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27/02/2026 ore 20.46
Società

Referendum, l’OCF: «Inammissibile la propaganda dei magistrati nel Palazzo di Giustizia di Reggio»

L’Organismo Congressuale Forense sostiene la richiesta del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e chiede la rimozione dei cartelloni del Comitato del No dell’ANM.

di Redazione
I manifesti Anm nei corridoi del tribunale di Reggio Calabria

L’intervento dell’Organismo Congressuale Forense, che definisce «inammissibile» l’esposizione di cartelloni propagandistici referendari da parte del Comitato del No dell’Associazione Nazionale Magistrati nei locali del Tribunale.

In una nota diffusa da Roma il 27 febbraio 2026, l’OCF aderisce «con fermezza» alla richiesta del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria per la rimozione immediata dei materiali affissi, «addirittura negli spazi dove viene esercitata la giurisdizione».

Secondo l’Organismo Congressuale Forense, il Consiglio dell’Ordine avrebbe «correttamente stigmatizzato la trasformazione del Palazzo di Giustizia in un luogo di propaganda politica», richiamando il principio secondo cui «il Palazzo di Giustizia e i suoi locali non sono luoghi di parte», ma «uno dei presidi più alti delle istituzioni democratiche», dove deve essere coltivata «come valore assoluto la neutralità politica delle istituzioni».

Nel comunicato si sottolinea come l’esposizione dei cartelloni referendari all’interno del Palazzo di Giustizia rischi di generare nei cittadini «l’idea di una commistione tra l’amministrazione della giustizia e le battaglie politiche».

L’OCF parla di «strumentalizzazione di luoghi istituzionali», evidenziando il pericolo di fornire «la percezione distorta che solo le ragioni di una delle parti appartengano al mondo della giustizia e ai luoghi che la rappresentano».

«I luoghi della giustizia non appartengono né alla magistratura né all’avvocatura», si legge ancora nella nota, che richiama la necessità di preservare la terzietà e l’equilibrio delle istituzioni.

Per l’Organismo Congressuale Forense, la rimozione dei cartelloni è «necessaria al fine di non intaccare la fiducia del cittadino nella giustizia» e per tutelare «l’immagine di indipendenza ed equilibrio dei magistrati che esercitano con impegno l’attività giurisdizionale».

La vicenda si inserisce in un clima di forte contrapposizione attorno al referendum e apre un nuovo fronte nel dibattito sul ruolo e sui limiti dell’espressione pubblica delle categorie coinvolte nella giurisdizione.