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20/10/2026 ore 18.53
Società

Milano, 500 militari in più? Noi rispondiamo con 500 istruttori sportivi tra i ragazzi

«Alla logica della repressione affianchiamo quella della prevenzione: servono presidi educativi, sport e presenza concreta nei quartieri. La sicurezza si costruisce anche in palestra, in strada e nei luoghi in cui crescono le nuove generazioni»

di Redazione

Di fronte all'ipotesi di inviare 500 militari in più a Milano, lanciamo una proposta concreta, provocatoria e lungimirante: 500 nuovi istruttori sportivi sul territorio, accanto ai ragazzi, nelle palestre, negli spazi pubblici e nei quartieri più fragili. Non una contrapposizione alle Forze dell'ordine, il cui lavoro è fondamentale, ma una scelta politica e sociale precisa: alla risposta alla violenza dobbiamo affiancare una presenza educativa capace di prevenirla.La nostra proposta è semplice: investire in quello che troppo spesso manca ai giovani, ovvero opportunità, punti di riferimento, relazioni positive e luoghi in cui sentirsi parte di una comunità.Li chiamiamo i nostri «militari dell'educazione»: istruttori, educatori sportivi e figure capaci di stare sul campo, intercettare il disagio, favorire la socializzazione e trasformare lo sport in uno strumento concreto di inclusione, partecipazione e legalità.Perché mentre cresce la preoccupazione per la violenza giovanile, esiste un'altra emergenza che non possiamo ignorare: l'abbandono della pratica sportiva. Troppi ragazzi smettono di fare sport, spesso perché mancano strutture accessibili, risorse economiche, occasioni e adulti capaci di accompagnarli. E proprio dove si interrompe il legame con lo sport, rischiano di venire meno anche importanti occasioni di crescita, confronto e appartenenza.La sicurezza non si costruisce soltanto presidiando le strade. Si costruisce anche riempiendole di opportunità.

Vogliamo uno sport popolare, accessibile a tutti, nessuno escluso. Uno sport che esca dalle strutture tradizionali, raggiunga i quartieri, viva nelle piazze, nei parchi, nei cortili e negli spazi dimenticati. Uno sport capace di andare incontro ai ragazzi, soprattutto a quelli che rischiano di rimanere ai margini.La nostra idea è quella di un vero e proprio «esercito dello sport», composto da 500 istruttori ed educatori pronti a trasformare la presenza sul territorio in un presidio quotidiano di prevenzione, ascolto e partecipazione.Non bastano gli interventi emergenziali. Servono continuità, progettualità e investimenti. Servono percorsi educativi di strada, attività sportive gratuite, spazi aperti e occasioni di aggregazione che restituiscano ai giovani la possibilità di scegliere, costruire relazioni e immaginare un futuro diverso.

La risposta alla microcriminalità non può arrivare soltanto quando il problema è esploso. Deve cominciare prima, nei luoghi in cui il disagio nasce e dove può ancora essere trasformato in opportunità.

La strada non va abbandonata alla paura: va restituita alla comunità. I quartieri non vanno soltanto controllati: vanno vissuti, animati e accompagnati. I ragazzi non vanno lasciati soli: vanno coinvolti, ascoltati e messi nelle condizioni di crescere.Cinquecento militari in più possono rafforzare il controllo. Cinquecento istruttori in più possono rafforzare il tessuto sociale. Noi vogliamo investire anche su questa seconda forza: quella dell'educazione, dello sport e della comunità.Perché ogni ragazzo che trova una palestra aperta, un educatore presente e una comunità pronta ad accoglierlo è un'opportunità in più per il futuro di tutti.

La sicurezza del futuro si costruisce oggi. E il campo da gioco può essere il primo presidio di legalità.