Premio Chibanì a Carmelo Palmer, tra deserto e solidarietà: Reggio celebra lo sport che unisce i popoli
Nel salone dei lampadari di Palazzo San Giorgio insignito il pilota calabrese protagonista dell’Africa Eco Race, simbolo di impegno umano, viaggio e dialogo tra culture, lungo la rotta tra Calabria e Sahara
Nel salone dei lampadari Italo Falcomatà di Palazzo San Giorgio, a Reggio Calabria, è stato consegnato il Premio Chibanì al pilota motociclistico Carmelo Palmer, riconoscimento che intreccia sport, solidarietà e dialogo tra popoli, nel solco della storia e dei valori promossi dall’associazione Hermesja, capace di unire il racconto di una passione sportiva estrema con una visione umana e sociale che guarda al Mediterraneo e al Sahara come spazi di incontro, conoscenza e rispetto.
Carmelo Palmer, pilota cosentino impegnato in competizioni internazionali, si prepara a vivere una nuova sfida di altissimo profilo nell’Africa Eco Race 2026, la maratona che ricalca le piste della storica Parigi-Dakar. In questa edizione lo farà a bordo di una motocicletta ufficiale Honda, affidatagli direttamente dalla casa giapponese, segno di una credibilità tecnica e sportiva costruita nel tempo e riconosciuta a livello internazionale.
Il Premio Chibanì nasce per ricordare Mohamed Chibanì Ben Mohamed, tunisino di origine beduina, nato a Douz nel 1959 e scomparso prematuramente nel 2011. Un uomo descritto come figura di profonda umanità, legata alla famiglia, alla propria terra e a un impegno concreto verso i più fragili. Hermesja, che con lui ha condiviso anni di attività in Tunisia, ha voluto trasformare quella memoria in un riconoscimento destinato a chi, attraverso lo sport o l’azione sociale, incarna lo stesso spirito di solidarietà autentica e rispetto della natura.
«È una persona di una sensibilità unica, molto impegnata nel sociale, capace di dare qualcosa di sé a chi ne ha bisogno», ha spiegato Pietro Romeo, presidente di Hermesja, richiamando la similitudine tra Palmer e Chibanì. «Il deserto è l’anima che li unisce: per Mohamed era casa, per Carmelo è una sfida affrontata con rispetto e consapevolezza». Romeo ha poi illustrato il programma dei tour 2026, pensati per i motociclisti e centrati sull’idea che conta il viaggio, prima ancora della meta, con itinerari che attraversano l’Africa e valorizzano anche la Calabria, da Matera a Reggio Calabria, lungo parchi e strade di montagna poco conosciute.
A sottolineare il valore dell’iniziativa è intervenuto Giovanni Latella, consigliere delegato alla Promozione dell’Immagine della Città di Reggio Calabria, che ha rimarcato il ruolo di Hermesja nel promuovere sport, turismo e impegno sociale, rafforzando il legame storico tra le città del Mediterraneo e la Tunisia. «Sono attività che danno respiro alla città e al territorio», ha evidenziato, ricordando anche le azioni solidali portate avanti nei viaggi in Nord Africa, con la consegna di beni e materiali scolastici.
Per Palmer, il riconoscimento rappresenta un onore carico di significato. «È un premio legato a una figura che ho imparato a conoscere attraverso l’associazione e attraverso Douz, la porta del deserto, il nostro porto sicuro», ha raccontato il pilota. «Chibanì era un uomo del popolo, profondamente impegnato nel sociale, e questo crea un legame forte anche con la mia esperienza sportiva». Guardando all’imminente Africa Eco Race, Palmer ha parlato di una avventura di 21 giorni, da Marsiglia a Dakar, attraversando Marocco, Mauritania e Senegal, sottolineando come in questi rally estremi la componente mentale sia decisiva quanto e più di quella agonistica.
Il Premio Chibanì, nel tempo assegnato a medici, scuole, amministratori, biker e famiglie, si conferma come un ponte ideale tra storie, territori e valori, capace di raccontare un Mediterraneo che viaggia, si mette in gioco e sceglie la solidarietà come rotta principale. In quella rotta, oggi, corre anche la moto di Carmelo Palmer, tra le dune del Sahara e l’orgoglio di una Calabria che sa farsi conoscere nel mondo.