Monsignor Giovanni Ferro tra i Giusti della Società Civile 2026: salvò il giovane ebreo Roberto Furcht dalla deportazione nei lager nazisti
Il Venerabile e indimenticato arcivescovo di Reggio e Bova, la cui Beatificazione è al centro di un iter avviato in riva allo Stretto ed entrato ormai nella “fase Romana”, a marzo sarà onorato nel Giardino dei Giusti dell’Umanità di tutto il mondo, al Monte Stella di Milano: nascose lo studente di origine ebraica nel Pontificio Collegio Gallio di Como che diresse negli anni delle persecuzioni razziali in Italia
Luce sulla storia e dentro la storia buia degli orrori della Shoah. Ad accenderla sono i familiari di Roberto Furcht e la Fondazione Gariwo, arricchendo la memoria collettiva del gesto coraggioso compiuto dal venerabile monsignor Giovanni Ferro, indimenticato arcivescovo di Reggio e di Bova (dal 1950 al 1977): da parroco e rettore del Pontificio Collegio Gallio di Como, durante la seconda Guerra mondiale e le persecuzioni razziali, garantì una identità falsa al giovane studente Roberto Furcht, così salvandolo dall’arresto e dalla deportazione.
Padre Giovanni Ferro, cinque dopo la Liberazione, divenne monsignore e fu consacrato arcivescovo di Reggio Calabria e Bova, comunità nelle quali lasciò un segno profondo. Fu Arcivescovo nel reggino, e in nessun altro luogo, fino al raggiunto limite di età. Nel 1977 si dimise. Ma a Reggio, di cui fu insignito della cittadinanza onoraria, tornò a vivere, dopo essere stato a Roma, e ivi morì nel 1992. I suoi resti mortali riposano nella cattedrale di Reggio Calabria. Figura eminente nella chiesa reggina, segnò in modo significativo la vita e la storia della comunità.
Dal Piemonte alla Calabria
Eletto Arcivescovo di Reggio Calabria e Vescovo di Bova, all’età di 49 anni, il 14 settembre del 1950 quando era parroco della Maddalena in Genova. La successiva consacrazione avvenne qualche settimana dopo, il 29 ottobre del 1950, a opera del Cardinale Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova. Lo scorso anno, il 75° anniversario della sua ordinazione episcopale.
I natali nel 1901 nella frazione Sant’Anna di Costigliole d’Asti, in Piemonte, ma il cuore della vita episcopale a Reggio Calabria.
"Omnia in charitate"
E infatti proprio a Reggio fu aperta la fase diocesana per la sua canonizzazione nel 2008 con arcivescovo Vittorio Mondello. Il 5 luglio 2019, Papa Francesco 2019 promulgò il decreto sull’eroicità delle sue virtù, proclamandolo Venerabile con il motto episcopale "Omnia in charitate". Adesso è in corso la "fase Romana" dell’iter di Beatificazione.
Ma intanto in questo 2026, su impulso dell’assemblea dell’associazione per il Giardino dei Giusti di Milano, il Venerabile arcivescovo Giovanni Ferro sarà proclamato Giusto della Società Civile. Avverrà il prossimo 11 marzo, pochi giorni dopo la giornata dei Giusti tra le Nazioni (6 marzo), nel Giardino dei Giusti dell’Umanità di tutto il mondo, al Monte Stella di Milano.
Una vita nella Fede
La chiamata religiosa per Giovanni Ferro arrivò quando era ancora un bambino. Giovanissimo entrò nel seminario dei Padri Somaschi. L’11 aprile 1925 fu ordinato sacerdote e conseguì la laurea in filosofia all’Università Gregoriana di Roma. Insegnamento e impegno pastorale segnarono il suo percorso di sacerdote ed educatore, rigoroso ma empatico.
Dai collegi somaschi di Corbetta, in provincia di Milano, Casale Monferrato e Treviso arrivò a Como nel 1938, l’anno della promulgazione delle leggi razziali in Italia. Qui assunse la direzione del Pontificio Collegio Gallio e qui la Storia interrogò la sua coscienza e ne rivelò lo spessore della Fede e il coraggio. Roberto Furcht, un giovane ragazzo ebreo ricercato dalla Gestapo, fu salvato da Padre Ferro che, assumendosi ogni rischio, gli offrì rifugio all’interno dello stesso Collegio. Roberto Furcht si poté nascondere tra gli studenti, sotto falso nome, sfuggendo ai controlli, rastrellamenti e arresti con la conseguente deportazione dei lager nazisti.
