Sezioni
03/08/2025 ore 23.00
Società

Radici reggine passaporto europeo, il viaggio musicale di Alessandro Praticò arriva a Monaco

Ha appena 28 anni, ma può già dire di essere stato il pianista più giovane ad avere un contratto stabile alla Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera
di Aldea Bellantonio

Alessandro Praticò, originario di Reggio Calabria, racconta la sua storia tra talento, impegno, incontri fortunati e consapevolezza che «la vita è fatta anche per essere vissuta».

Ha iniziato come tanti, tra i corridoi del Conservatorio e il sostegno dei professori delle scuole medie, ma presto il suo cammino ha preso una direzione insolita: «Da ragazzo suonavo e cantavo in un coro scolastico, il BeFree, diretto dalla professoressa Lisa Fiore, che insegnava matematica allo scientifico. Fu lei a credere in quel progetto e ad avviare uno scambio con un coro di Monaco di Baviera. Avevo 15 anni, siamo andati lì, ho visto la città e ho pensato: un giorno voglio vivere qui».

Una suggestione diventata realtà. Dopo un passaggio a Parigi, all’Opéra Studio — un programma professionale con insegnamento e lavoro retribuito — Alessandro si è trasferito stabilmente a Monaco. «Quando mi hanno preso all’Opera di Monaco avevo 25 anni. Non era mai successo che un pianista così giovane venisse scelto per questo ruolo. Normalmente ci si arriva con molti più anni e molta più esperienza».

Il punto di svolta arriva in maniera del tutto inattesa. «Il direttore musicale della Staatsoper, Vladimir Jurowski, mi aveva ascoltato in concerto a Parigi. Io non sapevo che fosse lì. Mi sentì, e dopo mi dissero che aveva detto: “È strepitoso. Lo voglio con me”. È stato un incrocio tra bravura, fortuna e tempismo».

Un talento riconosciuto anche da una delle grandi voci della lirica internazionale: «Una grandissima cantante, quando avevo vent’anni, mi disse: “Un giorno sarai il mio pianista”. E lo è diventato davvero». L’intervista con Opera, la rivista specializzata che lo ha portato anche in copertina, nasce proprio da quel legame. «La giornalista mi aveva sentito in concerto con quella cantante ed è tornata solo per ascoltarmi di nuovo. Mi ha detto: “Non ho mai intervistato un pianista, ma tu meriti questa copertina”».

Una soddisfazione immensa, certo, ma anche l’occasione per riflettere sul senso di gratitudine. «Nel pezzo sembrava che fossi riconoscente solo a me stesso, ma non è così. Se ho fatto questo percorso è perché ho incontrato tante persone straordinarie. Sono stato fortunato e riconoscente, sempre». In particolare, Alessandro cita Angela Pandolfino, «la mia insegnante di pianoforte alla scuola media Diego Vitrioli, un vero angelo custode per me», e ringrazia con affetto tutta la sua famiglia: «Senza il loro supporto costante non sarei arrivato fin qui. Un grazie speciale a mia zia, che suona la viola nell’Orchestra Cilea: è stata lei ad avviarmi alla musica, è sempre stata la mia fan numero uno».

Nonostante gli impegni internazionali, Alessandro resta un ragazzo con i piedi per terra. «Per tanto tempo ho lavorato anche in estate. Ma ho capito a mie spese che bisogna staccare. Ora le ferie me le prendo sul serio. Torno a Reggio dall’11 al 16 agosto, poi magari andrò in Sardegna. Voglio rilassarmi, uscire, ascoltare altra musica. Perché è così che si mantiene l’equilibrio».

Come gli ha detto un noto direttore d’orchestra: «È proprio il fatto che riesci a staccare, a goderti anche una vita fuori dal teatro, che ti permette di suonare così. Se vuoi restare integro in questo lavoro, devi ricordarti che prima di tutto sei una persona».

E Alessandro questo, a ogni nota, non lo dimentica.