Reggio Calabria, “Un mondo di mondi” ancora in piazza per il diritto alla casa
Per tanti anche questo sarà un Natale senza casa. A due mesi dall’insediamento della nuova Amministrazione Falcomatà, e in piena pandemia, nessun risultato concreto per garantire l’assegnazione degli alloggi alle famiglie senza casa e a basso reddito. Un obiettivo da raggiungere attraverso un’opera di trasparenza di un settore che è apparso negli anni in totale abbandono. Ancora una volta ieri si sono dati appuntamento a piazza Italia per protestare contro il diritto alla casa negato dalla nuova amministrazione Falcomatà.
A parlare è Giacomo Marino dell’Associazione “Un mondo di mondi” che sottolinea le azioni che necessitano. Intanto serve dotare il settore Erp di un numero di funzionari adeguato per consentire il funzionamento ottimale di tutti gli ambiti, con l’obiettivo principale di garantire il diritto alla casa alle persone in condizione di necessità, secondo la normativa vigente.
Con la Polizia Municipale, la società Hermes, l’Aterp Calabria e le Forze dell’Ordine dello Stato, va fatta attività di verifica sulla permanenza dei requisiti degli assegnatari di tutti gli alloggi erp ricadenti sul territorio Comunale (alloggi comunali ed Aterp Calabria per un totale di circa 7000 alloggi), portandole a compimento con l’emissione degli atti di decadenza, la loro esecuzione, il recupero degli alloggi e la loro riassegnazione. Questa azione attiverebbe il turn-over, previsto dalla legge regionale vigente, ed è di fondamentale importanza per due motivi: consentirebbe al Comune di avere un numero di alloggi da riassegnare alle famiglie aventi diritto (bandi, emergenze e cambi alloggio); garantirebbe il controllo necessario per la destinazione degli alloggi, secondo norma, impedendo che vengano occupati senza titolo o usati illegalmente per altri scopi e per profitti personali.
Per rendere disponibili gli alloggi da assegnare, la nuova Amministrazione dovrebbe impegnarsi per attivare velocemente il finanziamento di 11,1 milioni di euro del “Decreto Reggio” per l’acquisto di nuovi alloggi popolari da assegnare, sollecitando il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per ottenere l’autorizzazione definitiva. Con questo finanziamento il Comune potrebbe acquistare in breve tempo circa 160 nuovi alloggi che andrebbero assegnati alle famiglie vincitrici del bando 2005, alle famiglie in emergenza abitativa e a quelle che da anni chiedono il cambio alloggio. Va fatta una corretta gestione economica delle entrate e manutenzione programmata. Si dovrebbe garantire la manutenzione degli alloggi comunali, da effettuare in modo programmatico e tempestivo, impegnando, come previsto per legge.
Serve l’applicazione del Cambio alloggio (mobilità) secondo la procedura della LR 32/1996, da completare con una procedura in deroga per i casi di mobilità di urgenza. Il cambio alloggio è un altro degli aspetti fondamentali della gestione legale degli alloggi popolari che il Comune di Reggio Calabria e l’Aterp Calabria non hanno garantito negli ultimi 24 anni. Vanno gestite adeguatamente le emergenze abitative (art 31 LR 32/1996): sfratti, violenza domestica, crollo dell’alloggio. Tuttavia il processo di legalizzazione delle emergenze abitative che il Comune ha tentato di affrontare con l’approvazione, il 25 gennaio 2018, di un regolamento non ha prodotto i risultati sperati. La sua applicazione non ha risolto la questione. Ma non solo.
I tempi impegnati per la valutazione delle istanze è infatti eccessivo per i casi di grave emergenza che hanno bisogno di risposte tempestive. Infine va completato il progetto della Ex Polveriera, avviato dall’Amministrazione nel 2018, in accordo con la Prefettura e l’Agenzia dei Beni confiscati, ma mai portato a termine, lasciando 16 famiglie nelle baracche.
E poi ci sono storie di miseria e di sofferenza. Come una signora che racconta di essere senza alloggio nonostante il marito sia ammalato gravemente. E c’è la signora Adele, molti la ricorderanno per la triste vicenda dello sfratto del gennaio 2020. Ebbene, a distanza di un anno la signora non ha ancora trovato una casa. «Mi viene da piangere per i nervi – spiega – sono sfrattata dal 6 gennaio dello scorso anno, sono in mezzo ad una strada. Ogni tanto riesco a farmi una doccia da una signora che ospita i miei sei gatti. Io e mio figlio siamo invalidi e divisi dal lockdown.
Il patrimonio di case non è manutenuto. Una casa confiscata è stata assegnata ed era allagata con impianto idrico confiscato. Un giorno ho incontrato il signor sindaco e gli ho chiesto se poteva parlare in consiglio comunale per fare una graduatoria definitiva. Lui mi ha risposto “Io non posso fare niente”. E allora che sindaco è? Sono arrabbiata e nauseata. Non so dove trovo la forza». E Marino avverte, il pericolo incombe perchè nessuna norma ha bloccato gli sfratti dopo il 31 dicembre 2020. Potrebbero aumentare ulteriormente le persone che non possono godere di questo diritto basilare.