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17/06/2026 ore 18.00
Società

Museosteria, la memoria che diventa futuro: il sogno di Marcello Manti per Cardeto

Dalla Francia al ritorno in Calabria, Marcello Manti ha trasformato la storia, la musica e le tradizioni popolari di Cardeto in un progetto culturale unico. Tra le registrazioni di Alan Lomax e l'idea di nuovi percorsi sonori, il Museosteria guarda al turismo esperienziale come occasione di rinascita per il borgo grecanico.

di Silvio Nocera

Un passato attraverso cui costruire una prospettiva di futuro. Questa potrebbe essere la sintesi della missione di Marcello Manti, ideatore e animatore del progetto Museosteria di Cardeto.

Quella di Marcello è una storia di ritorno. Figlio di calabresi immigrati in Francia, decide di rientrare in Calabria dove compie i suoi studi a Reggio tra il Liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti per poi frequentare il Centro Sperimentale di Design ad Ancona. Tramite un programma di stage sono entrato nel mondo del lavoro. Ma il cuore era sempre giù. Da qui nasce l’idea del progetto Museosteria, un luogo che sapesse intrecciare tradizione enogastronomica, storia delle tradizioni popolari ed etnomusicologia. E che diventasse centro propulsivo per attività legate alla ricerca etnografica e alla creazione di percorsi di turismo esperienziale, a partire dalla memoria di Cardeto come paese grecanico.

Qui il greco di Calabria già ai primi del 900 si era estinto, ma vivi erano rimasti la tradizione e il patrimonio musicologico. Qualcosa che ancora oggi resiste e di cui anche Corrado Avaro aveva parlato nelle sue opere dove spesso ricorrono le donne di Cardeto citate come le regine della danza.

All’interno del Museosteria sono riuscito a recuperare e salvaguardare tantissimo materiale riguardante questi temi. In particolare custodiamo alcune foto di Alan Lomax, antropologo statunitense di fama mondiale, assieme alle registrazioni effettuate a Cardeto nel 1954 durante un anno trascorso in Italia e che definì “il più bell’anno della mia vita”.

Sebbene oggi a Cardeto esista un turismo di ritorno, si potrebbe e si dovrebbe fare molto di più, stimolando la strutturazione di un turismo colto, di nicchia per cui abbiamo bisogno di fare di più: dalla viabilità, alla cartellonistica, a un punto dedicato in paese alle informazioni turistiche. E la programmazione di percorsi di turismo esperienziale legato anche a veri e propri viaggi sonori. Alcuni passi avanti sono stati fatti, ma non bastano. Basterebbe cominciare dando attuazione al progetto di albergo diffuso, già realizzato, ma ancora non entrato in funzione.

E mentre si attende un segno da parte della politica, Marcello Manti, già pensa a realizzare un percorso turistico sonoro dove offrire ai visitatori la possibilità di conoscere Cardeto attraverso i suoni del passato e del presente, mostrando al resilienza della nostra comunità e il modo in cui nelle famiglie si tramanda di padre in figlio la cultura e la pratica della musica e della danza popolare.