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23/04/2025 ore 13.17
Società

Reggio e il suo patrono San Giorgio, una devozione millenaria di cui è custode anche l'arte

Il museo diocesano Monsignor Aurelio Sorrentino espone una statua e un’icona dedicata al santo cavaliere. Un’occasione per rinnovare la memoria in questa giornata senza celebrazioni istituzionali per via del lutto nazionale proclamato per la morte di papa Francesco. Rinviata a sabato anche la processione della varetta del Santo
di Anna Foti

San Giorgio, patrono di Reggio Calabria. L’origine dell’antichissimo culto reggino di San Giorgio, che la chiesa cattolica celebra oggi 23 aprile, risale agli inizi dell’XI secolo ed è comprovato dalla cronaca di Goffredo Malaterra del secolo XII, “De Rebus gestiis Rogerii Calabriae et Siciliae comitis et Roberti Guiscardi ducis fratriseius”.

Venerato come megalomartire cristiano, egli è celebrato nel calendario gregoriano il 23 aprile, giorno della sua morte avvenuta nel 303. San Giorgio è il patrono di Reggio Calabria e anche di altre città in Italia. La sua protezione è invocata anche in diversi paesi europei come la Catalogna, il Portogallo, l’Inghilterra, la Germania, la Russia.

In ragione delle giornate di lutto nazionale per la morte di papa Francesco sono state sospese tutte le celebrazioni istituzionali programmate dal Comune di Reggio Calabria, compresa la consegna dei San Giorgio d’oro 2025, la cui cerimonia è stata rinviata al 24 maggio p.v.. Questa mattina la messa solenne alle ore 11 nella chiesa di San Giorgio al Corso e la processione del Santo, tradizione ripresa due anni fa, rinviata a sabato alle ore 19 con partenza dalla stessa chiesa.

L’iconografia di San Giorgio tra storia e leggenda

Il legame tra San Giorgio e il drago è da ricondursi alla leggenda Aurea del XIII secolo, secondo la quale la lotta intrapresa per salvare una principessa nella città libica di Salem vide vittorioso San Giorgio. Trionfante, dal sangue del drago avrebbe colto una rosa da donare alla giovane.

Nel Medioevo la lotta tra San Giorgio ed il drago assurge proprio a simbolo della lotta tra il bene e il male. La leggenda Aurea gli vale l’epiteto di grande trionfatore in Occidente nell’Oriente Bizantino, ispirando i vari ordini cavallereschi. La storia e anche la leggenda si intrecciano con la letteratura e le tradizioni religiose. Ne nasce l’universale allegoria della lettura e della cultura che salvano dall’ignoranza.

San Giorgio, nella sua iconografia più diffusa, è infatti ritratto nell’atto di infilzare il drago e dunque di sconfiggere l’ignoranza. L’Immagine per altro prediletta da storici e appassionati, ha destato anche l’ispirazione dell‘Unesco (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) che nella giornata odierna celebra il libro e la lettura.

Tale iconografia è proprio quella che si può ammirare anche presso il museo diocesano Monsignor Aurelio Sorrentino di Reggio Calabria in due opere esposte: La statua di San Giorgio e il drago legno scolpito e dipinto (1901), attribuita ad Agesilao Flora, e l’icona in maiolica di San Giorgio che uccide il drago con scene della vita del Santo (Miracolo di San Giorgio e il drago, Russia Fine ‘700 – inizio ‘800).

«È auspicabile che giornate come questa diventino occasione per arricchire la conoscenza e rinnovare la memoria della storia del nostro territorio attraverso i suoi personaggi più iconici. Per la città di Reggio Calabria certamente la figura di San Giorgio è importante. Fin da quando ha aperto questo museo, nel 2010, attraverso i nostri servizi educativi l’abbiamo valorizzata e raccontata. Oggi sono presenti due opere, una statua in cartapesta donata dalla famiglia Caruso di Bagnara che abbiamo restaurato, e un’icona donata da sacerdoti reggini che racconta in modo mirabile la storia del Santo cavaliere», sottolinea Lucia Lojacono, direttrice del museo diocesano Monsignor Aurelio Sorrentino di Reggio Calabria.

