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16/10/2026 ore 12.53
Società

Polo ’80 Food&Drink, a Reggio Calabria l’architettura incontra la Pop Art

Antonella Postorino e Roberto Iero firmano un’esperienza immersiva tra memoria, arte e intelligenza artificiale. Domenica 18 ottobre, alle ore 18, l’inaugurazione del locale a Pellaro

di Redazione

Può un ambiente storico diventare il palcoscenico di un’esperienza contemporanea, senza perdere la propria identità? Può l’architettura dialogare con la Pop Art, la scenografia, il linguaggio della comunicazione digitale e l’intelligenza artificiale, trasformando un locale di ristorazione in uno spazio da vivere e scoprire?

A queste domande risponde il progetto di Polo ’80 Food&Drink, il nuovo locale che aprirà al pubblico domenica 18 ottobre, alle ore 18:00, in via Nazionale 104, a Pellaro. Un intervento che porta a Reggio Calabria una concezione dell’interior design in cui architettura, arte, tecnologia e intrattenimento concorrono a costruire un’esperienza immersiva, capace di andare oltre la tradizionale idea di pub o ristorante.

A firmare il progetto sono gli architetti Antonella Postorino e Roberto Iero, che hanno interpretato lo spazio come un organismo narrativo, nel quale linguaggi differenti si incontrano senza annullarsi, dando vita a un equilibrio tra conservazione, invenzione scenografica e sperimentazione contemporanea.

Due architetti, una filosofia: progettare emozioni attraverso lo spazio

Il cuore dell’intervento risiede nella capacità di trasformare l’architettura d’interni in uno strumento di racconto. Postorino e Iero non si limitano a ridefinire l’immagine del locale attraverso arredi e colori, ma costruiscono una vera e propria regia dello spazio, nella quale ogni elemento concorre a definire una precisa esperienza percettiva.

La loro ricerca progettuale si sviluppa attraverso la contaminazione tra discipline: l’architettura dialoga con la scenografia, la memoria del luogo si confronta con l’immaginario della cultura pop, le tecniche artigianali si integrano con le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale diventa una possibile estensione del processo creativo e comunicativo.

“Il risultato è un ambiente che non si esaurisce nella sua funzione commerciale. Il locale diventa un luogo da attraversare, osservare e abitare, nel quale il cliente è invitato a partecipare a un racconto visivo fatto di contrasti, citazioni, colori e suggestioni” afferma Antonella Postorino.

Aggiunge Roberto Iero “È questa la filosofia che caratterizza l’intervento: non sovrapporre semplicemente stili differenti, ma metterli in relazione affinché ciascuno possa valorizzare l’altro. Il passato non viene cancellato per fare spazio al nuovo; diventa, al contrario, la matrice sulla quale costruire un linguaggio contemporaneo”.

La memoria architettonica come scenografia del presente

Uno degli aspetti più significativi del progetto è il rapporto con l’involucro storico del locale. La pavimentazione in cementine decorate, le cornici modanate, le porte in legno, gli imbotti e i soffitti decorati restituiscono un’atmosfera che richiama il gusto architettonico dei primi decenni del Novecento, con suggestioni Liberty e riferimenti alla tradizione decorativa d’epoca.

Anche la presenza di dipinti a olio, ritratti e immagini di gusto classico contribuisce a definire una dimensione quasi museale, nella quale lo spazio conserva le tracce della propria identità.

La scelta dei progettisti è quella di non nascondere questi elementi, ma di assumerli come parte integrante del progetto. Le superfici, le modanature e i dettagli architettonici diventano quinte scenografiche, capaci di accogliere e valorizzare l'innesto di nuovi linguaggi visivi.

In questo dialogo si riconosce una precisa sensibilità progettuale: la conservazione non è intesa come immobilità, ma come capacità di mantenere leggibile la memoria del luogo, consentendole di entrare in relazione con le forme espressive del presente.

Il progetto non cerca dunque una ricostruzione filologica di un ambiente d’epoca, né una contrapposizione tra antico e contemporaneo. Punta piuttosto a una convivenza consapevole, nella quale il carattere storico dello spazio acquista nuova forza proprio attraverso il confronto con elementi inattesi.

L’irriverenza della Pop Art incontra l’eleganza classica

A fare da contrappunto all’architettura tradizionale è l’energia cromatica della Pop Art. Giallo brillante, rosso ciliegia, azzurro ciano, verde mela e viola introducono accenti visivi decisi, trasformando aperture e passaggi in portali colorati che scandiscono il ritmo dell’ambiente.

Le pareti ospitano illustrazioni ispirate alla cultura dei fumetti, alla grafica pubblicitaria e all’immaginario della comunicazione di massa, con richiami alla retinatura di Roy Lichtenstein e alla rielaborazione seriale delle icone resa celebre da Andy Warhol.

Volti femminili, hamburger, immagini iconiche della cultura pop, riferimenti a Marilyn Monroe, alla Gioconda e a Mickey Mouse compongono un repertorio visivo ironico e riconoscibile. Le opere, sviluppate attraverso elaborazioni digitali e interventi grafici personalizzati, sono concepite per dialogare con l’architettura e contribuire alla costruzione di un’identità visiva coordinata.

