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05/09/2025 ore 23.30
Società

Reggio, Comitato di Ravagnese: «Il quartiere abbandonato al degrado»

La richiesta di interventi da parte del presidente del Comitato di Ravagnese, S. Elia e Saracinello
di Redazione

«Reggio Calabria è una città che custodisce ricchezze storiche, artistiche e paesaggistiche che il mondo intero ci invidia. Una città che si apre al Mediterraneo e che, grazie al suo aeroporto, dovrebbe accogliere viaggiatori dall’Italia e dall’estero con il volto dell’ospitalità e della bellezza.

Eppure, proprio nel quartiere che ospita l’aeroporto, Ravagnese, si consuma una contraddizione dolorosa.
Il quartiere che dovrebbe essere il fiore all’occhiello, la porta d’ingresso della città, versa in condizioni di grave degrado:

E non è tutto.
A poche decine di metri dalle abitazioni e dallo scalo aeroportuale, un depuratore malfunzionante diffonde cattivi odori che rendono impossibile persino aprire una finestra: un pessimo biglietto da visita per chi arriva in città.

Un tesoro architettonico come il Palazzo del Cardinale Portanova, sopravvissuto al terremoto del 1908, giace nell’abbandono.
La palestra FIPAV, unico impianto di categoria della città, non è mai stata consegnata: lasciata al degrado, è già stata vandalizzata tre volte.

Così si presenta Ravagnese oggi: non come una porta d’ingresso accogliente, ma come una ferita aperta nel cuore della città.

Questa non è una sterile lamentela.
È un grido d’allarme e, al tempo stesso, un atto d’amore per Reggio Calabria.
Perché la nostra città non può permettersi di presentarsi al mondo con il volto del degrado e dell’incuria.

Chiediamo interventi concreti, rapidi, mirati.
Chiediamo dignità per Ravagnese.
Chiediamo rispetto per Reggio Calabria.

Non vogliamo che questa resti una voce isolata.
Vogliamo che diventi un coro collettivo, che la città intera possa gridare insieme:
Ravagnese merita attenzione. Reggio Calabria merita dignità». E’ quanto si legge in una nota diffusa dal presidente del Comitato di Ravagnese, S. Elia e Saracinello, ing. Raffaele Ferraro.