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27/01/2026 ore 15.41
Società

Lungomare, la Fondazione Mediterranea sul nuovo impianto di illuminazione: «Non è in sintonia con storia e identità dei luoghi»

La Fondazione Mediterranea interviene sul restyling del lungomare reggino: giudizio complessivamente positivo sull’intervento urbano, ma forti perplessità sul sistema di illuminazione, ritenuto estraneo alla memoria storica e all’estetica liberty della ricostruzione post-sisma.

di Redazione

L’intervento di restyling in corso sul lungomare di Reggio Calabria trova una valutazione articolata da parte della Fondazione Mediterranea, che distingue nettamente tra l’impianto generale dell’operazione urbana e alcune scelte progettuali ritenute incoerenti con la storia e l’identità dei luoghi.

Contrariamente a quanto avvenuto in passato – quando, come nel caso di

piazza De Nava, interventi presentati come restauri si sono tradotti in vere e proprie demolizioni – il restyling del lungomare viene giudicato un’operazione dotata di una propria ratio, finalizzata all’ammodernamento e al miglioramento funzionale di uno dei luoghi simbolo della città.

Secondo la Fondazione, l’intervento può essere legittimamente definito come un’azione di restyling urbano, volta a rimodulare un pezzo di città rendendolo più bello, sicuro e accessibile. Una metodologia che, osserva la Fondazione, sarebbe stata auspicabile anche in altri contesti urbani storici, ma che oggi consente di concentrarsi su un aspetto specifico e problematico dell’attuale progetto: il nuovo sistema di illuminazione.

A sollevare le principali perplessità è il presidente della Fondazione Mediterranea, Vincenzo Vitale, che evidenzia come, dalle immagini fotografiche, emerga con chiarezza una scelta di pali e paletti illuminanti priva di qualsiasi connessione estetica con lo spirito dei luoghi.

Secondo Vitale, gli elementi di arredo funzionale adottati non richiamano in alcun modo il periodo storico della ricostruzione reggina successiva al sisma del 1908, né risultano coerenti con l’estetica liberty che caratterizza l’inizio del Novecento e che costituisce uno dei tratti identitari più riconoscibili del lungomare cittadino.

Una scelta che appare ancora più discutibile se confrontata con precedenti interventi, come quelli realizzati durante la sindacatura di Italo Falcomatà, quando i supporti di illuminazione furono selezionati in modo da dialogare con la memoria storica e l’identità del contesto urbano.

La Fondazione pone quindi una domanda centrale: come è possibile che, in un’area della città caratterizzata da una memoria storica documentata e da un sedime identitario unanimemente riconosciuto, venga progettato un sistema di illuminazione che non presenta alcuna relazione estetica con quel patrimonio?

Da qui le riflessioni, espresse in modo netto, sulle possibili responsabilità: approssimazione progettuale, scarsa conoscenza della storia cittadina e degli stili architettonici della Reggio post-sisma, oppure una carenza nei controlli da parte della Soprintendenza.

Secondo la Fondazione Mediterranea, l’assenza di un intervento correttivo su quelle che vengono definite «aberrazioni stilistiche» solleva interrogativi sul ruolo stesso degli organismi di tutela, soprattutto alla luce di precedenti scelte urbane giudicate altrettanto discutibili.

Il giudizio conclusivo è severo: l’unione tra inconsistenza progettuale e disattenzione nei controlli rappresenta, per la Fondazione, un danno strutturale per la città. Due elementi che, già emersi in altre circostanze, continuano a incidere negativamente sulla qualità degli interventi urbani e sulla tutela dell’identità storica di Reggio Calabria.