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07/10/2026 ore 18.05
Società

Reggio immagina il suo futuro, tra vocazione turistica e città per i cittadini: la sfida di tenere insieme sviluppo e qualità della vita

Il progetto di una città capace di attrarre e trattenere i visitatori apre una discussione che va oltre il porto. L’ipotesi di trasferire le scuole e riconvertire gli edifici in alberghi mette al centro il rapporto tra sviluppo economico, patrimonio pubblico e diritto ad abitare: la sfida è costruire accoglienza mantenendo una città viva per i suoi cittadini.

di Aldea Bellantonio

Il porto è il punto di partenza. La città che gli cresce intorno è la questione più grande. Perché dentro il progetto di una Reggio Calabria capace di intercettare le imbarcazioni che attraversano lo Stretto, accogliere crocieristi e trasformare gli arrivi in economia, ci sono anche le scelte su come utilizzare il centro, quali attività favorire e quale destinazione dare agli edifici pubblici. È su questo passaggio che il confronto sul turismo diventa una discussione sul futuro della città e sul posto che continueranno ad avere i suoi abitanti.

La conferenza stampa dei giorni scorsi a palazzo Alvaro con la presentazione degli interventi dell’Autorità di sistema portuale dello Stretto e l’incontro tra i sindaci di Reggio e Messina, ha delineato un’ambizione che tiene insieme porto, aeroporto, collegamenti e offerta turistica. Il ragionamento si è poi esteso alla trasformazione urbana, fino all’ipotesi di trasferire scuole dal centro e riconvertire immobili in strutture ricettive.

Da qui nasce il confronto. La possibilità di creare lavoro e nuove attività incontra la necessità di tutelare servizi, patrimonio e abitabilità. E la domanda diventa quale modello scegliere, prima che siano i singoli interventi a definirlo.

Dal porto alla città turistica

Nella visione illustrata dal sindaco Francesco Cannizzaro e Francesco Rizzo, presidente dell'autorità di sistema portuale dello Stretto, lo scalo deve diventare una porta d’ingresso capace di portare benefici oltre le banchine. Il sindaco guarda alle imbarcazioni che ogni giorno passano davanti a Reggio e alla possibilità di offrire loro un motivo per fermarsi. «Perché non devono fermarsi a Reggio Calabria?», si chiede, indicando nella posizione geografica una risorsa da tradurre in opportunità economica.

L’immagine di una sorta di «autogrill dello Stretto» restituisce questa intenzione: un approdo nel quale trovare servizi, scendere a terra, mangiare, visitare la città e ripartire. Il progetto comprende anche la fruizione quotidiana del porto da parte dei reggini, con spazi per passeggiare, attività e ristorazione.

Rizzo colloca questa prospettiva nel mercato crocieristico. La vicinanza del porto al centro, alle attrazioni e ai collegamenti viene individuata come un vantaggio da valorizzare attraverso escursioni e proposte differenziate. I Bronzi di Riace, il patrimonio culturale e il territorio diventano parti dell’offerta, anche attraverso «Magna Graecia – Coast to Coast», il progetto condiviso con Taranto e Agropoli e rivolto soprattutto al segmento premium e luxury.

Il punto comune è rendere Reggio una destinazione riconoscibile. Ma perché l’arrivo produca una ricaduta sulla città, occorre organizzare ciò che il visitatore troverà una volta sceso a terra. È qui che gli investimenti nelle infrastrutture incontrano il commercio, l’ospitalità e le scelte urbanistiche.

Labate: «Un passeggero non è automaticamente un turista»

Lorenzo Labate, presidente di Confcommercio Reggio Calabria e vicepresidente della Camera di Commercio, individua proprio in questo passaggio il nodo economico. «Il porto di Reggio non deve semplicemente essere un posto dove arriva la nave, scende il passeggero, prende un mezzo e se ne va. Perché sennò non rimane nulla sul territorio», spiega ai nostri microfoni. Il rapporto tra porto e città deve coinvolgere commercio, ristorazione, cultura e collegamenti con la provincia.

«Un passeggero che attraversa lo Stretto non è automaticamente un turista o un cliente: lo dobbiamo trasformare noi in tale». La presenza, da sola, non garantisce una ricaduta economica. Servono percorsi, servizi e occasioni per fermarsi.

Labate propone un esempio: se chi sbarca viene subito accompagnato a Taormina o a Tropea, l’impatto sulla città resta limitato. Se trova itinerari che collegano il porto al Museo archeologico nazionale, ai Bronzi, al centro storico, allo shopping, al bergamotto e alle escursioni nella provincia, quella stessa presenza può sostenere le attività locali.

Anche la crescita ricettiva va quindi inserita in un piano. Labate vede possibilità nella valorizzazione degli edifici di pregio e nell’ampliamento di un’offerta alberghiera strutturata, ma richiama il dialogo tra istituzioni, associazioni di categoria, imprese e università. «Reggio non deve necessariamente competere con Napoli o con Bologna, perché non ne abbiamo i numeri. Ma può costruire la sua specializzazione: cultura, archeologia, paesaggio, enogastronomia».