Il colore non svolge quindi una funzione puramente decorativa. Diventa uno strumento di orientamento, una presenza scenografica e un elemento capace di modificare la percezione dello spazio.

Anche gli arredi contemporanei, caratterizzati da linee essenziali e tonalità vivaci, partecipano a questo gioco di contrasti. Sedute, tavoli e panche progettate per il locale introducono una dimensione funzionale e informale, alleggerendo la solennità degli elementi classici e rendendo l’ambiente adatto a diverse modalità di permanenza.

L’effetto complessivo è quello di una composizione dinamica, nella quale ogni elemento contribuisce a un’identità riconoscibile senza perdere la propria autonomia.

Dalla ristorazione all’esperienza immersiva

In Polo ’80 Food&Drink anche il cibo entra nella narrazione architettonica. L’hamburger, simbolo della cultura gastronomica contemporanea e dell’immaginario pop, diventa parte di un sistema visivo che unisce gastronomia, arte e intrattenimento.

“Il progetto punta così a superare la distinzione tradizionale tra contenitore architettonico e attività ospitata. L’ambiente non è soltanto lo sfondo della ristorazione, ma contribuisce attivamente alla costruzione dell’esperienza del cliente” spiega Roberto Iero.

Le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale, integrate nel concept comunicativo e nell’impianto tecnologico, ampliano le possibilità espressive del locale, aprendo al dialogo tra immagini, contenuti e linguaggi contemporanei. La dimensione immersiva nasce proprio dall’interazione tra spazio fisico, stimoli visivi e percezione individuale.

“L’obiettivo è creare un luogo capace di sorprendere senza diventare estraneo alla quotidianità: uno spazio di convivialità in cui incontrarsi, sostare e ritrovare una dimensione informale di socialità, anche nelle giornate meno favorevoli alla vita all’aperto” evidenzia Antonella Postorino.

La storia di Polo: una tradizione che attraversa le generazioni

Il nome Polo ’80 custodisce un legame diretto con la storia imprenditoriale della famiglia Dascola. Il progetto nasce infatti dall’esperienza del Polo Nord, il lido attivo dal 1980 dal quale deriva il nome dell’attuale attività di ristorazione, avviata da Antonio Dascola e tramandata attraverso le generazioni fino a Nicola e all’attuale Antonio, nipote del fondatore.

Il richiamo agli anni Ottanta non è una semplice operazione nostalgica. Diventa il punto di partenza per reinterpretare un’eredità familiare attraverso un linguaggio nuovo, capace di parlare a un pubblico contemporaneo senza rinnegare le proprie origini.

La continuità tra passato e futuro, che costituisce il principio architettonico dell’intervento, trova così un corrispettivo nella storia dell’attività: da una tradizione legata alla convivialità e al tempo libero nasce un progetto che affida allo spazio, all’immagine e alla tecnologia il compito di rinnovare l’esperienza dell’accoglienza.

Il valore delle maestranze e della collaborazione tecnologica

Alla realizzazione hanno contribuito le maestranze artigianali locali, chiamate a tradurre il progetto in dettagli costruttivi, finiture e soluzioni su misura. Un ruolo importante è stato svolto anche da Antonino e Monica De Girolamo, che hanno curato l’impianto tecnologico, elemento essenziale per integrare le esigenze funzionali con la visione espressiva del locale.

La collaborazione tra progettisti, artigiani e specialisti della tecnologia evidenzia un aspetto centrale dell’intervento: l’innovazione non nasce dall’impiego isolato di strumenti avanzati, ma dalla capacità di coordinare competenze diverse all’interno di un disegno unitario.

È nell’incontro tra ideazione architettonica, manualità artigianale e soluzioni tecnologiche che il concept assume forma concreta, dimostrando come anche un intervento di interior design possa diventare un terreno di sperimentazione interdisciplinare.

Un nuovo luogo di incontro per Pellaro

Con l’apertura di Polo ’80 Food&Drink, Pellaro si arricchisce di uno spazio che interpreta la ristorazione come occasione di incontro tra architettura, arte e cultura contemporanea.

Il progetto di Antonella Postorino e Roberto Iero propone una lettura dell’interior design nella quale la qualità dello spazio non dipende soltanto dalla sua funzione, ma anche dalla capacità di generare emozioni, stimolare la curiosità e costruire un’identità riconoscibile.

La contaminazione tra suggestioni neoclassiche, memoria architettonica, Pop Art, scenografia e innovazione tecnologica restituisce un ambiente eclettico, in cui il contrasto diventa metodo progettuale e la convivenza tra linguaggi differenti produce una nuova esperienza dello spazio.

Domenica 18 ottobre, alle ore 18:00, l’inaugurazione di via Nazionale 104 segnerà così l’apertura di un locale che ambisce a essere molto più di un luogo in cui mangiare e bere. Un piccolo teatro della quotidianità, una galleria informale, uno spazio di relazione in cui architettura e immaginazione si incontrano.

Un progetto che dimostra come la memoria possa diventare materia viva del presente e come l’architettura, quando si apre alla contaminazione, sia capace di trasformare un luogo ordinario in un’esperienza da ricordare.