Porti e mafie, Calabria seconda in Italia: Gioia Tauro snodo dei traffici globali
Il report di Libera fotografa un sistema sempre più esteso: 131 casi nel 2025 nei porti italiani e quasi 500 in quattro anni. In Calabria 15 episodi, con Gioia Tauro epicentro dei traffici e oltre 54 tonnellate di cocaina sequestrate in dieci anni.
I porti italiani si confermano uno degli snodi più sensibili per le attività criminali, crocevia in cui economia legale e illegale si intrecciano in maniera sempre più complessa. È quanto emerge dalla terza edizione del rapporto “Diario di Bordo”, presentato da Libera, che restituisce una fotografia aggiornata delle proiezioni mafiose negli scali marittimi nazionali e internazionali.
Nel solo 2025 sono stati registrati 131 casi di criminalità nei porti italiani, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente. Gli scali coinvolti salgono a 38, contro i 30 del 2024. Nel quadriennio 2022-2025 gli eventi complessivi sono stati 496, uno ogni tre giorni, mentre tra il 1994 e il 2024 sono stati censiti 113 clan attivi in 71 porti italiani.
All’interno di questo scenario, la Calabria si conferma tra i territori più esposti: con 15 casi registrati nel 2025 è la seconda regione a livello nazionale dopo le Marche. Ancora più significativo il dato sul medio periodo: tra il 2022 e il 2025 i casi sono stati 34, con il porto di Gioia Tauro che da solo ne concentra 27, confermandosi epicentro regionale delle dinamiche criminali.
Numeri che si intrecciano con il ruolo strategico dello scalo calabrese nelle rotte internazionali del narcotraffico. Negli ultimi dieci anni, infatti, proprio a Gioia Tauro sono state sequestrate oltre 54 tonnellate di cocaina, un dato che certifica la centralità del porto nelle direttrici transatlantiche della droga.
Le modalità di occultamento utilizzate dalle organizzazioni criminali raccontano un sistema sempre più sofisticato e adattabile: droga nascosta tra bobine di carta, carichi di banane, pellet, container refrigerati con prodotti ittici, autoveicoli usati o sacchi di sesamo e noccioline. Un’evoluzione continua che rende il porto uno snodo strutturale delle rotte illecite globali.
«I porti – commenta la copresidente nazionale di Libera Francesca Rispoli – sono oggi uno dei principali punti di accesso dei traffici illeciti, dal narcotraffico al contrabbando, fino al riciclaggio. Ma sono anche luoghi in cui si giocano partite economiche e politiche rilevanti. Per questo è necessario fare luce e costruire consapevolezza, puntando su trasparenza, prevenzione e cooperazione internazionale».
Il report evidenzia inoltre come la presenza mafiosa nei porti non riguardi solo attività illegali, ma si estenda anche al business legale. In Calabria, tra il 1994 e il 2024, sono 56 i clan censiti che hanno operato in 10 porti regionali e in altri scali strategici italiani come Napoli, Salerno, Genova, Livorno e Trieste.
Il quadro che emerge è quello di una rete articolata, capace di muoversi tra territori e mercati globali. Un sistema che trova nel porto di Gioia Tauro un crocevia emblematico: da un lato hub logistico di primo piano nel Mediterraneo, dall’altro punto di attrazione per interessi criminali.
«Se il 2025 è stato l’anno dei record per Gioia Tauro, con 4,5 milioni di container movimentati – sottolinea Giuseppe Borrello – è stato anche quello in cui si registra un aumento significativo dei casi di criminalità. Uno scenario che conferma quanto questo porto sia al tempo stesso opportunità e contraddizione, luogo di lavoro e sviluppo ma anche terreno di infiltrazioni».
Il rapporto, dedicato al giornalista calabrese Michele Albanese, richiama infine la necessità di una risposta non solo repressiva ma sistemica: più trasparenza, più controlli, più tutela per i lavoratori e una strategia condivisa tra istituzioni e operatori.
Una sfida che riguarda non solo la Calabria, ma l’intero sistema portuale italiano, sempre più esposto alle dinamiche della criminalità globale.