Reggio Calabria, voglia di imparare e crescere: manca l’orientamento, non la motivazione
Una ricerca fotografa una città attiva e orientata alla crescita professionale, ma che fatica a trovare percorsi chiari per sviluppare competenze
Reggio Calabria è una città che vuole imparare. Più che la demotivazione, a frenare è la difficoltà nel trovare la direzione giusta. È quanto emerge dalla ricerca condotta da LeTueLezioni nel dicembre 2025, che restituisce un quadro articolato fatto di passioni consolidate, ambizioni professionali e un bisogno diffuso di orientamento.
Il dato più evidente riguarda proprio la motivazione: solo il 5% degli intervistati indica la mancanza di stimoli come ostacolo all’apprendimento, contro una media nazionale del 16%. Un segnale chiaro, che racconta una popolazione attiva e pronta a mettersi in gioco.
A pesare, piuttosto, è l’incertezza iniziale: il 26% dei reggini dichiara di non sapere da dove cominciare, quasi il doppio rispetto al dato italiano (14%). Una difficoltà che si accompagna alla percezione di un’offerta formativa limitata, indicata anch’essa dal 26% degli intervistati, ben sopra la media nazionale.
Nel frattempo, la città mostra una forte vitalità sul piano degli interessi. Cucina, fotografia e tennis guidano le attività praticate: il 57% si dedica regolarmente ai fornelli, il 38% alla fotografia e il 26% al tennis, dato che sfiora il doppio rispetto alla media italiana.
Accanto alle passioni, emergono anche le aspirazioni: il 26% vorrebbe imparare a suonare uno strumento musicale, il 24% si avvicinerebbe al padel e il 21% sta già sviluppando competenze di programmazione.
Ma ciò che distingue maggiormente il profilo reggino è la spinta verso la crescita professionale. Il 60% degli intervistati vede nell’apprendimento un modo per migliorare le proprie prospettive di carriera, contro il 52% della media nazionale. Allo stesso modo, il 55% considera la possibilità di avviare un’attività secondaria, confermando un approccio sempre più orientato all’autonomia economica.
Non si tratta, quindi, di apprendere per semplice svago. A Reggio Calabria l’apprendimento è percepito come investimento, come leva per costruire opportunità in un contesto spesso complesso.
Questa impostazione si riflette anche nella scelta dei metodi di studio. Il formato preferito è il tutoraggio privato individuale in presenza, indicato dal 29% degli intervistati, dieci punti in più rispetto alla media italiana. Una preferenza che evidenzia il valore della relazione diretta e personalizzata, soprattutto in territori dove l’offerta strutturata risulta meno accessibile.
Al contrario, le risorse online gratuite vengono utilizzate meno rispetto al resto del Paese (19% contro il 29%), segno che, più che contenuti disponibili, ciò che manca è un accompagnamento efficace.
Il quadro che emerge è dunque netto: Reggio Calabria non è una città ferma, ma una realtà che cerca strumenti per orientarsi. La voglia di imparare c’è, così come l’ambizione di crescere. A fare la differenza, oggi, è la possibilità di trasformare questa energia in percorsi concreti e accessibili.