Reggio, “I Racconti della Cordigliera reggina” a Palazzo San Giorgio con la Fondazione Italo Falcomatà
Il saluto del sindaco: «Un libro per far conoscere le bellezze di un territorio spesso oggetto di descrizioni distorte»
Il salone “Italo Falcomatà” di Palazzo San Giorgio ha ospitato la presentazione de "I racconti della cordigliera reggina", prima opera narrativa di Antonino Falcomatà. A introdurre e coordinare l’incontro, organizzato dalla Fondazione Falcomatà, è stata la presidente Valeria Falcomatà, con gli interventi del sindaco Giuseppe Falcomatà e dello scrittore Saverio Verduci. La presentazione si è conclusa con l'intervento dell'autore.
Il libro offre una prospettiva nuova e luminosa sul territorio reggino, invitando il lettore a riscoprirne la bellezza e i valori autentici e incrollabili, spesso ingiustamente oscurati dal peso di un passato difficile. Il titolo del volume è un manifesto che mette da parte le vecchie narrazioni e inaugura l'inizio di una nuova e potente nota di speranza per il territorio. Nato da un profondo percorso di arricchimento e trasformazione personale dell'autore, ogni racconto ambisce a compiere la stessa missione nel lettore: emozionare e generare un cambiamento. Un invito a riscoprire, attraverso le pagine, l'essenza più profonda e resiliente della comunità reggina.
Nell’introdurre la presentazione, Valeria Falcomatà ha evidenziato: «È una grande emozione presentare questo libro per l’affetto che mi lega all’autore, un affetto sincero e profondo che va oltre i rapporti di parentela. Una figura prestigiosa nel suo campo, che ha coniugato studio e passione, sfociati in trattati di carattere divulgativo e oggi in una raccolta di storie in cui l’Aspromonte fa da sfondo e da punto di partenza a narrazioni che acquisiscono un respiro universale: il senso di identità, le radici, la memoria come energia vitale per guardare al futuro. È un libro da attraversare».
«Un inatteso libro di narrativa scorrevole – ha commentato Giuseppe Falcomatà, intervenendo nella veste di scrittore - non un testo per addetti ai lavori: un libro da leggere la sera ai bambini prima di andare a dormire, e da portare nelle scuole per conoscere e far conoscere le bellezze di un territorio spesso oggetto di descrizioni distorte, che hanno cristallizzato un paradigma negativo difficile da superare. Il titolo richiama la cordigliera delle Ande: un titolo ambizioso che vuole innalzare il nostro territorio a cordigliera. È un manifesto che punta a demolire un’immagine errata e a inaugurare una stagione di speranza. Un invito a uscire dai sentieri più battuti per percorrere quelli meno conosciuti, come testimonianza di vita. L’autore, attraverso storie fantastiche inserite in contesti reali, restituisce ciò che ha ricevuto: un bagaglio di conoscenze donato a chi non le possiede. Un gesto di grande generosità. È un richiamo all’autenticità, alla bellezza non delle copertine patinate o di ciò che trasmettono i media, ma alla bellezza vera, radicata nella nostra tradizione greca e classica».
E poi ha aggiunto: «Poche ore fa abbiamo aperto l’ultimo tratto della Gallico–Gambarie, strada a scorrimento veloce che unirà le aree pedemontane della vallata del Gallico e ci permetterà di migliorare l’esplorazione dei sentieri. L’auspicio è che possa favorire il turismo naturalistico e la nascita di nuovi racconti. Le storie hanno bisogno di tempo e cura, gli ingredienti più importanti di questa fatica letteraria e narrativa».
Scrittore, viaggiatore, finalista e vincitore di premi letterari, Antonino Falcomatà vive a Reggio Calabria. Già docente di materie agro-ambientali, è stato un professionista con oltre quarant’anni di esperienza nel settore forestale e ambientale, un percorso che si riflette nella sua forte passione per la montagna e per la tutela del territorio. La profonda conoscenza dell’ambiente naturale si unisce a una passione per la scrittura, sia divulgativa sia narrativa, che gli ha assicurato notevoli successi di pubblico e di critica.
Molto emozionato, l'autore Antonino Falcomatà, alla sua prima fatica letteraria narrativa, ha chiarito: «È un libro particolare, che porta avanti con onore la Fondazione Falcomatà con una memoria che resiste. Ho voluto concedere a questa presentazione il tempo e il respiro giusto. Essere qui oggi ha il sapore delle cose che accadono al momento opportuno. Solo unendo le forze, anche quelle istituzionali, potremo far conoscere l’amata cordigliera reggina. Il libro nasce da un mio percorso personale ma anche da una comunità di persone. Non ho mai sognato di essere narratore: questo libro è arrivato come una finestra che si è aperta all'improvviso, senza bussare. Un viaggio fatto di sentieri interiori, che oggi mi porta qui tra di voi con il cuore pieno di gratitudine».