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13/08/2026 ore 15.00
Società

Reggio, la battaglia di venti famiglie per l’accesso alle case: «Ci sono anziani e disabili»

A via Borrace Crocevia un terreno privato interessa il passaggio carrabile utilizzato dai residenti per raggiungere le abitazioni. Installato un cancello, per ora aperto. Le famiglie temono di perdere l’accesso: «L’altra strada è troppo stretta. Nessuno contesta i diritti del proprietario, ma devono poter passare anche ambulanze e Vigili del Fuoco»

di Aldea Bellantonio

Un terreno privato, un passaggio che da anni viene utilizzato per raggiungere le abitazioni e una ventina di famiglie che adesso temono di perdere l’accesso carrabile alle proprie case. È questo il nodo della vicenda che sta creando forte preoccupazione a via Borrace Crocevia, a Reggio Calabria, dove tra i residenti ci sono anziani e persone con gravi disabilità.

Sul fondo interessato dalla controversia il proprietario avrebbe recentemente installato un cancello, al momento lasciato aperto. Ed è proprio la possibilità che quell’accesso venga chiuso a preoccupare le famiglie. Secondo quanto raccontato da una residente a Il Reggino, esisterebbe un altro percorso per raggiungere le abitazioni, ma sarebbe talmente stretto da non consentire, secondo i residenti, un normale accesso carrabile. Da qui nasce il timore più grande: che un’eventuale chiusura del passaggio oggi utilizzato possa creare problemi non soltanto alle automobili di chi abita nella zona, ma anche all’arrivo di ambulanze, Vigili del Fuoco e mezzi di servizio.

La questione si inserisce in una vicenda che, sempre secondo il racconto della donna, si trascina tra contrasti e contenziosi da circa trent’anni. «Nessuno dice che il proprietario non debba esercitare i propri diritti – chiarisce la residente –. Se il terreno è suo, può fare quello che gli è consentito. Il problema è che noi dobbiamo avere la possibilità di entrare e uscire dalle nostre case». È l’installazione del cancello ad aver riportato in primo piano una situazione che i residenti sostengono di vivere da decenni.

La struttura, al momento, non impedirebbe il transito perché sarebbe stata lasciata aperta. Le famiglie, però, temono cosa potrebbe accadere se venisse chiusa senza garantire loro la possibilità di attraversare il fondo. «Ora ha messo questo cancello e lo ha lasciato aperto. A me non interessa impedirgli di chiudere la sua proprietà. Se vuole mettere il cancello, lo metta, ma deve darci la possibilità di aprirlo e passare per raggiungere casa».

Secondo quanto riferito dalla residente, il proprietario avrebbe inoltre intenzione di realizzare un intervento edilizio sul terreno. Anche in questo caso la donna precisa di non voler entrare nel merito della possibilità o meno di costruire. «Può costruire quello che gli è consentito costruire. Non è questa la mia battaglia. La mia battaglia è poter arrivare a casa».

Il problema, infatti, sarebbe rappresentato dall’assenza, secondo i residenti, di una vera alternativa carrabile. «Lui sostiene che c’è un’altra strada. Ma è strettissima. Se allargo le braccia quasi tocco da muro a muro. Come faccio a passarci con la macchina?».

A rendere particolarmente delicata la vicenda sono le condizioni di diversi residenti. Nelle circa venti famiglie interessate, racconta la donna, vivono persone molto anziane, cittadini con difficoltà motorie e persone con disabilità che necessitano di assistenza. Lei stessa racconta una situazione familiare complessa: vive con una figlia con gravi disabilità ed è a sua volta una persona con disabilità, oltre ad avere una madre di 85 anni.

«Come faccio a lasciare la macchina da un’altra parte e raggiungere casa? Qui ci sono persone di 90 anni. Ci sono persone che hanno bisogno che qualcuno venga ad assisterle. Un mio vicino riesce a muoversi solo con un mezzo per la mobilità».