La statua di San Giorgio

Opera attribuita all’artista leccese Agesilao Flora, risalente al 1901, la statua di San Giorgio e il drago legno scolpito e dipinto proviene dal palazzo della famiglia Caruso di Bagnara Calabra.

Raffigurato in piedi, con il «volto dall’espressione compassata, rivestito di un’elegante lorica e di un mantello rosso svolazzante trattenuto da una fusciacca ocra, con un elmo decorato da un cimiero e la lancia sorretta da entrambi le mani, nell’atto di trafiggere un drago ai suoi piedi con le fauci minacciosamente spalancate», è quanto si legge sul sito l’Arte racconta.

Nel 1901 Francescantonio Caruso da San Giorgio Morgeto, paese aspromontano, trasferendosi a Bagnara con il socio Rocco Carbone per aprire una ditta-società di imballaggi, al fine di mantenere il legame con il paese d’origine e consentire alle maestranze di cestai di continuare a venerare il proprio Patrono, commissionò una statua in cartapesta raffigurante San Giorgio e il drago.

L’opera era conservata nel Palazzo di famiglia e annualmente portata in processione fin quando non fu sostituita da un’altra lignea, commissionata dal signor Rocco Carbone e tuttora conservata nella chiesa di San Pietro a Bagnara. L’opera originaria ridotta in pessimo stato di conservazione, nel 2011 è stata donata al Museo diocesano Monsignor Aurelio Sorrentino di Reggio Calabria dagli eredi della famiglia Caruso e nel 2012 sottoposta a restauro.

«L’armonia della gestualità, il raffinato incarnato, la ricchezza dei panneggi, le decorazioni color oro testimoniano la perizia dell’anonimo esecutore.  Il viso del Santo, inoltre, è caratterizzato dalla bellezza dolce e seducente che i pittori Nazareni attribuivano ai personaggi sacri; anche i colori, per chiarezza e luminosità, ne imitano la tavolozza. Nonostante tali tratti “moderni” il simulacro conserva quel giusto equilibrio fra innovazione e tradizione tipico di pochi maestri leccesi, tra i quali, in particolare, Agesilao Flora, al quale l’opera è stata attribuita», si legge ancora sul sito l’Arte racconta.

San Giorgio raccontato ai più piccoli

L’opera è annualmente al centro di articolate attività didattiche rivolte ai bambini delle scuole primarie e che riscuotono partecipazione.

«Questa avventura – racconta Eleonora Lombardo, volontaria del servizio civile presso il Museo diocesano – pensata per i bambini della scuola Primaria di I grado, ha l’obiettivo di far scoprire la storia di San Giorgio, santo patrono di Reggio Calabria, attraverso un coinvolgente percorso di gioco e sfide.

Della durata di circa un’ora, l’attività inizia con una speciale lettera inviata dal Santo ai piccoli avventurieri. In questa lettera, San Giorgio li invita a mettersi alla prova con coraggio e astuzia, affrontando sfide ispirate alla sua leggendaria impresa.

Superando prove di abilità e ingegno, i bambini seguiranno le tracce della sua avventura fino a giungere all’ultima tappa, dove li attende un incontro speciale: la principessa salvata da San Giorgio. Sarà proprio lei a raccontare la storia dal suo punto di vista, svelando il finale della leggenda e offrendo ai partecipanti un prezioso insegnamento.

Ogni prova sarà accompagnata da stralci della vita del Santo, attraverso i quali i bambini potranno rivivere i momenti più emozionanti della sua eroica battaglia contro il terribile drago». Così conclude Eleonora Lombardo che, con Consolato Marcianó, è impegnata come volontaria presso il museo diocesano Monsignor Aurelio Sorrentino di Reggio Calabria e anima questa “avventura”.

