Precari della giustizia, la battaglia continua: «Ottenuti ottimi risultati ma non siamo ancora soddisfatti»
Continua la mobilitazione della Fp Cgil all'esterno della Corte d'Appello. Callea dopo le 9200 stabilizzazioni: «Ne mancano ancora 1.800, su una scadenza importantissima di circa 15mila unità all’interno del Ministero»
Questa mattina a Reggio Calabria presso la Corte d'Appello la cerimonia dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario si apre con un sit-in della Cgil che guarda i precari della giustizia con richieste chiare e guarda con lo spirito critico anche alla riforma della giustizia che non va a migliorare quelli che sono invece gli aspetti emergenziali del settore legato proprio al personale e all'organico.
«La gente è indispensabile al funzionamento delle aule di giustizia. Dopo un percorso abbastanza lungo siamo arrivati a ottenere un primo, importantissimo risultato: sui circa 11.200, anzi 11.300 persone, 9.200 saranno stabilizzate.
Per quanto ci riguarda, però - ha dichiarato Francesco Callea, Segretario Generale Funzione Pubblica CGIL, Reggio Calabria - non siamo ancora soddisfatti, perché si partiva dal fatto che si trattava di una scadenza. Siamo riusciti a far prorogare inizialmente la loro scadenza: si parlava di circa tremila persone, poi sei mila, e siamo arrivati a un ottimo punto. Ma non siamo soddisfatti, perché ne mancano ancora 1.800, su una cadenza importantissima di circa 15.000 unità all’interno del Ministero della Giustizia non si capisce perché mandare a casa gente già formata, che vorrebbe dare pienamente il proprio contributo e che già l’ha dato.
In più, tecnicamente, ci sarebbero altre graduatorie da far scorrere: ci sono i precari dell’Obiettivo Convergenza, quelli di 18 ore per 18 mesi. Il precariato all’interno della Pubblica Amministrazione non è mai una buona cosa.
Scendendo un po’ più nel tecnico, per quanto riguarda quelli dell’Ufficio per il Processo: attualmente, nel nuovo organigramma e nelle nuove funzioni previste dal contratto del Ministero della Giustizia, non è prevista quella figura. Questi sono soggetti lavoratori che collaborano direttamente con i magistrati nel loro importantissimo lavoro, e ad oggi non è stata definita una cornice che li riguardi direttamente.
Un primo passo sarà sicuramente stabilizzare tutti e mettere la parola fine alla precarietà nella Pubblica Amministrazione. Non ci fermeremo – ha continuato Callea – come non ci siamo fermati finora, finché non avranno il contratto. Tecnicamente il contratto questo dei PNRR scade il 30 giugno 2026.
Dopo infinite lotte, che durano ormai da qualche anno, siamo riusciti a ottenere le risorse per stabilizzare 9.200 persone. Abbiamo fatto due scioperi: uno specifico per i precari della Giustizia, che ha visto persone precarie prendere anche a proprie spese mezzi per arrivare a Roma e garantire la propria presenza; e uno generale per il Ministero della Giustizia.
Questo significa che la lotta ha dato i suoi frutti. La CGIL ha posizioni abbastanza chiare rispetto a quanto sta avvenendo e alle variazioni delle carriere dei magistrati. A me interessano i lavoratori, perché anche il magistrato più bravo, senza ausilio e collaboratori capaci – parliamo di gente laureata, con master, con pubblicazioni e già dentro la Pubblica Amministrazione – non può dare il massimo.
Questi lavoratori si occupano di dati sensibili e importanti: vorrei capire quale investimento ha fatto lo Stato. Perché quando prendi i soldi per la Pubblica Amministrazione, servono a ottenere un risultato. Se quel risultato lo mandi a casa dopo aver speso i soldi, non solo hai risolto quello che c’era già a monte, ma ne creerai altro».