La questione, quindi, va ben oltre la comodità di poter parcheggiare vicino alla propria abitazione. Per la residente il punto centrale è garantire che, in caso di necessità, i soccorsi possano raggiungere direttamente le case.

«Se succede qualcosa a mia figlia, a mia madre o a uno degli anziani che abitano qui, come arriva un’ambulanza? È questo che vogliamo sapere».

Una vicenda che si trascina da trent’anni

La tensione attuale, secondo la donna, rappresenterebbe soltanto l’ultimo capitolo di una storia molto più lunga. «Stiamo lottando da trent’anni», racconta, facendo riferimento a cause e contrasti che negli anni avrebbero riguardato proprio il passaggio attraverso l’area. In passato, sostiene, si sarebbe verificato anche un episodio nel quale il transito sarebbe stato ostruito attraverso un mezzo da lavoro.

Un episodio che, racconta la madre, avrebbe avuto un impatto particolarmente pesante sulla figlia: «È rimasta traumatizzata. Quando sente parlare di questa situazione comincia a tremare». La donna riferisce anche di un incendio avvenuto anni fa, quando nell’area erano presenti delle vecchie staccionate. «Prese fuoco una macchina e poi andarono a fuoco tre auto e un albero. Fu una situazione assurda».

Proprio quell’esperienza avrebbe alimentato ulteriormente la paura di trovarsi con un accesso limitato in presenza di un’emergenza. «Per due anni sono andata a vivere da mia sorella perché mia figlia era traumatizzata».

La diffida del 17 luglio

I residenti hanno deciso di portare formalmente la questione all’attenzione delle istituzioni. Il 17 luglio 2026, attraverso l’avvocato Biagio Di Vece, è stata inviata una diffida e una richiesta urgente di intervento al Comune e alle altre autorità competenti.

Nell’atto, secondo quanto riferito dai residenti, sono state chieste verifiche sullo stato dei luoghi, un sopralluogo e la sospensione di eventuali provvedimenti fino all’accertamento della situazione. La famiglia sostiene però che, fino a questo momento, non sia arrivata una risposta concreta.

«Abbiamo mandato le lettere attraverso l’avvocato, ma non siamo stati considerati. Ancora oggi non abbiamo avuto risposte».

Ed è questo silenzio ad aver spinto la madre a rivolgersi pubblicamente alle istituzioni e a chiedere che qualcuno vada sul posto per verificare concretamente quanto sia larga la strada alternativa e se sia realmente percorribile dai mezzi necessari a raggiungere le abitazioni.

La residente insiste più volte su un aspetto: la protesta non vuole trasformarsi in una contestazione della proprietà privata né anticipare valutazioni che spettano agli uffici e alle autorità competenti.

«Nessuno vuole togliere niente a nessuno. Se è suo, è suo. Ma noi dobbiamo poter entrare nelle nostre case». Per questo la soluzione richiesta dalle famiglie è, almeno nelle intenzioni, molto semplice: qualora il cancello dovesse essere chiuso, garantire comunque ai residenti il passaggio, chiarendo definitivamente quali siano le modalità di accesso alle abitazioni.

Una questione che riguarda anche la vita quotidiana della zona. «Come fanno quelli che vengono a prendere la spazzatura? Come fa il postino? E soprattutto, come fanno un’ambulanza o i Vigili del Fuoco?».

La richiesta è quindi rivolta al Comune di Reggio Calabria e alle autorità competenti: effettuare un sopralluogo, verificare la situazione urbanistica e quella relativa agli accessi e individuare una soluzione che contemperi gli eventuali diritti del proprietario con quelli delle famiglie che abitano nell’area.

«Sono esasperata – conclude la donna –. Non voglio impedire a nessuno di fare ciò che può fare sulla propria proprietà. Voglio soltanto poter raggiungere casa mia e sapere che, se un giorno avremo bisogno di un’ambulanza, quell’ambulanza potrà arrivare fino a noi».