria, queste percentuali sono persino più drammatiche. La regione continua a registrare i punteggi più bassi d’Italia nei test nazionali e internazionali, un ritardo che si manifesta già nella scuola primaria e si aggrava alle medie.
Le conseguenze non si limitano a un brutto voto: i divari sociali di apprendimento che nascono tra gli 11 e i 14 anni rischiano di compromettere l’intero percorso scolastico, specialmente per gli alunni provenienti da contesti più fragili. Ritardi che diventano spesso irrecuperabili alle superiori, generando dispersione scolastica e abbandono precoce.
«Occorre agire in fretta – scrive il prof. Guido Leone, già dirigente tecnico – e recuperare questi ragazzi, rafforzando le competenze di base e offrendo le stesse motivazioni all’apprendimento in tutto il territorio nazionale. Solo così si potrà colmare davvero il divario tra Nord e Sud».