Mediterranea, il finale di SuperScienceMe traccia la rotta: ricerca e talenti per affermare il «diritto di restare»
All’Aula Magna Quistelli dell'ateneo reggino la consegna delle pergamene ai nuovi dottori di ricerca e la lectio magistralis del noto giornalista Francesco Verderami
Si è chiusa nella mattinata di ieri presso l’Aula Magna Quistelli dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria l’edizione 2026 di SuperScienceMe: quattro giornate dedicate alla ricerca, alla divulgazione scientifica e all’incontro tra l’Accademia e la sua città con eventi e attività dedicati a grandi e piccoli focalizzati intorno ai temi dell’apertura, dell’inclusione e della condivisione. L’iniziativa è stata finanziata da Regione Calabria e realizzata in partenariato con i tre atenei calabresi, l’Università degli Studi della Basilicata e il Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Una chiusura in grande stile con la cerimonia solenne di consegna delle pergamene ai dottori di ricerca, seguita alla lectio magistralis sul «diritto a restare» del giornalista, editorialista e saggista Francesco Verderami, gioiese di nascita e direttore scientifico dell’associazione L’Oro di Calabria, da tempo impegnata nel promuovere i giovani talenti calabresi.
Ad aprire i lavori è stato il padrone di casa, il Rettore Giuseppe Zimbalatti che ha ricordato le iniziative svolte in questa quattro giorni, il rapporto sempre più strutturato con la città, l’inaugurazione del nuovo laboratorio di ingegneria strutturale in Ateneo e l’importanza di orientare l’azione pubblica in una traiettoria di legalità, trasparenza, consultazione e buon governo, richiamati dal Presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, già ospite della Mediterranea per l’inaugurazione della manifestazione.
Di rilievo anche la testimonianza di Valeria Isgrò, rappresentante nel Consiglio della Scuola di Dottorato di Ricerca dell’Ateneo, che ha ricordato il duro lavoro che c’è dietro la ricerca scientifica e quella sua dimensione di patrimonio pubblico da mettere in condivisione a beneficio di tutte le comunità. Un patrimonio chiamato a dare risposte adeguate alle sfide complesse poste da un tempo che ha addirittura superato la post-modernità e per il quale non sono previste scorciatoie.
A farle eco, Massimo Lauria, Prorettore Vicario con delega alla Ricerca e trasferimento tecnologico, che ha voluto rivolgere un tributo a Giulio Regeni, nelle ore in cui si attendeva la sentenza del processo per il suo omicidio. E, introducendo la lectio di Verderami, ne ha chiarito le motivazioni legate non solo all’indiscussa autorevolezza della sua figura di autore, giornalista e saggista, ma ad una dimensione più propriamente territoriale, collegata a quella capacità dei calabresi di partire, affermarsi e raggiungere i massimi livelli delle professioni e della società pur mantenendo saldo il legame con la terra madre ed, in questo caso, rafforzarlo.
Una partenza che, per Verderami, si è rivelata poi, il lato speculare e geometricamente adiacente, con la nascita dell’associazione L’Oro di Calabria, diretta a promuovere potenzialità e talenti di una Regione dalle mille risorse che crede ancora troppo poco in sé stessa e che è chiamata a rendere vivente quel right to stay – diritto di restare – che è diventato una delle priorità e dei pilastri della politica di coesione europea.
Un diritto che oggi è negato non in Calabria, ma in vasti territori europei dove un cittadino su tre vive in aree segnate dallo spopolamento e oltre 135 milioni di persone risiedono in regioni economicamente stagnanti o in declino. Ma, al tempo stesso, un diritto che deve diventare istinto di sopravvivenza e obiettivo di vita. «Perché se è vero che l’Unione Europea è nata sul diritto a circolare liberamente – persone e merci –, allora anche quello a restare deve diventare una scelta concretamente perseguibile e non una condanna, figlia di quella che Letta e Draghi hanno già definito come geografia del malcontento», ha chiarito Verderami.
Dinamiche che sottraggono potenziale produttivo all'intera Unione, intrappolando le regioni deboli in una spirale di emigrazione, invecchiamento e riduzione dei servizi essenziali.
«La Calabria, il sistema-Calabria, ha però il suo oro: guardando i dati del 2025 il suo PIL è cresciuto dell'1,3%, superando la media nazionale, e gli occupati sono aumentati del 5%. Se non bastasse un patrimonio di asset straordinari: 123 tipi di habitat che ne determinano un’incredibile biodiversità, una massiccia capacità produttiva di energia rinnovabile, un turismo in forte accelerazione, che nei primi sette mesi del 2025 ha superato 1 milione di arrivi e 4,3 milioni di presenze, con un incremento del flusso estero superiore al 25%. E ancora un settore agroalimentare da 1,98 miliardi di euro di valore aggiunto con 47 marchi di indicazione geografica, le opportunità della Blue Economy lungo 789 km di costa e la leadership logistica del Porto di Gioia Tauro. Senza dimenticare la nuova vitalità del tessuto produttivo: 709 nuove imprese nel secondo trimestre 2025, un incremento dell'86,2% delle PMI innovative rispetto al 2020 e una crescita del 32% delle start-up nell'ultimo decennio», ha dettagliato il giornalista.
Bisogna però fare rete, creare e rafforzare filiere che sono ancora troppo corte e superare la logica della frammentarietà, lavorando nel breve termine per moltiplicare le opportunità e nel lungo per operare un radicale cambio culturale capace di trasformare rassegnazione e assistenzialismo in intuizione e cultura di impresa e del lavoro.
«Un percorso che l'associazione L’Oro di Calabria - con la sua Summer School, il matchmaking tra 50 startup locali di giovani talenti e gli investitori nazionali, il ponte diplomatico aperto a Bruxelles tra i Rettori calabresi e la Commissione europea, congiuntamente al Piano Right to Stay affidato al Vicepresidente Fitto - sta già mettendo in atto. E che proseguirà, lo annuncio oggi, con il lancio di 3 borse di studio, una per Ateneo calabrese, a favore di 3 giovani talenti. Sarete voi Magnifici – ha chiosato Verderami – a indicarmi la strada da seguire».
Un percorso, quello tracciato, che richiede fatica, ma che offre grandi prospettive, in cui ricerca scientifica e lavoro sono le chiavi per la comprensione e la decodifica di un mondo dal presente complesso ma dal futuro da orientare che siamo chiamati a progettare in modo sostenibile e consapevole.