Reggio in preghiera per le vittime delle migrazioni: il dolore della memoria possa diventare profezia di un futuro migliore
La chiesa di San Giorgio Extra si è fatta approdo per ricordare le 45 salme arrivate al porto di Reggio 10 anni fa e seppellite nel cimitero di Armo. La Caritas ha commemorato con esse anche tutte le altre persone migranti nel Mediterraneo hanno perso e continuano a perdere la vita
La rete di un pescatore che conosce la pazienza e sa cosa il mare possa portare. Nelle maglie di quella rete i nomi di chi a quel mare non è sopravvissuto e un pensiero di chi non intende dimenticarlo. In fondo eccolo quel telo blu farsi mare con le sue onde che sanno cullare ma anche capovolgere. in un’alternanza che salva e sacrifica vite umane. Le vite dei migranti che attraversano il Mediterraneo, dopo avere già sfidato il deserto, subito violenze e torture conosciuto guerra e povertà. Persone la cui “scelta” di lasciare la terra di origine è stata in realtà una pura misura di sopravvivenza. Su quel mare fluttuano anche barche che trasportano la luce della speranza di un futuro migliore.
Sopra una barca più grande e davanti a essa, ecco il corpo di Cristo al quale affidare i corpi esanimi e quelli sofferenti. Sotto “sul mare”, adagiata una corona di fiori per lenire e accompagnare con dolcezza un distacco inesorabile.
In occasione della decima giornata delle vittime delle Migrazioni a Reggio Calabria, il luogo di offerta di questo dolore diviene l’altare mentre la navata della chiesa di San Giorgio extra di Reggio Calabria si tramuta in punto di approdo per ricordare le 45 salme arrivate al porto di Reggio 10 anni fa e seppellite nel cimitero dei migranti e dei poveri di Armo.
Quel 29 maggio 2016, quando dal porto di Reggio al cimitero di Armo si scrissero pagine di Accoglienza oltre la VitaDopo la messa officiata da don Michele D’Agostino, anche lui volontario al porto, la Caritas ha commemorato con esse anche tutte le altre persone migranti nel Mediterraneo hanno perso e continuano a perdere la vita con una veglia di preghiera promossa dalla parrocchia di San Giorgio Extra, guidata da Lidia Caracciolo e condivisa dalla comunità. Ognuna e ognuno al termine della veglia si è fatto prossimo offrendo la propria luce su quel mare-altare.
«Come comunità parrocchiale, abbiamo subito accolto l’invito a ospitare questa veglia di preghiera. È stato veramente un momento di Chiesa e di Fede. Personalmente – ha raccontato don Michele D’Agostino - l’esperienza al porto per tanti anni mi ha cambiato la vita è che è stata decisiva per la mia scelta vocazionale. Ed è sempre bello vedere che tanta gente, nella semplicità e nella disponibilità, è veramente aperto all'altro. Il Vangelo è la buona notizia che ancora tocca la vita delle persone: più è semplice più è silenziosa e incisiva nella vita. Il male fa rumore e quindi lo notiamo, lo avvertiamo. Ma c'è anche tanto bene che opera silenziosamente. Stasera è stata una bella testimonianza che ancora dopo 10 anni la gente è capace di fare appunto memoria.
Ci sono delle radici profonde che non gelano, diceva Tolkien, e che oggi prendono questa forma bella di un corpo nel corpo di Cristo che fa memoria di altri corpi e che veramente si ripromette di essere vita per gli altri. È stata, infine, per me una grande emozione dare l’Ostia a Martin, porla in quelle mani che dal mare trassero il corpicino di un bambino di pochi mesi senza più vita. Ecco pure dinnanzi alla morte, le mani si fanno avanti per ricevere la Vita», ha sottolineato Michele D'Agostino, parroco di San Giorgio Extra.
A pregare, in chiesa, infatti anche l’attivista tedesco Martin Kolek, pure quest’anno venuto a porre un fiore sulla tomba dei piccoli Mohamed e Maryam al cimitero di Armo.
Una veglia che si è conclusa con una testimonianza riportata dalla volontaria della Caritas Bruna Mangiola.
«Ero davvero molto emozionata. È stato un momento molto intenso ricordare passo dopo passo quello che abbiamo condiviso con questo ragazzo arrivato al porto. Vide in noi volontari angeli senza ali ma con guanti in lattice. Per tutti noi che abbiamo vissuto questa esperienza, qui c’è anche Don Michele, ascoltare queste testimonianze ci unisce ancora in una esperienza di forte comunione, Dobbiamo ringraziare veramente il Signore che ci ha dato questa possibilità di umanità immensa, di essere prossimi all'altro in loro incontrare Lui».