Presentato in Senato il libro del colonnello Calcagni. L’iniziativa della parlamentare Minasi
La senatrice reggina della Lega: «Una storia di resilienza per dar voce a chi non ne ha»
“Mai arrendersi”. E’ questo il titolo del libro del colonnello Carlo Calcagni – già in forza all’Esercito italiano e oggi vittima del dovere e mutilato di servizio capace di conquistare, ciononostante, meritatissimi successi in campo sportivo – presentato in Senato su iniziativa della Senatrice Tilde Minasi, con la partecipazione dell’ex Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. Un evento molto partecipato, che ha rappresentato l’occasione per riflettere sul tema della resilienza, ma anche per ribadire la presenza dello Stato.
«Ho voluto ospitare nella sede istituzionale la storia del colonnello Calcagni – spiega la Senatrice Minasi – perché credo sia pregna di significato. Con la sua capacità di affrontare la propria malattia, il colonnello lancia un messaggio fortissimo, che merita di essere conosciuto, soprattutto tra i più giovani: non ci si deve, appunto, mai arrendere, anche nei momenti più difficili della vita, e si deve pensare invece che tutto è possibile se si resiste e si lavora con determinazione e sacrificio. Ho voluto anche testimoniare, peraltro in una sala, la sala “Caduti di Nassiriya” intitolata a uomini che hanno perso la vita per servire il Paese, che le Istituzioni ci sono e non lasciano solo chi ha dedicato la propria vita allo Stato. La stessa presenza dell’ex Ministro Trenta, che ringrazio, ne è la migliore testimonianza».
Profondo e appassionato l’intervento di Calcagni, che parte dalla solitudine provata in tanti anni di malattia per poi chiudere soffermandosi sul significato della sua battaglia.
«Le due parole “Mai arrendersi” non sono uno slogan – esordisce Calcagni – Sono la mia vita, la storia di un soldato, un pilota, un atleta, un servitore dello Stato che ha creduto nei valori della propria uniforme e che, dopo aver pagato un prezzo altissimo in termini di salute, si è trovato a combattere anche per ottenere ascolto. Tante volte mi sono sentito lasciato solo e oggi sono qui, appunto, per chiedere risposte. Ma – prosegue Calcagni – c’è una ragione ancora più importante che mi spinge a lottare: farlo soprattutto per gli altri. Per chi non ha voce e non ha la possibilità di raggiungere le Istituzioni o raccontare pubblicamente la propria storia. Per le famiglie che rischiano di sentirsi abbandonate proprio quando avrebbero più bisogno di essere sostenute.
Ho scritto questo libro – dice ancora il colonnello – non per chiedere compassione o per costruire un monumento alla mia sofferenza, ma perché la mia esperienza possa diventare una possibilità per gli altri: per chi soffre, per chi ha bisogno di ritrovare il coraggio di continuare. Se anche una sola persona, leggendo queste pagine, troverà la forza di non rinunciare, questo libro avrà avuto un senso.
Ho servito lo Stato quando ero forte – aggiunge – continuo a rappresentare il mio Paese anche quando ogni giorno diventa una prova, Non chiedo privilegi, chiedo giustizia, rispetto e dignità, per me, ma soprattutto per chi non può farlo. Sono un uomo che continua a credere nella giustizia. E – conclude – finché avrò voce, continuerò a raccontare la mia storia, perché possa diventare anche la voce di tanti altri».