«Non solo pasti caldi ma soprattutto ascolto e il calore di un sorriso», ecco il volontariato che dà forza a chi vive ai margini
Nelle scorse settimane potenziata l’accoglienza notturna delle persone senza fissa dimora per fronteggiare il freddo da parte del Comune. Attivo il numero di pronto intervento sociale dell’Unità di Strada. Occorre tuttavia un Welfare strutturato e non di emergenza. Essenziale resta l’apporto della Caritas parrocchiale e dell’help center La Casa di Lena che rilancia la campagna del farmaco sospeso
È inquieto perché a parlare di sé non è abituato. Chissà per quanto tempo ha vissuto in solitudine, senza che alcuno lo ascoltasse, senza relazionarsi in modo sereno, con la convinzione di poter essere solo giudicato e mai capito. Le sue parole sono poche, davvero poche, ma raccontano di una vita difficile, dura in cui il lavoro non c’è stato. Non tutti riescono a parlare. Non tutti lo vogliono. Altri invece non aspettano altro ma è un fiume in piena che può solo essere accolto. Un impeto di raccontare che rende privilegiati chi è in ascolto di una lingua misteriosa ma certamente vissuta e pregna di vita e di voglia di condividere.
Chi vive al confine, ritrovandosi o scegliendo una vita eccentrica rispetto al resto della comunità, matura un suo modo di stare al mondo di rapportarsi o di non rapportarsi all’altro. Vivono al confine certamente le persone senza fissa dimora, proprio in questi giorni a Reggio Calabria, al centro della rilevazione Istat “Tutti contano”, coordinata dalla Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora fio. PSD, che sta investendo i territori delle 14 città Metropolitane, con l’obiettivo da scattare la cosiddetta Fotografia Notturna e così acquisire informazioni su chi viva in strada e chi acceda alle strutture allestite dal Comune. Conoscere meglio le loro condizioni attraverso la raccolta dei dati, sarà utile per programmare politiche pubbliche più adeguate ed efficaci e migliorare i servizi dedicati.
Diritto al rispetto e all’ascolto
A volte si nasce ai margini senza conoscere altro e senza riuscire a uscirne. A volte a quei margini ci si arriva per vicissitudini familiari, personali, economiche e lavorative. A volte si sceglie una vita di solitudine in strada, cambiando spesso posti e città. Non sono solo persone di altre nazionalità, che qui non hanno nessuno e che giungono senza mezzi di sostentamento, spinte dalla disperazione e dal bisogno. Sono sempre più gli italiani, i reggini, che perdono o restano senza casa o che, pur avendone ancora una, non riescono ad arrivare a fine mese e a mangiare tutti i giorni.
Una grave marginalità adulta che spesso travolge anche minori. Una grave marginalità adulta in cui le donne sono spesso quelle più violate, intrappolate per esempio nelle maglie del fenomeno sommerso e non attenzionato dello sfruttamento della prostituzione. Ciò che accomuna questa umanità variegata e sofferente è il diritto al rispetto e all’ascolto, qualunque siano la storia e le condizioni.
Emarginazione e necessità di un welfare strutturato
Il tema delle persone senza fissa dimora si intreccia inevitabilmente con quello della povertà, soprattutto delle nuove povertà, con situazioni di emarginazione talmente protratte e gravi da essere divenute, nell’indifferenza istituzionale, terreno fertile per chi cerchi facili prede per i suoi traffici.
C’è da considerare anche la condizione dell’invisibilità per ridurre la quale sono quotidianamente impegnati i tanti volontari Caritas che conoscono luoghi e posti prediletti da molte persone che a volte si allontanano, cambiando anche città, per poi farvi ritorno. La rete di volontari è davvero preziosa ed è essa un supporto per le Istituzioni il cui approccio a queste fragilità continua a restare emergenziale senza divenire strutturale.
Da qualche anno è attiva la casa comunale allestita dal Comune di Reggio Calabria. Circa 15 posti nell’ex scuola dell’infanzia Giovanni Pascoli di Reggio. Una disponibilità da implementare specie con il freddo. E, infatti, il Comune, con l'assessorato alle Poltiche sociali retto da Lucia Anita Nucera, ha rafforzato l’accoglienza notturna allestendo temporaneamente la sede dell’Urban Center (un bene confiscato di fatto inutilizzato) come dormitorio con capienza fino a 24 posti. Un’Unità di strada segue queste strutture (3382295597) e queste persone anche con un numero di Pronto intervento sociale (3382295651).
Il ruolo essenziale del volontariato
Un livello istituzionale da potenziare che di fatto conta anche su una nutrita e straordinaria rete di volontari e volontarie Caritas, che cucinano, preparano, distribuiscono, supportato con sportelli legali e sanitari gratuiti queste persone che spesso si ritrovano senza altri riferimenti. Ma soprattutto si relazionano, sorridono, accolgono, tendono la mano.
Una rete di volontariato che collabora con le istituzioni e che per il Welfare dedicato a queste gravi marginalità è di insostituibile supporto. Accanto alla rete c’è anche una comunità di Reggio che dona e risponde presente agli appelli e che si auspica risponderà presente al nuovo appello lanciato per il farmaco sospeso.