Le risorse sono già disponibili: «La materia prima esiste, già c’è, non ce la dobbiamo inventare. Bisogna organizzare però questo prodotto». Una delle direzioni indicate è il turismo congressuale, capace di sostenere soggiorni e attività anche fuori dai mesi estivi. Una prospettiva che sposta l’attenzione sulla continuità del lavoro di alberghi e ristoranti, oltre la stagione balneare.

Quando il progetto entra nelle scuole e negli edifici pubblici

L’ipotesi di spostare le scuole e destinare gli immobili del centro all’accoglienza turistica porta però il confronto su un terreno diverso. Qui si decide quali funzioni debbano restare nel cuore della città e quali conseguenze possa avere la loro sostituzione.

Saverio Pazzano, consigliere comunale di opposizione de La Strada, prende posizione contro questa prospettiva, richiamando anche la battaglia condotta contro la vendita del Miramare. La tutela del patrimonio pubblico è il punto dal quale parte la sua critica. Scrive infatti così con un lungo post su Facebook: «Ci sono passate molte altre città prima di noi: si chiama Gentrificazione, e oggi cittadini, residenti, fasce medie ne pagano le spese. La turistificazione dei centri storici ha allontanato i cittadini e i residenti, drogato il mercato immobiliare, desertificato i servizi, impoverito le comunità».

Il riferimento alla gentrificazione allarga la questione al rapporto tra trasformazione turistica e vita dei residenti. Una scuola è un servizio, ma è anche una presenza quotidiana: studenti, famiglie, lavoratori, relazioni con le attività circostanti. Trasferirla modifica quell’equilibrio e richiede una valutazione che comprende accessibilità, trasporti e qualità della nuova sede.

Il tema posto da Pazzano riguarda dunque la città che rimane dopo la riconversione. Quanto spazio continuerà a esserci per le funzioni pubbliche e per chi il centro lo frequenta ogni giorno, indipendentemente dai flussi turistici?

Emo: «Il punto non sono né le scuole né gli alberghi, è il modello»

L’architetto Danilo Emo, già candidato alle comunali con AVS, porta questa domanda al centro del suo intervento, intitolato «Adesso Reggio! Ma di chi?». «Il punto non sono né le scuole né gli alberghi, è il modello», scrive sui suoi canali social. «Il turismo serve e nessuno lo nega, ma una città si misura su chi ci vive e sulla qualità della vita di chi ci vive».

La sua critica riguarda il rischio di rincorrere una trasformazione che altre città stanno già cercando di governare e correggere. Le esperienze richiamate, da Venezia a Barcellona e Firenze, servono a porre il problema degli affitti brevi, della pressione sull’abitare e della distribuzione dei benefici economici.

È il nodo del cosiddetto effetto Airbnb: la crescita dell’ospitalità turistica può intrecciarsi con il mercato delle abitazioni e modificare le condizioni di chi cerca una casa. Emo richiama anche l’andamento degli affitti a Reggio per sostenere che la discussione debba cominciare ora, mentre la città definisce le proprie ambizioni.

La domanda riguarda ciò che torna ai residenti. Quali servizi miglioreranno? Quale lavoro verrà creato? Come si distribuiranno i vantaggi mentre aumentano le attività destinate ai visitatori? Sul patrimonio comunale la sua posizione è netta: «È un tesoretto, non un peso da svendere». Sul trasferimento delle scuole introduce invece una distinzione. Non lo esclude in assoluto, ma chiede che venga preceduto da un piano per il centro storico e per la mobilità lenta, con una mappa pubblica delle scelte e servizi adeguati per studenti e genitori.

Prima di attribuire alle scuole il peso della congestione, osserva, occorre interrogarsi sull’organizzazione delle strade, sugli attraversamenti e sulla possibilità di percorrere davvero il centro a piedi.

La proposta è un «patto con chi abita Reggio»: utilizzare l’imposta di soggiorno anche per i servizi ai residenti, accompagnare le iniziative turistiche sostenute dal Comune con attenzione al lavoro locale e alla qualità dei contratti, regolare gli affitti brevi dove la legge lo consente.

La città che accoglie e quella che resta

Il confronto chiede di tenere insieme queste esigenze dentro una programmazione riconoscibile. Un porto più attrattivo può portare visitatori e occasioni di lavoro. Una migliore offerta ricettiva può sostenere nuovi segmenti turistici. Il centro, però, deve continuare a offrire servizi, possibilità abitative e luoghi di vita quotidiana.

È su questo equilibrio che si può trovare una quadra tra le prospettive. Il richiamo di Labate a una strategia condivisa incontra la richiesta di Pazzano ed Emo di discutere gli effetti delle scelte sulla città: destinazione degli immobili, funzioni pubbliche da preservare, mobilità, abitare e qualità dell’occupazione.

Prima di spostare una scuola o riconvertire un edificio, servono risposte su ciò che quella decisione migliorerà e su chi ne sosterrà le conseguenze. Prima di ampliare l’offerta di posti letto, occorre capire quale domanda si vuole intercettare e come si intende governarne la crescita.

Il porto ha aperto una discussione che ormai riguarda tutta Reggio. L’obiettivo di diventare una destinazione può trovare forza proprio nella capacità di mantenere una città abitata, accessibile e viva. Perché il successo turistico avrà un valore più ampio se chi resta, quando i visitatori ripartono, troverà una città nella quale vivere meglio.