Martin al cimitero di Armo: «Ho tenuto il corpicino di Mohamed stretto a me, sembrava chiedere perché fosse annegato»
Torna a Reggio l'attivista tedesco che nel 2016 trasse dalle acque il piccolo di soli sei mesi poi sepolto qui. Quest'anno con lui, Christian Buttner che scattò la foto di quel momento rimasto scolpito nella sua memoria
Sotto un caldo sole, non manca all'appuntamento del 3 giugno, giornata delle Vittime delle Migrazioni a Reggio Calabria al cimitero per i migranti di Armo , Martin Kolek, attivista proveniente dalla città tedesca di Delbrück. Anni fa arrivò in riva allo Stretto, seguendo le tracce dei piccoli Mohamed e Maryam, i cui corpicini senza vita trasse dalle acque del Mar Mediterraneo nel maggio 2016, quando era componente dell'equipaggio della SeaWatch 2.
Un'esperienza che lo insegnò profondamente al punto da destare in lui il bisogno vitale di cercare quei corpicini ed arrivare in Calabria, a Reggio dove le piccole salme erano state seppellite nel cimitero per i migranti di Armo.
Un luogo di memoria con il quale Martin ha un legame speciale che ogni anno rinsalda con una visita in questa giornata. Stamane con lui anche Christian Buttner, che scattò la foto di quel momento rimasto scolpito nella sua memoria. Giungono con fiori bianchi e abiti compiti per rendere un tributo composto e sentito.
Con loro anche l'amica Carla Kristen . Con passo lento e silenzioso, al solo rumore della ghiaia, un fiore bianco o è stato posato sulle tombe, tra le quali anche quelle dei piccoli Mohamed (sei mesi) e Maryam (8 mesi).
Da Delbrück a Reggio Calabria, il viaggio di Martin per non dimenticare chi muore nel MediterraneoQuest'anno al cimitero, in un frangente immediatamente post elettorale che ha cambiato orientamento di amministrazione l'Amministrazione , in questa giornata nessuna cerimonia istituzionale al cimitero di Armo dove Martin è stato raggiunto dal vicedirettore della Caritas, don Nino Russo , dalla volontaria Bruna Mangiola e dall'amico Antonio Melasi , anche regista del docu-film Armo, storia di Volontari e di Migranti”, realizzato da Caritas italiana nell'ambito del progetto “Memoria e Profezia” e che Martin vorrebbe essere tradotto anche in tedesco.
Ad accoglierli, in questo incontro informale, anche il consigliere comunale di Reggio , Demetrio Marino , e il prete di Armo, don Daniele Mileto che ha definito questo luogo «un dono» per lui che è arrivato in questa parrocchia lo scorso agosto.
«Abbiamo voluto essere presenti per i nostri amici arrivati da lontano in questo luogo . In un momento di transizione amministrativa, come volontari Caritas e arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova, celebriamo questa giornata con la veglia "Tra memoria e profezia” . Questo pomeriggio presso la chiesa di San Giorgio Extra alle ore 19:15. La preghiera sarà preceduta dalla Santa messa alle ore 18:30 », ha spiegato don Nino Russo.
«Non mi aspettavo "autorità" oggi qui. Mi sento legato – ha spiegato Martin Kolek - a tutte le persone che abbiamo perso in mare e provo solidarietà per tutti coloro che si preoccupano di questa grande sfida. Sono qui per non dimenticare il futuro e per ricordare tutte le generazioni future di essere prudenti e sagge.
Possiamo condividere esperienze, conoscenze, bisogni e interessi per far sì che le persone nella cosiddetta "Europa", nella cosiddetta "Germania", possano accedere a informazioni (non solo a brevi notizie) ed entrare in contatto con quello che realmente accade , con le persone che realmente continuano a vivere questo dramma. Tutte le persone interessate, studenti, professionisti, dovrebbero essere coinvolte. Il futuro dipende dal nostro impegno».
Ai due piccoli, nel 2017, Martin Kolek aveva dedicato il volume auto pubblicato "Terra del futuro - Mission possible" , tra i primi strumenti del progetto di sensibilizzazione avviato da allora da lui in Germania e al quale ha fatto seguito una seconda pubblicazione “Senza Terra” lo scorso anno. "Terra del futuro - Missione Possibile" si apre con il racconto di quel momento , per Martin una pietra miliare del suo impegno e della sua testimonianza.
« Ho portato quel corpicino probabilmente per un miglio, stretto a me, e quando arrivavano delle onde cercavo di tenermi in equilibrio solo con il corpo. Da una parte sapevo che il bambino era morto, dall'altra sentivo che stava nascendo qualcosa in me, che lo stavo tenendo stretto... Avrei voluto gridare. Che cosa dovevamo fare noi due? Questo bambino avrebbe potuto conoscere le bellezze di questo mondo. Era così silenzioso, ma lo sentiva chiedere in continuazione "Che sta succedendo a questo mondo? Perché sono annegato?», ha scritto Martin Kolek.
Quel 29 maggio 2016, quando dal porto di Reggio al cimitero di Armo si scrissero pagine di Accoglienza oltre la VitaIl cimitero dei migranti di Armo è un'opera segno realizzata su territorio comunale dalla Caritas italiana, all'indomani del doloroso sbarco al porto di Reggio di 45 salme di migranti del 29 maggio 2016 . Un'esperienza dalla quale, dopo la ricerca di Martin e il suo arrivo a Reggio, nacquero un'amicizia profonda con i volontari e anche tra l'arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, allora guidata da don Nino Pangallo, e quella tedesca di Paderborn che con una donazione , grazie all'intercessione di Martin, ha contribuito al progetto di riqualificazione dello stesso cimitero dei Migranti di Armo.
A Reggio il cimitero dei migranti e dei poveri, don Pagniello: «Questo luogo parli di solidarietà e anche di ingiustizie»Un'esperienza dovuta anche per Christian Buttner perché anche non ha dimenticato e non dimentica.
« È stata una scelta personale quella di rivisitare un pezzo di quello che è diventato il mio passato. L'esperienza e gli eventi di 10 anni fa hanno avuto un impatto su di me . Come regista - ha raccontato Christian Buttner - che ha iniziato come semplice osservatore e si è ritrovato in prima linea, non ero pienamente consapevole né preparato a ciò che stavo per vedere e la domanda se e come mi abbia influenzato deve ancora trovare risposta.
Martin Kolek mi chiedeva da tempo di partecipare e ho pensato che il decimo anniversario potesse essere una buona occasione.
Non avrei mai immaginato che, anche dopo dieci anni, noi, come società, non avessimo ancora trovato una soluzione. Credo che siamo ancora più lontani da qualsiasi cambiamento, poiché i governi non hanno attuale una visione che vada oltre le prossime elezioni o che si estende su una scala più globale.
Dopo aver parlato con i testimoni che si sono presi cura sia dei sopravvissuti che dei morti, direi che Reggio Calabria ei suoi volontari hanno visto una realtà ben più cruenta. Ma per un breve momento non c'è stata la contrapposizione "noi contro di loro". I morti ei vivi erano visti per quello che sono... esseri umani, e come tali dovevano essere trattati.
Negli ultimi 10 anni, però, questa visione è cambiata e la contrapposizione "noi contro di loro" è più diffusa che mai, per mascherare la mancanza di lungimiranza.
Siamo su una strada in cui il cimitero ci ricorda una semplice verità: non deve esserci quella contrapposizione. Non devono più subire l'abbandono da parte della società. Sono un monumento al nostro declino. Pertanto, è giusto che il cimitero necessiti di qualche piccolo restauro», ha concluso Christian Buttner.