Il buio della Storia e la luce della Fede e del Coraggio
Nell’Italia Fascista, in cui pure fu attuata la persecuzione degli ebrei, la situazione degenerò rapidamente con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 e, subito dopo l’armistizio, con l’occupazione tedesca e la collaborazione dei repubblichini. Como divenne strategica per la prossimità del confine svizzero, prediletto per le fughe di ebrei, disertori e oppositori politici. Padre Ferro restò riferimento per centinaia di studenti di tutte le estrazioni sociali. La presenza di milizie fasciste e pattuglie tedesche, specie presso il Pontificio Collegio Gallio, molto noto ed esposto, e il rischio costante di delazioni erano costanti.
Per mesi Roberto Furcht visse tra i corridoi e le aule del Collegio, nel cuore di una città occupata. Nessuno sapeva tranne padre Ferro e qualche fidato collaboratore. Per proteggerlo era stato necessario pianificare ogni minimo dettaglio. Roberto Furcht riuscì a non essere deportato. "Chi salva una vita, salva il mondo intero", recita il Talmud. Ed è infatti questa la citazione in cui si condensa l’azione di coraggio e umanità dei Giusti tra le Nazioni, di non ebrei come padre Giovanni Ferro che rischiarono la propria vita per salvarne un’altra durante la Shoah.
«Su proposta del figlio professore Andrea Furcht, l’assemblea dell’associazione per il Giardino dei Giusti di Milano, composta da Fondazione Gariwo, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Comune di Milano, che ha scelto anche il tema per le celebrazioni della Giornata dei Giusti dell’Umanità 2026: “I Giusti per la democrazia. Dialogo e non violenza per costruire la pace”, anche il nostro Venerabile Arcivescovo Giovanni sarà onorato nella solenne cerimonia annuale tra i Giusti della Società Civile 2026 in programma per il prossimo 11 marzo 2026 nel Giardino dei Giusti dell’Umanità di tutto il mondo, al Monte Stella di Milano», ha spiegato Giuseppe Carlo Rotilio, Postulatore della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di monsignor Giovanni Ferro.
Giusto dell’Umanità 2026
«Le personalità sono scelte sulla base di proposte e segnalazioni provenienti dalla società civile, associazioni, studiosi e cittadini. Insieme al Venerabile Giovanni Ferro, per il 2026 hanno ottenuto il riconoscimento, tra gli altri, il padre costituente Piero Calamandrei, il leader negli Usa del movimento per i diritti civili degli afroamericani Martin Luther King, l’attivista di Israele che si è battuta per i diritti delle donne e per la pace in Medio Oriente Vivian Silver, l’attivista per la pace in Palestina fondatrice di Women of the Sun Reem Al-Hajajreh, l’attivista russa incarcerata per aver diffuso notizie sulla guerra in Ucraina Aleksandra Skochilenko. Con loro ulteriori 8 personalità tra rappresentanti del mondo cattolico, esponenti civili e militari che si sono distinti durante la Resistenza e attivisti internazionali per la pace.
È lo stesso figlio Andrea a raccontare nella “Storia della Furcht”: “Mio padre fu sorpreso dall’armistizio del 8 settembre 1943 a Cittiglio, dove era sfollato. Sfuggito quasi miracolosamente a un rastrellamento delle SS, è stato salvato da padre Giovanni Ferro, che lo ospitò, a rischio della propria vita, sotto falso nome. Di quest’episodio ho conoscenza, così come mia sorella Elisabetta, tramite i racconti di mio padre e soprattutto di mia nonna”», ha spiegato ancora Giuseppe Carlo Rotilio, Postulatore della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di monsignor Giovanni Ferro.
Fermezza e discrezione
La scelta di aiutare Roberto Furcht rimase segreta e mai rivelata fino a quando le testimonianze e le ricostruzioni storiche dello stesso Furcht non portarono alla luce i fatti.
