(Quasi) tutti alla tavola del Bergamotto, uniti nell'IGP finché DOP non ci separi
Dalla politica all'imprenditoria, dalla Locride alla Costa Viola, un centinaio di ospiti alla cena del Comitato promotore per sostenere la battaglia del riconoscimento europeo. Un piccolo affresco variopinto della Calabria, con alleanze trasversali e divisioni ancora irrisolte
C'è un frutto che a Reggio Calabria riesce a mettere attorno allo stesso tavolo mondi diversi della politica, dell'economia e della società. Purché, naturalmente, siano tutti dalla stessa parte della barricata. Perché il bergamotto unisce, certo, ma sulla strada del riconoscimento europeo continua anche a dividere. E tra sostenitori dell'IGP e fautori della DOP, almeno per il momento, il matrimonio resta decisamente lontano.
Eppure, osservando quanto accaduto mercoledì sera all'Accademia Gourmet dello chef Filippo Cogliandro, viene da pensare che attorno a questo piccolo agrume dalla buccia verde o gialla e dal profumo inconfondibile ruoti una fetta ben più grande della società calabrese di quanto si possa immaginare. Un centinaio di persone, provenienti da ogni angolo della provincia reggina e anche da fuori regione, si sono ritrovate per sostenere il Comitato promotore del Bergamotto di Reggio Calabria IGP ed il suo instancabile presidente Rosario Previtera. Una cena di solidarietà che, tra una portata e l'altra, ha assunto i contorni di un piccolo congresso della società civile, dell'economia e della politica, con meno mozioni, qualche alleanza trasversale e decisamente più gusto.
C'erano rappresentanti dello Jonio catanzarese, della Locride, dell'Area Grecanica e della Costa Viola. C'erano imprenditori, produttori, professionisti, amministratori e personalità del mondo associativo. Qualcuno era arrivato persino da Bologna e Berlino. Un mosaico di territori e appartenenze che raramente si ritrova con tanta naturalezza attorno a un'unica causa.
E naturalmente c'era la politica, che quando si tratta di bergamotto non manca mai. La sindaca di Villa San Giovanni Giusy Caminiti e il consigliere regionale di Futuro Nazionale Domenico Giannetta, seduti fianco a fianco, sicuramente una delle immagini più emblematiche della serata e che però è capace di mostrare come un qualcosa di veramente importante per il territorio possa trascendere dalle appartenenze di partito. Presenti anche altri sindaci e rappresentanti istituzionali indistintamente parte di entrambi gli schieramenti dell’agone politico reggino… e non solo. Appartenenze e sensibilità differenti, accomunate dalla convinzione che la tutela del bergamotto rappresenti una partita strategica per il territorio. Almeno finché sul tavolo non compare la questione DOP.
Perché dietro l'apparente semplicità di un frutto si nasconde un intreccio di interessi economici, identità territoriali, strategie produttive e battaglie giudiziarie. Il bergamotto è agricoltura, trasformazione industriale, profumeria, cosmetica, gastronomia, turismo. È un prodotto che porta il nome di Reggio Calabria nel mondo e che, proprio per questo, continua a essere terreno di confronto su chi debba rappresentarlo e su quale forma di tutela possa garantirgli il futuro migliore.
La battaglia per l'IGP ha attraversato anni di confronti e contrapposizioni. Il Comitato promotore ha dovuto sostenere anche le spese legali legate ai ricorsi davanti al TAR del Lazio. E se la strada giudiziaria ha già fatto registrare una battuta d'arresto per i ricorrenti, rimane la possibilità di un ulteriore passaggio davanti al Consiglio di Stato. La pace agrumicola, insomma, può attendere.
Intanto, anche Chef Cogliandro ha scelto di sostenere concretamente la causa mettendo a disposizione la propria (squisita) cucina e il proprio talento. Con la collaborazione degli studenti dell'istituto alberghiero di Villa San Giovanni, il bergamotto è diventato il filo conduttore di un percorso gastronomico capace di esplorarne le possibilità ben oltre gli utilizzi tradizionali. Un esercizio di creatività che ha coinvolto anche produttori e realtà imprenditoriali, dimostrando quanto questo agrume possa generare valore attraverso innovazione e contaminazioni.
La quota di partecipazione ha consentito di raggiungere l'obiettivo della raccolta fondi. Un risultato concreto, accompagnato da qualcosa di meno misurabile ma forse altrettanto significativo: la capacità di mobilitare attorno a una denominazione geografica una comunità così ampia e trasversale. In fondo, è stata una cena che ha raccontato molto più di una vertenza agricola. Ha mostrato come un prodotto della terra possa diventare strumento di aggregazione sociale, occasione di relazioni politiche, motore economico e perfino elemento di costume. Con tutte le contraddizioni di un territorio che sa riconoscersi nei propri simboli, salvo poi dividersi sul modo migliore di difenderli.
E chissà che un giorno IGP e DOP non riescano persino a trovare un terreno comune. Per il momento, però, meglio non forzare i tempi: a Reggio Calabria il bergamotto può unire quasi tutti, purché si scelga prima da quale parte del tavolo sedersi.