L’icona di San Giorgio

È giunta in ottimo stato di conservazione l’icona maiolica di San Giorgio che uccide il drago con scene della vita del Santo (Miracolo di San Giorgio e il drago, Russia Fine ‘700 – inizio ‘800).

«Miracolo di San Giorgio e il drago: secondo la terminologia del canone iconografico della Chiesa d’Oriente, questo è il nome esatto dell’icona in questione. La parola miracolo allude ad un forte valore simbolico di questa rappresentazione ricollegandola alla lotta tra gli angeli di Dio e gli spiriti malvagi descritta nel capitolo XII dell’Apocalisse. Le forze – spiega nella scheda descrittiva il maestro iconografo sacerdote Sergej Tikhonov – del bene sono rappresentate sull’icona dal Santo cavaliere e il potere oscuro del demonio è nelle vesti del mostro infernale chiamato “il grande drago, il serpente antico” (Ap 12,9).

L’iconografia della raffigurazione centrale dell’icona mette in evidenza le due figure principali: San Giorgio a cavallo e il drago sottostante che emerge dal lago. Vi sono pochi dettagli aggiuntivi: il castello sullo sfondo e la principessa inginocchiata con le mani giunte raccolta nell’atto di preghiera. Il cavaliere trafigge il mostro con la lancia conficcandogliela con forza nella bocca spalancata. Le redini del cavallo sono nella mano sinistra del Santo, che indossa una tunica verde e un mantello rosso. Il sauro agonizzante è munito di un paio di robuste zampe e di una coda terminante con una punta, ha le ali spiegate e dalla testa trafitta sgorga abbondante il sangue.

Il bianco del manto equino – spiega ancora nella scheda descrittiva il maestro iconografo sacerdote Sergej Tikhonov – probabilmente ha un valore simbolico: essendo il cavallo segno distintivo del cavaliere che lo cavalca, il color bianco potrebbe alludere alle doti irreprensibili di San Giorgio, ovvero alla sua purezza. Il rosso del mantello indica il martirio, ma anche il trionfo. In ogni caso, la rappresentazione è evidentemente un’allegoria ideale della vittoria del bene sul male personificata da San Giorgio che sconfigge il drago».

Le scene ai bordi della rappresentazione centrale

«Il miracolo della liberazione dalla prigionia del figlio di un sacerdote. Nelle redazioni tarde la passio di San Giorgio viene arricchita dalla descrizione di alcuni miracoli “postumi” compiuti dal Santo, talvolta a distanza di secoli dalla sua morte. In questo caso la tradizione racconta di un miracolo compiuto parecchio tempo dopo il trapasso del santo martire: San Giorgio avrebbe riportato ad un sacerdote il figlio suo (il clero ortodosso, infatti, non ha l’obbligo del celibato), preso prigioniero durante un’incursione di orde nomadi. Glielo avrebbe restituito, dietro a delle ferventi preghiere e suppliche, nel bel mezzo della celebrazione eucaristica in chiesa: la scena, infatti, è ambientata all’interno di uno spazio ecclesiastico (si riconoscono, chiaramente, l’immagine sacra del Santo sullo sfondo della scena, l’altare con la croce e il padre prete vestito con i paramenti liturgici)», conclude il maestro iconografo sacerdote Sergej Tikhonov.

San Giorgio e la Giornata mondiale del Libro

Nel 1996, il 23 aprile è stata proclamata dall’Unesco come giornata mondiale del Libro e del Diritto di Autore. Un intreccio di storie è al centro di questa giornata in cui nel 1616 si fermò la penna, ma non l’eco di versi e parole, di Miguel de Cervantes, William Shakespeare e dello scrittore catalano Josep Pla, deceduto il 23 aprile del 1981. Una curiosa coincidenza che assurge a momento universale di promozione della lettura e del libro, quali viatici di progresso umano e conoscenza.