Possibili container militari nel Mediterraneo, Ranuccio: «Gioia Tauro deve restare un porto di pace»
Il vicepresidente del Consiglio regionale chiede trasparenza sulle rotte commerciali: «Nessuna conferma sul coinvolgimento dello scalo calabrese, ma non può diventare strumento delle logiche della guerra»
«In queste ore circolano notizie e segnalazioni su possibili carichi di materiale bellico che starebbero attraversando le rotte del Mediterraneo.
In particolare si parla di 23 container partiti dall’India tra dicembre e gennaio e diretti verso il porto di Haifa, in Israele, cinque dei quali – secondo alcune ricostruzioni – potrebbero transitare attraverso hub di transhipment del Mediterraneo come Gioia Tauro.
Ad oggi non risultano conferme ufficiali sul coinvolgimento del nostro porto. Ed è giusto dirlo con chiarezza, evitando allarmismi o conclusioni affrettate.
Ma una cosa voglio dirla con altrettanta chiarezza.
Il porto di Gioia Tauro deve essere una risorsa per la Calabria: sviluppo, lavoro, occupazione, indotto economico, crescita del territorio. Deve avere una funzione economica e sociale per le nostre comunità.
Non può e non deve diventare, neppure indirettamente, uno strumento delle logiche della guerra.
Dietro ogni guerra — in qualunque Paese e da chiunque sia voluta o alimentata — ci sono sempre persone: uomini, donne, anziani e bambini che pagano il prezzo più alto dei conflitti.
La Calabria è terra di lavoro, di commercio e di scambi nel Mediterraneo.
Per questo è giusto mantenere alta l’attenzione e chiedere sempre trasparenza sulle rotte commerciali che attraversano il nostro mare, nel pieno rispetto delle istituzioni e degli operatori che ogni giorno lavorano nello scalo.
Gioia Tauro deve essere il porto dello sviluppo della Calabria: un porto di pace, di scambio tra i popoli. Mai il nodo di traffici che alimentano i conflitti». Così in una nota il Vice Presidente del Consiglio Regionale, Giuseppe Ranuccio.