“Per la gente, tra la gente”, Reggio inaugura il monumento all'Arma e intitola un Largo ai Caduti di Nassiriya
FOTO – La città rende omaggio ai Carabinieri caduti ed a tutti coloro che hanno perso la vita servendo lo Stato. Sul Lungomare un monumento che racconta il rapporto tra l'Arma e la comunità della Città dello Stretto
«Il carabiniere non guarda mai indietro. Se lo fa, è soltanto per aspettare chi non ce la fa». È da questa riflessione del comandante della Legione Carabinieri Calabria, il generale Riccardo Sciuto, che prende forma il significato della cerimonia che si è svolta sul Lungomare Falcomatà, dove Reggio Calabria ha inaugurato il monumento «Per la gente, tra la gente» e intitolato il nuovo Largo Caduti di Nassiriya.
Un momento solenne che ha unito il ricordo delle vittime dell'attentato del 12 novembre 2003 alla memoria di tutti coloro che hanno perso la vita servendo lo Stato e la sicurezza dei cittadini. Una memoria che da oggi trova un nuovo spazio nel cuore della città, affacciato sullo Stretto.
Alla cerimonia hanno preso parte il prefetto Clara Vaccaro, il sindaco facente funzioni Mimmo Battaglia, il magnifico rettore dell'Università Mediterranea Giuseppe Zimbalatti, il comandante della Legione Carabinieri Calabria Riccardo Sciuto, il comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, generale di Brigata Cesario Totaro, i rappresentanti dell'Associazione Nazionale Carabinieri, il direttore dell'Accademia di Belle Arti Giuseppe Sacchetti, l'autore dell'opera Luigi Citarrella, oltre ai familiari dei caduti e a numerosi cittadini.
L'iniziativa si inserisce nel programma delle celebrazioni per il 212° anniversario della fondazione dell'Arma dei Carabinieri e consegna alla città un luogo destinato a custodire il ricordo di Nassiriya e il valore del servizio svolto quotidianamente dalle donne e dagli uomini dell'Arma.
Il monumento inaugurato sul Lungomare porta il titolo «Per la gente, tra la gente» ed è stato realizzato in bronzo dall'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria.
«L'idea era quella di rappresentare il carabiniere come un angelo custode», ha spiegato il direttore dell'Accademia Giuseppe Sacchetti. «Per noi questa è un'occasione importantissima. Oltre al nostro ruolo nella formazione, sentiamo il dovere di dialogare costantemente con il territorio. Questo progetto rappresenta un esempio concreto di collaborazione con le istituzioni e di contributo artistico e culturale alla città».
A raccontare il significato dell'opera è stato il suo autore, Luigi Citarrella, docente di Tecniche della Scultura.
«Quest'opera si intitola “Per la gente, tra la gente” e vuole rappresentare il rapporto che l'Arma dei Carabinieri ha con la comunità. Il carabiniere protegge con il suo mantello che, osservato da dietro, si trasforma in un'ala. Un'immagine che richiama la figura dell'angelo custode e il ruolo di protezione svolto quotidianamente dai militari».
Realizzata interamente nei laboratori dell'Accademia, l'opera è alta circa due metri e trenta e raffigura un carabiniere accanto a un bambino, con alle spalle il profilo della città.
«Tra il carabiniere e il bambino resta uno spazio vuoto», ha spiegato Citarrella. «Quel vuoto rappresenta il futuro. È un vuoto che dobbiamo riempire noi. Il carabiniere non è sopra la città, ma accanto ai cittadini. È con loro e tra loro».
Il ricordo di Nassiriya ha attraversato l'intera cerimonia. Un ricordo che il generale Riccardo Sciuto ha voluto estendere a tutte le vittime di quella tragedia.
«Non morirono soltanto carabinieri o militari dell'Esercito», ha ricordato. «Morirono anche civili italiani e cittadini locali. Fu una tragedia che coinvolse tutti e che ferì profondamente il sentimento nazionale. Ricordare Nassiriya significa ricordare i valori e i principi del nostro Paese».
Parole pronunciate davanti ai familiari dei caduti e alle rappresentanze dell'Arma, in una giornata che ha voluto trasformare il ricordo in impegno civile.
«Sono poche le città in cui Nassiriya non viene ricordata», ha aggiunto Sciuto. «Questo dimostra quanto quella vicenda sia entrata nel cuore degli italiani e delle comunità. Una tragedia che ancora oggi conserva una straordinaria forza evocativa».
Parlando del significato del monumento, il comandante della Legione ha poi richiamato il ruolo che l'Arma svolge quotidianamente sul territorio.
«L'Arma esiste perché esiste il cittadino. Noi siamo chiamati a tutelarlo, proteggerlo e accompagnarlo. La stazione dei carabinieri non è soltanto un luogo dove si presenta una denuncia, ma un presidio di rassicurazione sociale aperto a chiunque abbia bisogno di aiuto».
Da oggi, sul Lungomare Falcomatà, quel legame tra memoria e servizio trova una rappresentazione concreta. Un'opera che guarda ai Caduti di Nassiriya e a tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per gli altri, ma che, attraverso la figura del bambino e quello spazio aperto verso il futuro, richiama anche la responsabilità di una memoria che continua a vivere nella coscienza delle istituzioni e della collettività.
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