La Caritas resta accanto alle persone sole e alle famiglie in difficoltà, rinnovato l’impegno delle mense tra Natale e l’EpifaniaNel dettaglio ogni giorno la Caritas spalanca le sue porte per offrire dei pasti e un sorriso. Le parrocchie sono organizzate per assicurare questo sostegno ogni giorno dell’anno, anche e soprattutto nei giorni di festa. Tra loro c’è la parrocchia della Candelora di Reggio sotto la guida di don Luigi Cannizzo.
In strada con loro
«Sono tante le realtà della Caritas diocesana impegnate in un servizio non tanto di prossimità ma di carità cristiana. Nel volto di chi stiamo servendo stiamo, facendoci prossimi, vediamo il volto sofferente di Gesù. Per questo il nostro approccio va oltre il servizio concreto, per quanto essenziale, come offrire un pasto caldo. Portiamo uno sguardo limpido e un sorriso. Chi vive lungo strade, sotto i portici o in altri luoghi di rifugio, come per esempio la struttura abbandonata dell’ex Girasole e fino a qualche anno fa anche la struttura in costruzione dalle parti del Nefrologico, ha bisogno di vedere volti amici che nella difficoltà porti una parola di conforto e soprattutto un sorriso. Questo è importante.
Non molliamo pacchetti e andiamo via ma restiamo, ascoltiamo, entriamo in relazione. Non siamo lì per giudicare ma per accogliere e doniamo anche coperte e sacchi a pelo affinché possano stare riparati al meglio anche se senza un tetto sulla testa.
Abbiamo iniziato nel post Covid questo servizio io e i miei più stretti collaboratori. La Provvidenza ci ha assistito. Oggi la rete è composta da 150 volontari che a vario titolo scelgono di esserci per queste persone e di dare il loro contributo a questa umanità sofferente. Oltre 80 pasti al giorno che distribuiamo andando incontro a queste persone che ormai ci aspettano e che anche noi attendiamo di incontrare», racconta don Luigi Cannizzo, parroco della chiesa della Candelora di Reggio Calabria.
Al loro fianco per restituire dignità
Porte aperte anche per una bevanda calda all’help center La Casa di Lena di Reggio Calabria dopo una notte “senza casa”, animata da una quarantina di volontari coordinati dalla referente Caritas, Bruna Mangiola. Uno sguardo attento e premuroso su queste marginalità, che sono anche quelle vissute da chi pur non vivendo per strada, affronta quotidiane condizioni di estrema povertà e solitudine, è quello dei volontari e delle volontarie dell’help center La Casa di Lena di Reggio Calabria.
Istituito nel 2015 quale sede dell’osservatorio nazionale sul Disagio e della Solidarietà nelle stazioni italiane, è aperto dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle ore 11 e mercoledì e giovedì dalle ore 15:30 alle ore 17:30. Ogni giorno si offrono una bevanda calda e servizi di orientamento e ascolto.
«L’help center la Casa di Lena - racconta la volontaria Mirella Giuffrè - è diventata la famiglia di tante persone che vivono in strada. Offriamo un caffè, un tè ma soprattutto ascoltiamo. A noi si rivolgono per una consulenza legale, un orientamento sanitario. Per esempio, abbiamo supportato tante persone per l’ottenimento della dimora fittizia presso l'help Center. Ciò dà loro la possibilità di ricevere dei documenti, tessera sanitaria, documentazione e corrispondenza, restituendo quella dignità sociale perduta. Noi arriviamo ad accogliere anche 30, 40 persone al giorno. Un afflusso importante e ognuno di loro ha una storia.
Tra i servizi che ci impegniamo a garantire, e da questo punto di vista cogliamo l’occasione per lanciare un appello. Occorre ricostituire il tesoretto presso la farmacia Arcudi di Reggio Calabria per l’acquisto di farmaci di prima necessità da fornire a chi si rivolge a noi.
Esserci accanto a chi non ha, a Casa di Lena distribuiti un centinaio di pasti: la gioia dell'Epifania si fa servizio al ProssimoSi può e si deve fare tanto e in quelle due ore di servizio noi tocchiamo la loro umanità e ne usciamo arricchiti. Nonostante le difficoltà molte di queste persone vogliono riscattarsi ed è responsabilità di tutti lavorare per garantire questa opportunità. I nostri sono piccolissimi gesti che per loro hanno un grandissimo valore», conclude Mirella Giuffrè, volontaria Help center Casa di Lena Reggio Calabria.
...a qualcuno non manca un giaciglio...
Bertolt Brecht scriveva: «Ho sentito dire che a New York all'angolo della 36° strada e di Broadway nei mesi invernali ogni sera c'è un uomo che ai senzatetto che si radunano pregando i passanti, procura un giaciglio per la notte.
Con questo il mondo non cambia, le relazioni fra gli uomini non migliorano,
l'epoca dello sfruttamento non è per questo più vicina.
Ma a qualcuno non manca un giaciglio per la notte, il vento viene tenuto lontano da loro per una notte. La neve destinata a loro cade sopra la strada».
E in quella piccolezza, apparentemente insignificante e ininfluente, che è racchiusa la Potenza più dirompente di un dono che si chiama umanità.