Una scelta vissuta come un dovere morale e di cui monsignor Ferro non parlò neppure dopo la Liberazione. Solo qualche anno dopo, nel 1950, venne nominato arcivescovo metropolita di Reggio Calabria e vescovo di Bova. La guerra, quella Guerra era finita, ma in Calabria quel padre divenuto intanto monsignore, si trovò ad affrontare un contesto complesso e difficile segnato da povertà, marginalità e criminalità mafiosa che fronteggiò aprendo scuole, centri educativi, mense e opere caritative, divenendo anche qui un riferimento per la popolazione più fragile e voce coraggiosa contro la ’ndrangheta. Ancora una volta fermezza e discrezione segnarono la sua opera coraggiosa, costantemente accompagnata dalla Preghiera. Dall’alluvione del 1951 ai moti del Settanta in cui operò per una Pace difficile, sempre con le parole del Vangelo.
L’alluvione del 1951 e i moti del 1970
A seguito dell’alluvione diramò un appello (accolto da papà Pio XII) radio a tutta la Nazione, “perché una nobile gara di fraterna solidarietà riporti la serenità e la gioia dove la distruzione e la morte hanno seminato tante rovine”.
Dal 1967 al 1970 fu anche Amministratore Apostolico di Oppido Mamertina. Durante i moti del Settanta a Reggio compì un’opera di mediazione, invocando la via del dialogo e della preghiera. Il 4 ottobre 1970, oltre diecimila persone si radunarono in piazza Duomo a Reggio Calabria per esprimere il loro affetto e solidarietà all’Arcivescovo. Nel Testamento spirituale, il Venerabile Servo di Dio scrisse: «Vi ho amati tutti e continuo ad amarvi senza esclusione alcuna. Ringrazio tutti della grande bontà che, come figli dilettissimi, avete avuto per me, indegno Pastore della Chiesa reggina e bovese. Vi attendo tutti in Paradiso».
Particolarmente preziose sono le immagini delle Processioni mariane guidate da monsignor Ferro girate da Paolo Melasi. Testimonianze video confluite nel progetto di recupero di documenti video d’epoca “Frame-Frammenti di Memoria” ideato dal figlio, il regista Antonio Melasi.
Verso la Beatificazione
Il Venerabile Giovanni Ferro si appresta adesso a diventare Beato. È in corso la “fase Romana” dell’iter di Beatificazione, in occasione della quale sono al vaglio della Commissione le documentazioni relative al miracolo post mortem, ossia alla guarigione totale, irreversibile e permanente, inspiegabile dal punto di vista medico-scientifico, e le testimonianze.
«La Causa di Beatificazione e Canonizzazione è nella c.d. “fase romana”, cioè davanti al Dicastero delle Cause dei Santi, dove in precedenza furono portate tutte le documentazioni raccolte nel processo diocesano, ed attende dal Signore, dopo un ulteriore processo canonico, il riconoscimento di un miracolo per intercessione del Venerabile, affinché possa essere proclamato Beato. É pertanto quanto mai necessario pregare, invocando, singolarmente e come comunità parrocchiali, l’intercessione del nostro Venerabile Giovanni, specialmente quando qualche ammalato versi in uno stato di gravità. Siamo certi che il Signore non mancherà di esaudire, nei tempi e nei modi che Egli vorrà, il riconoscimento – da parte della Chiesa – del richiesto miracolo di questo amato e mai dimenticato Arcivescovo reggino», ha spiegato ancora Giuseppe Carlo Rotilio, Postulatore della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di monsignor Giovanni Ferro.
La preghiera dell’arcivescovo Morrone
L'arcivescovo di Reggio – Bova, monsignor Fortunato Morrone, ha composto questa preghiera per la Beatificazione e Canonizzazione del Venerabile monsignor Giovanni Ferro, distribuita durante la celebrazione diocesana di apertura del Giubileo nel dicembre 2024.
«Padre santo, Dio della gioia e della vita ti ringraziamo perché nel Tuo servo l'arcivescovo Giovanni Ferro hai donato alla nostra Chiesa di Reggio Calabria – Bova, un Pastore a immagine del Tuo Figlio Gesù, mite e umile di cuore, semplice e povero in spirito, paterno e provvidente custode degli ultimi, sereno annunciatore del Vangelo, tenace costruttore di giustizia e di pace nei turbamenti e nei travagli del popolo cristiano, presenza amica della Tua misericordia.
Ti preghiamo: donaci la gioia di vederlo presto annoverato nella moltitudine dei tuoi santi in compagnia di San Paolo, San Leo e San Gaetano Catanoso perché questa nostra Chiesa risplenda sempre più della bellezza divinamente umana del tuo Figlio Gesù. Amen»